Deposito di opere o museo? Apre il Depot Boijmans Van Beuningen di Rotterdam

Apre a Rotterdam la mega-struttura intelligente che rivoluziona il concetto stesso di deposito museale e coniuga le esigenze dell’architettura green.

Una veduta del nuovo Depot. Photo Ossip van Duivenbode 
Una veduta del nuovo Depot. Photo Ossip van Duivenbode 

Ad appena quattro anni dall’apertura del cantiere, il Depot Boijmans Van Beuningen è pronto per l’inaugurazione ufficiale fissata per il 6 novembre. Una mega-struttura intelligente che rivoluziona il concetto di deposito museale e coniuga le esigenze dell’architettura “verde”. Una struttura che conferma la vitalità culturale della città di Rotterdam. Progettato dallo studio MVRDV, è il risultato di un’intesa finanziaria fra pubblico e privato, che ha visto collaborare insieme il Consiglio comunale di Rotterdam, il Museo Boijmans Van Beuningen e lo Stichting De Verre Bergen – un’organizzazione filantropica che dal 2011 sostiene progetti per il miglioramento della qualità della vita in città -, oltre a donatori privati. Con le sue pareti a specchio, in cui si riflette il paesaggio circostante, sarà presto un punto di riferimento del nuovo skyline cittadino.
In attesa del 2026, quando riaprirà la sede originale del Museo, in Museumpark, attualmente chiusa per lavori di restauro e di rimozione dell’amianto; si tratta infatti di un ex edificio industriale. Dal 2026, comunque, lì si terranno solo mostre temporanee, mentre la collezione sarà appunto visibile in maniera permanente nel nuovo Depot. 

 

IL DEPOT BOIJMANS VAN BEUNINGEN: UN MUSEO   

In media, appena il 10% di una collezione museale è visibile al pubblico. Il resto delle opere, che sono la maggior parte, rimane stoccato nei depositi ed esposto, in alcuni casi, a rotazione. La direzione del Boijmans Van Beuningen ha invece deciso di rendere fruibili ai visitatori in maniera permanente tutte le sue 151.000 opere d’arte. Per questo è nato il Depot, alto 39 metri, che nei suoi 11 piani accoglie le opere in speciali condizioni di luce e temperatura: per esigenze di razionalità, le opere non sono raggruppate per artista o per epoca storica, ma secondo le esigenze di esposizione climatica. Le visite saranno permesse a gruppi numericamente esigui e per periodi di tempo limitati, ma è comunque una possibilità concreta per il pubblico di vedere quello che fino a ieri era celato in ambienti non accessibili. E poco importa se nella visita si scoprono accostamenti inusuali di opere d’arte, la scoperta è già di per sé un valore aggiunto. Senza contare le particolarità dell’edificio. 

Il Depot, ancora in fase di ultimazione, nel panorama cittadino. Photo Ossip van Duivenbode 
Il Depot, ancora in fase di ultimazione, nel panorama cittadino. Photo Ossip van Duivenbode

DEPOT BOIJMANS VAN BEUNINGEN: UN EDIFICIO SOSTENIBILE 

I progettisti hanno avuto come priorità, per il nuovo edificio, i bassi consumi: ad esempio, gli impianti climatici manterranno costanti i livelli di temperatura e umidità degli ambienti, limitando al massimo la dispersione del calore. Impianti che funzioneranno grazie al sistema geotermico di sfruttamento del calore immagazzinato nel sottosuolo. Inoltre, pannelli fotovoltaici di grandi dimensioni, installati sul tetto e quindi sempre esposti al sole, garantiranno il fabbisogno di energia elettrica. E ancora, due cisterne sotterranee serviranno per il recupero dell’acqua piovana, che sarà immagazzinata per irrigare, in caso di bisogno, l’area verde circostante il Museo. Infine, sul tetto della struttura, a 35 metri di altezza, oltre a un ristorante, si trova un boschetto pensile con 75 betulle, un’oasi verde che contribuirà alla qualità dell’aria in città. 
Un’operazione ambiziosa, quella del Depot Boijmans Van Beuningen, e che ha coniugato accessibilità dell’arte, pratiche di buona architettura e sensibilità ecologica. Come dovrebbe essere la prassi per una città che ambisce a essere moderna. 

 

-Niccolò Lucarelli 

 

https://www.boijmans.nl/en/depot 

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.