Molto più di un museo: l’ambizioso progetto australiano del Powerhouse Parramatta

È dai tempi della Sydney Opera House che in Australia non si assisteva a un piano di sviluppo a trazione culturale come quello alla base del Powerhouse Parramatta. La nuova istituzione culturale sarà inaugurata nel 2025. Parlano i progettisti

Sarà il museo più grande del Nuovo Galles del Sud, in Australia, con oltre 18mila metri quadrati fra spazi espositivi e pubblici e due milioni di visitatori attesi all’anno: a Sydney, è ufficialmente partito il conto alla rovescia per l’inaugurazione del Powerhouse ParramattaNicolas Moreau e Hiroko Kusunoki, dell’omonimo studio di architettura franco-giapponese che ha disegnato l’edificio (e che nel 2015 si era aggiudicato il concorso del Guggenheim Helsinki, poi arenato), e Lisa Havilah, Chief Executive di Powerhouse Sydney, ci raccontano retroscena e programmi futuri dell’istituzione, che aprirà appena fuori città nel 2025.

Gli architetti Hiroko Kusunoki e Nicolas Moreau. Photo Maris Mezulis
Gli architetti Hiroko Kusunoki e Nicolas Moreau. Photo Maris Mezulis

Intervista ai progettisti del Powerhouse Parramatta

Fra i diversi progetti di spazi culturali che state seguendo, c’è il nuovo Powerhouse Parramatta. Qual è la mission di un museo e di questo in particolare?
Nicolas Moreau: 
Un museo non è solo una tipologia funzionale composta da spazi per esporre manufatti di storia e cultura. Serve anche come spazio in cui identificarsi e di cui appropriarsi attraverso la contemplazione, per lasciare vagare la mente verso un incontro fortuito o in un momento di introspezione fra una stanza e l’altra. Quando un museo viene progettato pensando a tali emozioni, ha il potenziale per diventare un potente veicolo sociale. Al centro del nostro approccio progettuale c’è il concetto di in-between, o Ma in giapponese.

Ovvero?
NM: 
Per il concept del Powerhouse Parramatta, abbiamo scelto di liberare una parte significativa del sito per ampliare la proprietà pubblica e ricollegare il tessuto urbano del centro di Parramatta con il fiume. Ciò che è interessante in questo tipo di interventi è che, in un certo senso, lo scopo di un progetto culturale non è rispondere a una domanda specifica, ma piuttosto creare una rete di domande e facilitare un’esperienza unica e spontanea per i visitatori.

Quale impatto immaginate per il Powerhouse Parramatta sulla comunità locale?
Hiroko Kusunoki:
 Il museo si trova sul fiume Parramatta, nel punto navigabile più lontano dell’entroterra, nonché in quello in cui il fiume incontra l’acqua salata dell’oceano. Per noi era importante essere rispettosi della storia del sito: siamo consapevoli di lavorare sulla terra ancestrale dei popoli Burramattagal e Darug. Abbiamo subito capito che il team diretto da Lisa Havillah, voleva che il Powerhouse fosse più di un museo. Nella sua essenza, questo progetto è un’istituzione culturale, ma il programma è molto più ampio. Vorremmo il museo adottasse una posizione neutrale, come una tela bianca, per consentire sia narrazioni nuove sia esistenti che rappresentano la vita del Parramatta e la sua identità. Quest’ultima ha radici profondamente radicate nello scambio culturale e nella convivialità.

Quali sono le fonti di ispirazione nello sviluppo dei progetti culturali firmati Moreau Kusunoki?
HK: Tendiamo a lasciarci una certa libertà nella nostra architettura, per dare spazio agli utenti. Abbiamo pensato a questo museo come un luogo tranquillo di riflessione, un luogo vivace di interazione e uno spazio sicuro e neutrale per gli incontri e la creazione di nuovi ricordi condivisi. La sfera pubblica del museo invita quindi eventi e interazioni a nascere “attraverso le fessure” e riflette i cambiamenti in atto nel mondo, consentendo agli utenti di scrivere le proprie storie e progettare le proprie esperienze.

Cosa aspettarsi dal nuovo Powerhouse Parramatta

Quali sono gli elementi più innovativi del progetto?
NM: Il fiume Parramatta è l’anima del distretto. Abbiamo progettato il museo in modo che fosse compatto, per un impatto leggero sul territorio. La geometria dell’edificio si basa su principi scientifici: abbiamo determinato la forma attraverso un “processo di impilamento”. Insieme all’ingegnere Jun Sato, abbiamo sviluppato il concetto di “reticolo” per l’esoscheletro strutturale – un sistema di reticoli intricati che avvolgono gli spazi del museo e ne supportano la programmazione dinamica. Il concept strutturale dell’edificio gioca un ruolo centrale nel design e nell’esperienza del visitatore: espone la bellezza della struttura e rivela la sua funzionalità, efficienza e leggerezza.

Quali strategie sostenibili avete adottato?
NM:
 La ricerca sulla materialità, la leggerezza strutturale del lattice, che massimizza la trasparenza riducendo al minimo il peso e l’impatto circa il carbonio, e la valorizzazione degli aspetti naturalistici del sito sono stati tutti di grande importanza nel nostro approccio progettuale. Il nostro lavoro come architetti consiste nell’affrontare tutti questi diversi aspetti: per le persone, per i sensi, ma anche per le prestazioni visive e tecniche.

HK: Aggiungo che il nostro compito è fornire loro un equilibrio. Ecco perché nei nostri progetti cerchiamo anche umiltà e atemporalità. All’inizio dell’iter, attraverso i bozzetti, creiamo narrazioni senza parole. Invece di rappresentare un’immagine realistica, che provocherebbe una comprensione immediata del progetto e si concentrerebbe solo sul momento migliore della giornata, lavoriamo in bianco e nero – un disegno analogico, che invita a una lenta comprensione. Questo approccio rende il progetto molto umano. Le situazioni sono radicate nella realtà effettiva del luogo: si tratta di comprendere le qualità esistenti nel sito e come il museo è connesso alle situazioni, come fa parte di quella rete sociale. Il nostro obiettivo è rendere il museo una naturale estensione della città.

Che tipo di mostre saranno organizzate nel museo?
Lisa Havilah: 
Powerhouse Parramatta è uno dei nuovi progetti museali più significativi al mondo. Sarà un distretto culturale in trasformazione; presenterà un programma dinamico attraverso le arti e le scienze applicate, connettendo l’industria, le collezioni dei vari musei della rete cittadina e la formazione scolastica. Avrà un impatto generazionale sulle comunità di Sydney: non solo sarà un incredibile esempio di architettura ma, attraverso le mostre e gli spazi flessibili che saranno creati, offrirà programmi culturali e scientifici diversificati per collegare i residenti alle questioni contemporanee.

Niccolò Lucarelli

https://powerhouse.com.au/visit/parramatta

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Niccolò Lucarelli

Niccolò Lucarelli

Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.

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