Tutta la storia di Villa Mirabello a Milano

Il premio si svolge quest’anno in un contesto tutto da scoprire: originariamente di proprietà dei Visconti, questa “residenza di campagna” è stata gradualmente inglobata dall’avanzata edilizia della città: a pochi passi dalla fermata Marche della metropolitana, conserva ancora oggi il fascino della stratificazione storica dell’architettura milanese.

Vista cortile interno di Villa Mirabello
Vista cortile interno di Villa Mirabello

Si è svolta a Villa Mirabello l’ottava edizione del premio Cramum per l’arte in Italia, progetto non profit diretto da Sabino Maria Frassà che dal 2012 sostiene le eccellenze artistiche a livello internazionale. La rassegna, dal titolo (LA) NATURA (È) MORTA?, ha visto al primo posto Stefano Cescon (Pordenone, 1989) e ha permesso di aprire al pubblico per qualche giorno, durante la design week, questo luogo ancora semi sconosciuto ai più, un compendio di storia milanese stratificata nei secoli.

Vista della mostra con le opere fuori concorso di Michele De Lucchi, Fulvio Morella ed Elena Salmistraro
Vista della mostra con le opere fuori concorso di Michele De Lucchi, Fulvio Morella ed Elena Salmistraro

PREMIO CRAMUM A VILLA MIRABELLO DI MILANO

Villa Mirabello è infatti uno degli esempi milanesi di maggior interesse per quanto riguarda la tipologia della villa suburbana quattrocentesca. Oggi di proprietà della Fondazione Villa Mirabello, vanta origini antichissime. Collocata in prossimità della fermata della M5 Marche – nell’omonimo quartiere Mirabello – con la sua facciata tardogotica in mattoni, le sue finestre archiacute con spalle in cotto e l’intonaco graffito ricorda a colpo d’occhio il ben più centrale Castello Sforzesco. E c’è naturalmente un perché: Villa Mirabello fu nella prima metà del ‘400 la dimora di campagna dei Visconti, signori di Milano, anche se il nome viene con tutta probabilità dal nobile Giovanni Mirabello, che la acquistò all’inizio del XV secolo. Fu però Pigello Portinari, banchiere fiorentino a Milano per conto dei Medici – lo stesso promotore della costruzione della preziosa Cappella Portinari a Sant’Eustorgio, che reca sulle sue pareti gli affreschi di Vincenzo Foppa – a trasformare la dimora in una località amena, un complesso a metà tra una sede di caccia e una piccola villa di delizia. Di qui passò anche Lodovico il Moro, durante il suo breve ritorno in Milano, successivo all’interregno dei Trivulzio, come si evince da una lettera del duca del 1500 indirizzata alla cognata Isabella d’Este. Questo è l’ultimo barlume di splendore di Villa Mirabello: dopo essere stata possedimento dei Landriani-Brivio e di Giovanni Marino alla metà del Cinquecento, la struttura, relegata alla sola funzione agricola, cade in un lungo periodo di decadenza protrattosi per secoli.

Opera Honey Box Panel #1420 di Stefano Cescon, 2020, vincitore del Premio Cramum
Opera Honey Box Panel #1420 di Stefano Cescon, 2020, vincitore del Premio Cramum

CENNI STORICI DI VILLA MIRABELLO A MILANO

Oggi, grazie al programma della fondazione che la detiene, la villa è diventata un punto di riferimento per le problematiche connesse a gravi minorazioni visive, dedicandosi ad attività preventive e di sostegno. Anche questa vocazione ha un’origine storica che affonda le sue radici nei primi anni del Novecento, quando i coniugi Mulatti, finita la I Guerra Mondiale, acquisiscono il complesso mettendolo al servizio della cittadinanza come “Casa di Lavoro e Patronato per i Ciechi di Guerra di Lombardia”. Negli anni Trenta, con l’intervento dell’architetto Ambrogio Annoni, la villa viene reinterpretata e riproposta nel suo aspetto quattrocentesco che ancora oggi conserva, rappresentando uno scrigno esemplare di stratificazione storica dell’architettura milanese. Il complesso, in mattoni a vista, si struttura secondo una disposizione ad L; sul piccolo cortile si apre un triportico con loggiato al piano nobile con colonne lignee ottagonali. Al centro del cortile, si trova la vasca, detta del “mangia bagaj” (mangia bambini), simbolo dei Visconti e degli Sforza, signori di Milano. Si tratta di una copia delBeltrami, risalente alla fine del XIX secolo, dell’originale visconteo conservato a Bellinzona, proveniente dal Castello di Vigevano. La leggenda narra che questo simbolo nasca quando Uberto, uno dei capostipiti del casato dei Visconti, uccise un drago mentre stava ingoiando un bambino, così che i suoi discendenti decisero di immortalare l’atto eroico stilizzandolo sullo stemma di famiglia.

Villa Mirabello, Milano. Di Arbalete Opera propria, CC BY SA 3.0, httpscommons.wikimedia.org
Villa Mirabello, Milano. Di Arbalete Opera propria, CC BY SA 3.0, httpscommons.wikimedia.org

VILLA MIRABELLO A MILANO OGGI

Del nucleo originario, rimane però il corpo a L che dà sulla strada, seppur parzialmente interessato dalle manomissioni dell’Annoni, soprattutto per quanto riguarda il loggiato sulla corte interna, la scala e il balcone sul fronte. Al suo fianco, sorge la piccola chiesa dedicata alla “Mater Amabilis” contenente un affresco del quattrocentesco. A chiudere la corte, l’ala dei rustici, oltre la quale si estende l’hortus, il tutto cinto da un robusto muro. All’interno della villa, invece, una grande sala conserva una fascia con decorazioni araldiche dei Landriani e dei Brivio, inoltre sono visibili tracce di affreschi a motivi araldici e decorazioni con fiori e melograni, nonché un affresco di carattere cortese con la raffigurazione di un musico che suona la mandola ed una dama col tamburello. Il complesso architettonico così modificato, rimane oggi un’isola racchiusa dall’ampio giardino all’interno di un quartiere residenziale fatto di villette liberty e tagliato già qualche grande vialone, che detta lo sviluppo delle espansioni settentrionali della città.

-Giulia Ronchi

https://www.fondazionevillamirabello.it/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.