Da Firenze l’architettura human-scaled di ND Studio

Recentemente premiati dall’In/Arch, gli architetti di ND Studio si autodefiniscono “progettisti e operatori culturali”. A Firenze, nel popolare quartiere di Sorgane, hanno realizzato il progetto Tam Tam ‒ Temporary Architecture Module, provando a fornire risposte concrete alle esigenze espresse dalla comunità residente.

Siamo progettisti, ma anche operatori culturali”, raccontano Cristina Setti, Antonio Bagni, Giulia Pagliacci, Diego Detassis, Federico Tomaselli i cinque architetti di ND Studio, dichiarando immediatamente la doppia anima di questa realtà professionale. Di base a Firenze, ND Studio si è aggiudicato uno dei Premi In/Architettura 2020 Marche, Toscana e Umbria. Il riconoscimento, conferito il mese scorso da In/Arch e riservato agli interventi ultimati dai giovani progettisti, è stato assegnato per la realizzazione dell’Arena Q1, uno spazio polivalente, allestito al Parco delle Cascine di Firenze, che nel 2019 ha ospitato due eventi: il Copula Mundi Festival e il Lattex Plus Festival. Un’architettura temporanea ed effimera, dunque, esito dell’aggregazione di moduli funzionali, che ha saputo rispondere alle esigenze proprie degli eventi a carattere musicale e culturale, fornendo un palco per performance, amache per il relax, tavoli, strutture espositive. Si tratta di un concept compositivo “caro” a ND Studio, adottato anche nel più recente Tam Tam ‒ Temporary Architecture Module, l’intervento messo a punto quest’anno in Piazza Istria, nel quartiere fiorentino di Sorgane, in cui negli Anni Sessanta del Novecento operarono gli architetti Ferdinando Poggi, Leonardo Ricci e Leonardo Savioli. Un progetto, che gli architetti ripercorrono in questa intervista, nato dal confronto con i residenti, che ha dotato per alcuni mesi lo spazio pubblico di dispositivi temporanei polifunzionali a basso impatto ambientale.

INTERVISTA A ND STUDIO

Iniziamo definendo il vostro campo d’azione. Come studio, dichiarate di occuparvi di design human-scaled, architettura incrementale e social innovation. Ovvero?
Ci siamo conosciuti all’università; ND Studio è nato dall’associazione culturale No dump, che punta alla valorizzazione dell’identità dei luoghi, e ora facciamo parte di Icchè Ci Vah Ci Vole, un progetto che raccoglie oltre trenta realtà del territorio fiorentino nel segno della riqualificazione urbana. Ci dedichiamo all’architettura human-scaled perché abbiamo scelto di occuparci di architettura per le persone, che le collochi il più possibile “al centro”. In più di un progetto abbiamo cercato di portare avanti l’idea di un’architettura che si generasse e crescesse, un po’ alla volta, a seconda degli utenti e di chi la vive. Il recente intervento a Sorgane è, almeno in parte, un esempio di architettura incrementale perché abbiamo cercato di modificare Piazza Istria a partire dai feedback degli abitanti; di conseguenza, abbiamo fatto variazioni e spostamenti, abbiamo smontato e rimontato alcuni dei nostri moduli per andare incontro alle esigenze di chi vive ogni giorno quello spazio. Più in generale, come progettisti cerchiamo di metterci di lato, per collocare al centro chi poi usufruirà di quanto progettiamo.

Ascoltando le testimonianze raccolte fra i residenti del quartiere, emergono esigenze che potremmo definire “basiche”. Si segnala la necessità di disporre di verde, di ombra, di spazi di aggregazione in Piazza Istria. Dal confronto con loro, quali le potenzialità e quali gli ostacoli emersi?
Sorgane nasce come quartiere popolare negli Anni Sessanta; con il tempo, questa sua vocazione si sta un po’ perdendo; in questo momento, il parterre sociale, molto differenziato, rappresenta una delle criticità. Nel quartiere sta avvenendo un ricambio generazionale e la piazza viene vissuta da persone con background diversi, appartenenti a generazioni anche distanti. Abbiamo evidenziato esigenze basilari, ma più in generale abbiamo rilevato l’urgenza di disporre di spazi pubblici di qualità: non necessariamente enormi, ma a misura d’uomo e potenzialmente (almeno in parte) modificabili dagli abitanti.

