L’11 giugno 2022 inaugurerà il nuovo Museo Nazionale di Arte, Design e Architettura di Oslo. La cura dell’allestimento è stata affidata allo studio Guicciardini & Magni Architetti di Firenze. Che abbiamo intervistato.

Fra poco meno di un anno, l’11 giugno 2022, aprirà finalmente al pubblico il nuovo Museo Nazionale di Arte, Design e Architettura di Oslo. Progettato dallo studio Kleihues + Schuwerk di Berlino, il nuovo museo norvegese diventerà il più grande polo museale della Scandinavia. 89 sale espositive disposte su oltre 10mila mq ospiteranno una collezione permanente, precedentemente esposta in quattro differenti sedi espositive e altrettanti musei, che accorpa le collezioni d’arte antica, moderna e contemporanea, di architettura e di design.

L’ARCHITETTURA DEL NASJONALMUSEET DI OSLO

Il museo occupa l’area della vecchia stazione ovest di Oslo e si sviluppa in orizzontale. A due passi dal Parlamento, dall’imponente Municipio e dal Centro Nobel per la Pace, il museo definisce uno spazio ibrido e di passaggio tra il centro città e il molo, senza tuttavia impattare in modo determinante sullo skyline cittadino e superare in altezza i palazzi adiacenti.
La struttura dell’edificio a blocchi irregolari e sfalsati tra loro, concepiti per creare terrazze, rientranze e una piazzetta “all’italiana”, è rivestita in grigie lastre di ardesia provenienti dalla zona dell’Oppdal. La pietra scura contrasta cromaticamente con l’elemento orizzontale dell’ultimo piano dell’edificio, una sala di 2.400 mq che sovrasta il museo e che ospiterà il fitto programma di mostre temporanee. Caratterizzata da pareti di vetro e marmo bianco che catturano lo sguardo, soprattutto in notturna con effetti luminosi decisamente scenografici, la sala era stata originariamente progettata con una facciata in vetro e alabastro. Verifiche tecniche e tentativi di messa in posa hanno rivelato in corso d’opera che questa roccia, che tanto ricorda le chiese romaniche italiane, è risultata poco conforme al clima scandinavo e alle rigide temperature invernali. Dopo lunghi e costosi tentativi eseguiti in accordo con gli architetti e i progettisti, la “Sala in alabastro” si è trasformata in una candida “Lyshallen”, letteralmente “Sala della luce”.

Edvard Munch, The dance of life, 1899 1900. Photo Nasjonalmuseet – Børre Høstland
Edvard Munch, The dance of life, 1899 1900. Photo Nasjonalmuseet – Børre Høstland

IL NASJONALMUSEET E LA SUA COLLEZIONE

Il nuovo museo ambisce a divenire un luogo di ispirazione per le future generazioni, nel quale contestualizzare e comprendere il panorama artistico contemporaneo, partendo dalle opere iconiche della permanente in dialogo con l’arte contemporanea, il design e l’architettura.
Come affermato recentemente da Abid Raja, ministro norvegese per la cultura e le pari opportunità, il Museo Nazionale di Oslo si porrà “in dialogo con il mondo, con le radici, con la storia passata e recente della Norvegia, per diventare un luogo che conserva e onora il passato ma che è pensato per il futuro”.
Riprendendo le parole della direttrice del museo, Karin Hindsbo, “saranno quindi i lavori coloratissimi di Frida Hansen, come l’arazzo intitolato ‘Kveder’ del 1903, i dipinti storici di Johan Christian Dahl, come ‘Fra Stalheim’ del 1842, le immagini e i progetti dell’ormai demolito palazzo governativo, noto come Y-Blokka, disegnato dall’architetto Erling Viksjø nel 1952-69, o l’iconica seduta ‘tripp trapp’ della Stokke disegnata nel 1972 da Peter Opsvik, a raccontare le radici della cultura contemporanea norvegese. Saranno le opere d’arte, i manufatti di design e la collezione di architettura a contestualizzare la cultura contemporanea, un’epoca nella quale le arti hanno un ruolo centrale”.
Ci saranno, quindi, installazioni, dipinti, una sezione dedicata alla statuaria antica, oggetti di design, abiti, e anche una sezione dedicata alla grafica e ai disegni, tra cui quelli di Erik Werenskiold e Theodor Kittelsen, che hanno tradotto in immagini il mondo incantato e misterioso di miti, storie e leggende del Nord.

