Roma ha due uniche chance infrastrutturali: la costruzione della tratta della metropolitana Linea C nell’ansa barocca e il progetto della navigabilità del Tevere, per creare a Castel Sant’Angelo una nuova centralità urbana e intermodale, con un occhio rivolto alla valorizzazione paesaggistica e architettonica del rapporto perduto dei bastioni cinquecenteschi a picco sul fiume. Ecco una proposta che coniuga questi due aspetti.

Il progetto di navigabilità del fiume Tevere da Castel Giubileo al porto turistico di Fiumicino, promosso dal Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili (MIMS), sarà a quanto pare finanziato con fondi europei del programma Next Generation EU tramite il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), e prevede alcuni interventi infrastrutturali per la navigazione e l’attracco oltre che un servizio di trasporto pubblico con battelli ibridi.
I nuovi approdi costituiranno delle mini stazioni fluviali che si inseriranno perfettamente nel contesto urbano integrandosi nella rete di trasporto pubblico locale e fornendo servizi annessi come punti ristoro, info-point turistici, toilet, wi-fi e rastrelliere per le bici. Inoltre dovranno connettere quote diverse con un ridisegno puntuale dei muraglioni e prevedere sistemi elevatori di collegamento tra il piano banchina e la strada, migliorando definitivamente l’accessibilità alle banchine per bici, carrozzine e portatori di handicap.
Oggi l’accesso alle banchine avviene attraverso rampe spesso molto ripide e strette in corrispondenza dei ponti, pertanto gli ascensori di collegamento rappresentano un importante fattore di potenziamento della fruibilità pedonale delle sponde in funzione sia della navigazione sia di eventi culturali e sportivi.
La progettazione della tratta centrale T2 della metropolitana di Roma Linea C da Piazza Venezia a Clodio/Mazzini prevede la costruzione della nuova stazione San Pietro a ridosso dei giardini di Castel Sant’Angelo. Entrambi questi progetti coinvolgono direttamente Castel Sant’Angelo e costituiscono un’occasione unica per contribuire a rivitalizzare il rapporto perduto città-fiume, causato dalla costruzione dei muraglioni dopo l’unità d’Italia.

VALORIZZARE CASTEL SANT’ANGELO

In particolare la valorizzazione di Castel Sant’Angelo dovrebbe avvenire mediante il   recupero filologico dei bastioni del castello, tagliati brutalmente dai muraglioni del Canevari, e dall’altro creare un nuovo nodo di scambio fluviale tra i battelli ibridi e la metropolitana Linea C, oltre che alla linea tramviaria Termini-Vaticano-Aurelio, come già immaginato nel PRG della città di Roma tra gli scenari di riqualificazione urbana. Nell’Ambito Strategico Tevere del PRG si legge infatti:
Il ripensamento del rapporto smarrito di Castel Sant’Angelo col fiume […] ripropone la possibilità di una diversa sagomatura dei muraglioni in grado di risolvere quella separazione, recuperando le tracce bastionali, enfatizzando la possibilità di un nuovo scalo attrezzato collegato alla nuova fermata della linea C”.

Fotografia aerea da Google Maps con cerchiata una delle due punte dei bastioni di Castel Sant'Angelo mutilate dai muraglioni
Fotografia aerea da Google Maps con cerchiata una delle due punte dei bastioni di Castel Sant’Angelo mutilate dai muraglioni

