Mai 30. Un’esperienza di social housing e rigenerazione urbana nel centro di Bergamo

Recentemente inaugurato, il progetto Mai 30 va nella direzione della “casa per tutti”. A pochi passi dal centro e dalla stazione ferroviaria di Bergamo, l’area dell’ex benzinaio di via Angelo Maj è stata riqualificata con la costruzione di un nuovo edificio di housing sociale. A progettarlo, gli architetti Camerlenghi e Pimpini

Mai 30 a Bergamo. Photo credits Roberto Marossi
Mai 30 a Bergamo. Photo credits Roberto Marossi

Nato su iniziativa della Fondazione Morzenti, il progetto Mai 30 ha come principale scopo quello di rispondere al fabbisogno abitativo facilitando l’accesso alla casa anche a chi vive in condizioni di fragilità sociale. L’edificio si compone di 23 appartamenti di metratura variabile tra i 30 e i 68 metri quadri; da programma, sette di questi sono destinati a persone con difficoltà dovute a disagio psichico, i restanti invece a nuclei familiari che non possono affrontare il pagamento degli affitti di mercato, ad esempio giovani coppie, studenti o anziani. Il Mai 30 rivolge lo sguardo non solo all’inclusione sociale, ma anche verso la sostenibilità. Il complesso, infatti, dal primo piano fino alla copertura, è costruito con elementi portanti e divisori in legno montati a secco. Per l’utilizzo di materiali eco-compatibili e la qualità delle dotazioni impiantistiche, l’edificio si classifica con un’alta efficienza energetica e un’elevata sostenibilità ambientale.

ALLOGGI IN LOCAZIONE A CANONE AGEVOLATO

L’edificio nasce dal lavoro degli architetti Sergio Camerlenghi e Gabriele Pimpini; dal punto di vista urbanistico colma un vuoto urbano dando continuità ai prospetti degli edifici su via Angelo Maj. Il complesso si compone di due volumi: il primo di sei piani fuori terra allineato lungo la via e con le medesime dimensioni in altezza e in profondità del fabbricato a cui si unisce. Questo primo volume degrada volumetricamente diminuendo in altezza, per poi chiudersi gradualmente verso piazza Sant’Anna. Il secondo corpo di fabbrica si colloca ortogonalmente rispetto al primo e anch’esso, ugualmente, degrada verso i fabbricati sul retro passando da cinque a tre piani fuori terra. Nel piano interrato si collocano l’autorimessa, le cantine e i locali tecnici. A questo, si aggiungono inoltre degli spazi commerciali al piano terra che garantiscono un mix di servizi e permettono un inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati. 

NELLE PAROLE DELLE PROMOTRICI

L’idea di vendere il terreno perché qualcun altro ci costruisse l’ennesimo condominio non ci piaceva. – hanno dichiarato le sorelle Clelia e Monica Morzenti della Fondazione Morzenti, che hanno promosso l’intervento nel 2016 – Abbiamo pensato che potevamo decidere noi cosa costruire, per chi e come. Qualcosa che servisse a esigenze diverse, che alleggerisse fragilità differenti, che fosse magari anche bello, originale, con una struttura alternativa e accogliente. La collaborazione con Kcity, l’incontro con cooperative come La Bonne Semence, Contatto, Casa Amica ha rafforzato quest’idea, perché ci è parso di trovare in loro sostegno e collaborazione sufficienti per farla decollare, trasformandola in housing sociale”. 

– Sara Villani

www.gabrielepimpini.it
www.architoni.it

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Sara Villani
Architetto. Nasce a Cuneo in un sabato di maggio del 1994 e dopo aver terminato Liceo Classico si trasferisce in Svizzera. Si laurea all’Accademia di Architettura di Mendrisio (AAM) in cui ha la possibilità di frequentare gli atelier di architetti dal valore internazionale. Tra il 2015 e il 2016 stanca della Svizzera scappa per un anno a Lisbona e oltre a lavorare in uno studio di progettazione si innamora della lingua e della cultura del posto. È appassionata dell’architettura e del design del secondo Novecento, ma oltre a questo ama l’arte, il cinema, il buon cibo e leggere libri (meglio se di Saramago).