ND Studio, TAM TAM Temporary Architecture Module. Photo Maginaria
ND Studio, TAM TAM Temporary Architecture Module. Photo Maginaria

IL PROGETTO DI ND STUDIO IN PIAZZA ISTRIA

Proprio questo è stato uno degli obiettivi perseguiti da Tam Tam ‒ Temporary Architecture Module, che per alcuni mesi ha dotato la piazza di dispositivi architettonici come sedute integrate con vasche verdi, altalene, dondoli, alberi e giochi da tavolo.
Sì, l’idea di avere diverse configurazioni della piazza è piaciuta molto. A tal punto che quando abbiamo smontato i moduli, i residenti erano rammaricati per la mancata possibilità di fare ulteriori esperimenti, superando così alcune reazioni parzialmente negative registrate all’inizio del percorso. Oggi possiamo dire che l’ultima progettazione avvenuta in loco, che poi è la stessa da cui è sorta Piazza Istria, non è andata bene: alcune delle richieste espresse, fra cui la creazione di zone d’ombra e la presenza degli alberi, sono rimaste inevase. Il risultato? Una piazza difficile da vivere sia d’estate che d’inverno.

Può esserci un futuro per questo tipo di esperienza? Sono state poste delle premesse, anche da parte dell’amministrazione comunale, per una possibile replica o per rendere disponibili in forma permanente i moduli progettati?
L’obiettivo di questo intervento, nato come temporaneo, era fornire indicazioni propedeutiche per una Piazza Istria diversa, affinché diventi tale in forma permanente. Nella migliore delle ipotesi potrebbe essere indetto un bando di concorso, magari aperto a giovani progettisti non solo fiorentini, che consenta di modificare davvero questo spazio pubblico, ad esempio aggiungendo alberature, incrementando e sostituendo le sedute, prevedendo nuove funzioni. Questo tipo di interventi legati all’architettura temporanea preferiremmo non fossero mai fini a se stessi, ma rappresentassero uno step intermedio verso la nascita di spazi di qualità, in cui gli abitanti possano vivere davvero lo spazio pubblico.

In questi anni avete operato in diverse aree della città di Firenze, anche periferiche. Dalla vostra esperienza emergono zone a maggiore criticità che necessiterebbero di azioni immediate?
Sicuramente in città c’è una carenza di spazi pubblici di qualità. Però crediamo che l’amministrazione negli ultimi anni si sia resa conto di questa realtà e stia cercando di intervenire, seppur in maniera puntuale. Un “caso” da osservare è il quartiere Le Piagge, dove abbiamo condotto un piccolo intervento nel centro sociale. Lì, forse ancora più che a Sorgane, ci sarebbe la necessità di spazi che favoriscano l’aggregazione tra le persone, affinché questa avvenga in forme sganciate dalle dinamiche connesse al consumo e alle attività commerciali. La città sempre di più si è spostata verso il turista, dimenticandosi un po’ dei residenti.

ND Studio. Photo Maginaria
ND Studio. Photo Maginaria

IL MANIFESTO DI ND STUDIO

Sul vostro sito avete pubblicato un lungo manifesto con un’analisi degli scenari che potrebbero aprirsi dopo l’emergenza sanitaria, sul fronte della socialità, del lavoro e degli spazi pubblici. Quali ipotizzate potranno essere i riflessi dell’esperienza che stiamo vivendo nel lavoro dell’architetto?
Sicuramente quello in cui crediamo è che il progettista dovrebbe riprendere a uscire dalla sua zona di comfort. Noi architetti siamo spesso portati, probabilmente anche per formazione, a chiuderci almeno in parte nella nostra cerchia e a parlare di architettura, spesso tra noi. Tuttavia, quello che secondo noi dovrebbe fare il progettista è stare in mezzo alle persone, osservare come vengono vissuti gli spazi, capire come poter manifestare il proprio contributo. Anche per questo noi parliamo di “responsabilità dell’architetto”, che è sia sociale, sia civile: qualsiasi modalità di interscambio fra le persone viene influenzata dallo spazio in cui essa avviene. Invece, già all’interno degli ambienti accademici, viene data più importanza a un’architettura che potremmo definire “bella da vedere e da fotografare”: veniamo spinti a elaborare immagini belle e accattivanti, quando in realtà le persone dovrebbero essere il nostro focus.

Prossimi progetti?
Stiamo ripartendo, dopo lo stop connesso alla prima fase dell’emergenza. Insieme a varie realtà cittadine, stiamo partecipando a diversi bandi della Fondazione Cassa di Risparmio, sempre legati a interventi nello spazio pubblico, in modo da riproporre il tipo di percorso che abbiamo portato a Sorgane, arricchendolo con ulteriori attività, anche in altri quartieri periferici.

Valentina Silvestrini

https://www.nd-nodump.it/studio/

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.