CASTEL SANT’ANGELO, LA METROPOLITANA E I BASTIONI

Come nella splendida veduta dipinta da Gaspar van Wittel, la gran mole circolare di Castel Sant’Angelo era arricchita dai bastioni a picco sull’acqua del Tevere. Dopo la costruzione dei muraglioni la cinta esterna pentagonale, munita di fossato e di baluardi ad “asso di picche” a opera dell’architetto militare cinquecentesco Laparelli sotto il pontificato di Pio IV, fu mutilata nel suo prospetto verso il fiume. Sarebbe davvero un’occasione sprecata quindi se i due interventi progettuali previsti, ossia la costruzione della stazione metropolitana di San Pietro come nodo di scambio e del nuovo approdo fluviale previsto nel progetto di navigabilità, non tenessero conto del confronto necessario con il complesso monumentale di Castel Sant’Angelo. Partendo dall’assunzione che i muraglioni rappresentano una necessità ineliminabile per la sicurezza idraulica del fiume, occorre assumerli come materiali urbani con i quali bisognerebbe avere il coraggio di confrontarsi al fine di trasformare quella distanza in una risorsa per la città, migliorando il rapporto sia visivo che spaziale tra il livello del fiume e quello della città.

Rendering del recupero del prospetto bastionale di Castel Sant'Angelo di affaccio sul Tevere (P. Marconi)
Rendering del recupero del prospetto bastionale di Castel Sant’Angelo di affaccio sul Tevere (P. Marconi)

UN NUOVO ATTRACCO FLUVIALE

Nel rendering che illustra un’idea di massima del recupero integrale della bellezza della geometria pentagonale dei bastioni tramite i più moderni canoni del restauro architettonico, si propone una visione suggestiva di come potrebbe manifestarsi ai nostri occhi Castel Sant’Angelo dal Tevere. Si noti anche la ricollocazione del magnifico portale del Buratti lungo la cinta bastionale come principale ingresso al castello, attualmente posto impropriamente su un lato del monumento. L’attracco fluviale avrà il compito di rendere accessibile dal fiume un ambito urbano e paesaggistico di eccezionale interesse, facendo perno su Castel Sant’Angelo e come accesso privilegiato alla Città del Vaticano.
Affinché non rimanga solo una visione suggestiva di città ma diventi un tema di interesse pubblico, nel concreto occorre avviare un tavolo di confronto tra i progettisti del progetto di fattibilità   della navigabilità   seguiti dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (MIMS), il Ministero della Cultura (MIC) per conto della Soprintendenza Speciale di Roma, Roma Capitale tramite il Dipartimento Mobilità e Trasporti e la Sovrintendenza Capitolina (competenza rispettivamente per la costruzione della Metro C e sui bastioni di Castel Sant’Angelo), Autorità di Bacino e  Regione Lazio. Tutti questi soggetti dovrebbero tendere verso una progettazione del nuovo approdo fluviale di Castel Sant’Angelo, non solo funzionale come nodo di scambio con la metropolitana ma anche come rimedio a una ferita che vale la pena richiudere ricostituendo l’integrità dell’impianto geometrico pentagonale dei bastioni di castello, al fine di caratterizzare il fiume come nuovo attrattore urbano paesaggistico e culturale.
Un eventuale contributo di co-finanziamento all’operazione di recupero in termini di immagine dei bastioni ricostituiti sul Tevere potrebbe venire dall’inserimento di questa idea progettuale nella prossima programmazione del Piano Strategico Grandi Progetti Beni Culturali promosso dal MIC che “individua beni o siti di eccezionale interesse culturale e di rilevanza nazionale per i quali sia necessario e urgente realizzare interventi organici di tutela, riqualificazione, valorizzazione e promozione culturale, anche a fini turistici”.

Simone Privitera

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Simone Privitera
Italo-giapponese. Laureato in Fisica presso l'Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Mi sono occupato di diagnostica acustica non invasiva applicata ai beni culturali, scienze dei materiali e reti neurali artificiali applicati alla fotonica. Alumno della Scuola di Politiche fondata da Enrico Letta. Socio di Tevereterno, l'associazione che realizza a Piazza Tevere numerosi eventi culturali quali il monumentale fregio biodegradabile di William Kentridge. Nel tempo libero mi dedico al pianoforte, andare all'opera, ai viaggi e a perdermi nei vicoli di Roma senza meta.