IL PERCORSO ESPOSITIVO DEL NUOVO NASJONALMUSEET

Il progetto di allestimento museografico del nuovo museo di Oslo porta la firma italiana del prestigioso studio Guicciardini & Magni Architetti di Firenze.  Varietà e complessità della collezione hanno trovato armonia e logica espositiva grazie all’abilità di un team italiano che si occupa principalmente di beni culturali nei campi dell’architettura, del restauro architettonico, dell’allestimento museografico e dell’interior design dal 1990.
A cinque anni dall’aggiudicazione del bando internazionale che ha conferito l’incarico allo studio fiorentino, l’architetto Marco Magni ha raccontato ad Artribune i dettagli di questo articolato progetto di allestimento.

Nasjonalmuseet, Oslo. Photo Ina Wesenberg
Nasjonalmuseet, Oslo. Photo Ina Wesenberg

L’INTERVISTA A MARCO MAGNI

Quali sono i criteri che hanno guidato il team di architetti nella progettazione del percorso espositivo del museo?
In un allestimento museale i criteri sono sempre molteplici. Derivano dalla configurazione del museo, in questo caso un nuovo edificio, dalla sua ubicazione e dal rapporto con gli esterni urbani, dalla natura delle collezioni, dalla peculiarità della stessa istituzione museale, che rappresenta una somma di valori culturali specifici e al tempo universali. Nel caso del Museo Nazionale di Oslo, il progetto si basa sul tentativo di realizzare qualcosa di unico, elaborando un progetto specifico per una pluralità di letture indirizzate a molteplici pubblici, interpretando i temi e gli oggetti nella consapevolezza che l’esperienza di visita debba avvicinare pubblico e opere generando contemplazione, ma anche elaborazione, riflessione, partecipazione.

Quali tipologie di ambienti e colori caratterizzano il percorso espositivo?
Gli ambienti dell’architettura erano dati e il percorso era concepito in modo semplice, lineare, omogeneo. Quindi, per poter sostenere la visita attraverso le lunghe infilate di sale, abbiamo avvertito la necessità di complicare la situazione, introducendo varietà negli allestimenti, generando strozzature, episodi, pause, sorprese, installazioni che rinnovassero l’attenzione e la curiosità del visitatore in rapporto all’eccezionalità o alla normalità degli oggetti esposti. Questo si è attuato grazie all’uso del colore, spesso mutuato dai colori delle opere stesse, che talvolta interpretavano, come nelle sale dei paesaggisti nordici dell’Ottocento, i colori di una natura viva, fresca, appena riscoperta. E poi attraverso l’uso dei materiali, dell’illuminazione, della prospettiva del percorso, concepiti in relazione alle opere esposte e alla loro interpretazione.

Ci sono elementi, in particolare nella scelta dei materiali per gli arredi, che valorizzano e legano il museo al suo contesto, quindi alla Norvegia e alla tradizione scandinava per l’uso, ad esempio, del legno o di altri materiali naturali?
Abbiamo lavorato con materiali della modernità come l’acciaio, i laminati o il vetro antiriflesso, ma anche con materiali della tradizione, come il bronzo e la carta. Un punto nodale della visita è costituito dalle isole di accoglienza che abbiamo collocato lungo il percorso espositivo, spesso al centro delle sale. Punti di relax, interazione, socialità, dove ci si può fermare per giocare con i significati degli oggetti e dei temi esposti. In queste postazioni non abbiamo rinunciato al piacere di confrontarci con l’impiego del multistrato curvato di betulla e con l’uso del tessuto in lana, proprio per legare questi momenti a una appartenenza più intima e familiare.

