Architetti cercasi: la Tate Liverpool vuole cambiare volto e apre un concorso

Per i prossimi trent’anni l’istituzione inglese vuole mettere in campo un progetto di grande rinnovamento della propria sede, progettata da James Stirling. In campo ci sono 10 milioni di sterline dal governo nell’ambito di un grande investimento culturale su Liverpool.

Tate Liverpool CC Tate Liverpool, Rachel Ryan Photography
Tate Liverpool CC Tate Liverpool, Rachel Ryan Photography

La Tate Liverpool cerca architetti. La storica galleria affacciata sul Royal Albert Dock è a caccia di professionisti con cui collaborare per rivoluzionare completamente i propri spazi interni e pubblici e “prosperare per i prossimi trent’anni”. Il progetto del concorso, aperto fino al 4 febbraio 2022 e consultabile a questo link, è ambizioso: a trent’anni dal lavoro del pluripremiato architetto Sir James Stirling (Glasgow, 1926 – Londra, 1992), l’istituzione vuole “trasformare completamente il rapporto tra la comunità e l’edificio, aumentando la visibilità della galleria sul lungomare e all’interno dell’Albert Dock, facilitando la transizione tra gli ambienti esterni e quelli della galleria e offrendo percorsi più coinvolgenti dentro l’edificio”. Il progetto da 25 milioni di sterline per rendere il museo uno spazio di crescente rilievo per la sua comunità dovrebbe essere completato nel 2025, anche grazie alla sovvenzione statale da 10 milioni del Leveling Up Fund, che corrisponde al 50% di un finanziamento complessivo da 20 milioni destinato, nella sua seconda metà, ai progetti di rinnovamento del sistema museale National Museums Liverpool (NML). A settembre 2021 la cordata formata dagli architetti Asif Khan, Sir David Adjaye OBE RA e Mariam Kamara, con l’artista Theaster Gates, si era aggiudicata il concorso Waterfront Transformation Project: Canning Dock, destinato a ridefinire l’identità dell’area portuale di Liverpool e a riqualificarne alcuni edifici.

IL VOLTO DELLA TATE LIVERPOOL E IL LAVORO DI JAMES STIRLING

Quando la Tate Liverpool è stata aperta, nel 1988, è stata una pioniera per la rigenerazione urbana guidata dalle arti: le sue velleità di galleria dal respiro internazionale erano state pienamente attese con il progetto proposto da James Stirling, principale architetto britannico della sua generazione e vincitore del Pritzker Prize 1981. All’inizio degli anni Ottanta, Stirling era stato invitato dalla Tate a convertire un magazzino di sette piani nell’estremità nord-ovest del porto di Liverpool. Obiettivo? Renderlo una galleria d’arte moderna di cinque piani, la più grande fuori Londra. Quando, nel 1982, il progettista venne a visitare il sito per lo studio di fattibilità, ciò che vide fu un monumentale edificio in mattoni e pietra costruito a metà dell’Ottocento su un colonnato di robuste colonne doriche: opera dell’architetto Jesse Hartley, la struttura è considerata uno dei più grandiosi esempi di architettura industriale in Europa. Un ottimo punto di partenza. Il magazzino, tuttavia – nonostante fosse stato registrato come edificio di interesse storico culturale di Grado I –, era in stato di abbandono, e chiedeva un intervento radicale. Conclusa tra il 1985 e l’88, la ristrutturazione progettata da Stirling ha lasciato l’esterno dell’edificio quasi intatto, trasformando l’interno in una serie di gallerie semplici ed eleganti, a cui sono state aggiunte in un secondo momento delle ulteriori strutture pubbliche, tra cui un auditorium, altre aule per didattica e uno spazio espositivo per mostre temporanee.

Tate Liverpool CC Tate Liverpool, Rachel Ryan Photography
Tate Liverpool CC Tate Liverpool, Rachel Ryan Photography

IL RUOLO DELLA TATE A LIVERPOOL

La Tate Liverpool, sin dall’inizio progettata come spazio d’avanguardia, continua ad avendo un ruolo di riferimento per l’avanzamento del dibattito artistico in seno alla società inglese. Qui è stata organizzata la prima grande mostra nel Regno Unito dell’artista e attivista americano Keith Haring; qui sono ospitati gli artisti sudcoreani Moon Kyungwon e Jeon Joonho; in questa sede, dal 2019, sono esposte opere dei rivoluzionari artisti contemporanei afroamericani Theaster Gates e Arthur Jafa, il cui lavoro analizza la questione razziale negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Più recentemente, la Tate Liverpool ha risposto alla pandemia con una mostra di ritratti di Aliza Nisenbaum raffigurante il personale dell’NHS dell’ospedale Merseyside, ha svelato la commissione inaugurale di Art North West di Emily Speed e ha ospitato la prima retrospettiva nel Regno Unito dell’artista scozzese Lucy McKenzie. Non solo: la galleria ha anche proposto progetti artistici e didattici di alta qualità destinati alla comunità urbana. Da Tackling the Blues a Home from Home e l’innovativo lavoro con il servizio di istruzione carceraria Novus, la Tate Liverpool è impegnata in una serie di iniziative per supportare le competenze e l’occupazione, promuovere le arti e la creatività come strumento di cambiamento sociale. Sta contribuendo in ultima analisi alla nascita di un’ondata di nuove gallerie regionali, ridefinendo il ruolo del museo nella vita dell’intera città. Oggi la Tate Liverpool è molto amata e accoglie 700mila visitatori all’anno.

– Giulia Giaume

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.