Nasjonalmuseet, Oslo. Photo Ina Wesenberg
Nasjonalmuseet, Oslo. Photo Ina Wesenberg

IL NUOVO MUSEO DI OSLO

Avete adottato o sviluppato soluzioni tecnologiche innovative?
Abbiamo cercato di sviluppare l’allestimento come una sommatoria di installazioni dedicate ai singoli oggetti nell’esaltazione della loro individualità, come per i quadri di Edvard Munch, e ai gruppi di oggetti, disposti in allestimenti corali alla ricerca di significati poetici comuni, come nella sezione dell’arte orientale o in quella del design scandinavo.  Per valorizzare queste installazioni abbiamo avuto la possibilità di disegnare teche innovative, di altissimo livello di design e caratteristiche di conservazione, in questo caso realizzate da Goppion, la società italiana che produce teche per i maggiori musei del mondo.

Su quali scelte vi siete orientati per migliorare l’esperienza di fruizione del visitatore?
La volontà di variare e interpretare ci ha portati a un uso sofisticato delle tecniche e dei contenuti multimediali, disseminati a livello interattivo in numerose postazioni individuali, ma anche presenti in situazioni immersive forti, come quella che evoca le illustrazioni delle Fairy Tales, oppure delicate, come i paesaggi sonori che sottilmente interagiscono con la percezione del visitatore.

Il confronto “continuo, puntuale e democratico”, come lei stesso lo ha definito, con lo staff del museo ha permesso allo studio Guicciardini & Magni Architetti di contribuire passo passo alla nascita del percorso espositivo che caratterizza il più grande polo museale della Scandinavia. Può definirsi, questo, un aspetto peculiare dell’intero progetto allestitivo del Museo di Oslo?
Il metodo di lavoro è stato un tratto saliente di questa bellissima esperienza. A partire dal 2016, ovvero dall’inizio del nostro lavoro a Oslo, abbiamo partecipato a centinaia di riunioni tematiche, intessute con le diverse squadre che operavano per le varie sezioni del museo. Ogni squadra comprendeva curatori, conservatori, esperti della didattica, project manager, tecnici, oltre a noi exhibition designer che, a nostra volta, coordinavamo i vari esperti dell’illuminotecnica (Massimo Iarussi), della grafica (Rovai/ Weber), della progettazione multimediale (Alain Dupuy). Posso dire che le soluzioni progettuali si sono sviluppate, nell’originalità della loro concezione spesso generata da uno schizzo eseguito a mano, sulla base di idee condivise e discusse, implementate, corrette attraverso un dialogo continuo. Si è trattato di un grande lavoro collettivo, un lavoro intessuto di competenza, dedizione, rispetto.

Quali sono, a suo parere, i principali elementi che rendono unico questo progetto allestitivo?
Credo che la gentilezza sia il tratto distintivo di questo progetto. È il sentimento che ha accompagnato questo lavoro e che ha permesso di farlo crescere come un collante tra i partecipanti del percorso ideativo, per poi essere volto verso i fruitori ultimi del museo. Questo livello di attenzione verso il pubblico e verso l’individuo non è un fatto nuovo, ma certamente raro.

– Maria-Elena Putz

www.nasjonalmuseet.no

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Maria Elena Putz
Maria-Elena Putz (Venezia, 1983). Professionista museale negli ambiti marketing e fundraising. Dopo la formazione in Storia dell’arte contemporanea presso l’Università di Bologna e in Economia dei beni culturali presso l’Università Cattolica di Milano, si è specializzata sul campo lavorando dapprima al Mart di Rovereto e, successivamente, al Museion di Bolzano. Ha seguito percorsi di formazione continua presso SDA Bocconi, Fondazione Fitzcarrado e Trentino School of Management. Ha conseguito un Master in Economia del turismo all’Università Bocconi di Milano. Interessata al turismo culturale e alle tradizioni della sua città di origine, collabora a pubblicazioni su Venezia e il Lido, creando percorsi turistici e approfondimenti tematici in dialogo con alcune strutture ricettive veneziane. Attualmente vive a Tromsø, Norvegia.