La Scuola di Amsterdam: architettura e arte tra bizzarria e modernità

Con importanti lasciti nell’edilizia popolare dei Paesi Bassi, la Scuola di Amsterdam si qualifica come un’esperienza da rivalutare nel quadro delle correnti che animarono l’Europa di inizio Novecento.

Michel de Klerk, Casa popolare Het Schip, Amsterdam,1921. Photo credits Museo Het Schip
Michel de Klerk, Casa popolare Het Schip, Amsterdam,1921. Photo credits Museo Het Schip

Mulini a vento, villaggi folcloristici e case seicentesche sui canali: l’Olanda e la sua capitale Amsterdam normalmente suggeriscono immagini legate al passato che si contrappongono a una modernità spesso confinata all’intrattenimento. Al grande pubblico rimangono quasi sconosciuti i movimenti artistici che trasformarono l’Olanda nel primo Novecento e che produssero grandi opere tuttora apprezzabili. Tra di essi spicca la Scuola di Amsterdam – in olandese De Amsterdamse School –, una rivoluzionaria corrente artistica che si legò alla pionieristica edilizia popolare del suo tempo. Spesso accostata all’Art Déco, essa fu parte integrante dell’Espressionismo architettonico internazionale e colpì l’immaginazione di molti, influenzando artisti di diverse parti del mondo.

LA STORIA DELLA SCUOLA DI AMSTERDAM

La Scuola di Amsterdam fu un movimento eterogeneo, privo di un manifesto comune. Il suo nome fu coniato per descrivere il gruppo di giovani artisti che nel 1916 progettò ad Amsterdam la Scheepvaarthuis (“Casa delle Compagnie Marittime”) e che includeva gli architetti Michel De Klerk e Piet Kramer. Questo nucleo iniziale rappresentò il punto di partenza della corrente che si sviluppò poi intorno all’associazione Architectura et Amicitia e alla rivista culturale Wendingen, dedita alle arti e alle fonti d’ispirazione del momento. Gli esponenti della Scuola condividevano dunque suggestioni e scelte espressive simili, ma non seguirono mai un percorso unico. Tuttavia, molti di loro, tra cui De Klerk e Kramer, si dedicarono a diversi progetti per l’edilizia popolare olandese, un elemento che contribuì largamente al successo del movimento. La fantasia, la bizzarria e l’espressione individuale caratterizzano sin da subito lo stile della Scuola di Amsterdam.

Hildo Krop, Scultura decorativa, Vecchio Municipio, Amsterdam, 1925. Photo credits Carlo Umberto Santi
Hildo Krop, Scultura decorativa, Vecchio Municipio, Amsterdam, 1925. Photo credits Carlo Umberto Santi

LIBERTÀ DAI VINCOLI

Mossi dagli ideali dell’Espressionismo, i suoi esponenti partono dall’individuo e dalla sua irrazionalità, traducendoli in composizioni innovative che violano gli schemi della tradizione classica. Libero da vincoli, l’artista si fa influenzare da immagini e fonti d’ispirazioni variegate, tra cui le case rurali del Nord Europa e gli stili esotici dell’Estremo Oriente.
Nell’architettura della Scuola, il mattone a vista, spesso rossastro, è l’elemento centrale di qualsiasi edificio ed è impiegato per formare semplici decorazioni, seguendo motivi geometrici o contrasti di colore. Anche le tegole, spesso disposte sulle facciate in maniera inusuale, vengono usate come mezzo espressivo. Altri materiali, quali la pietra, il ferro battuto e i vetri colorati, sono poi modellati per creare decorazioni più complesse e stravaganti, come mulini a vento, volti enigmatici o animali esotici. Gli architetti, però, non si limitano a decorare gli esterni e così arrivano a plasmare le facciate e i tetti come se fossero d’argilla, animandoli con un’asimmetria completamente anticonvenzionale.

ARTE PER I LAVORATORI

L’idea di “arte totale” ispira moltissimi artisti della Scuola nel loro lavoro. Per essi è importante occuparsi degli esterni quanto degli interni e così molti di loro si dedicano alla creazione di mobili e oggetti di design, dove si ritrovano suggestioni dall’Africa e dall’Asia e forme animali o vegetali. La loro attenzione, però, si rivolge anche alla creazione di oggetti che siano accessibili per le classi più povere, preoccupandosi di raggiungere chi è normalmente escluso dall’arte: in questo senso, la Scuola di Amsterdam è uno dei primi movimenti a creare prodotti di massa sia originali che economici.
Pienamente in sintonia con altri movimenti d’avanguardia, gli artisti della Scuola abbandonano completamente lo storicismo dell’Ottocento e creano un’arte nuova che sappia adeguarsi alle esigenze della società di massa. Influenzati dall’Arts and Crafts inglese e dall’architetto Hendrik Berlage, sviluppano uno stile più sobrio e funzionale, che conserva però la creatività dell’artigianato e l’originalità artistica. Alcuni di loro sperano che la bellezza delle loro creazioni possa ispirare i più poveri a una vita virtuosa: saranno proprio questi ideali ad animare loro e altri architetti nella progettazione degli edifici che hanno reso famoso il movimento.

Michel de Klerk, Torre del blocco abitativo Het Schip, Amsterdam,1921. Photo credits Museo Het Schip
Michel de Klerk, Torre del blocco abitativo Het Schip, Amsterdam,1921. Photo credits Museo Het Schip

ARCHITETTURA E PIANIFICAZIONE URBANA

Le coincidenze storiche producono spesso risultati sorprendenti ed è questo il caso della Scuola di Amsterdam, sorta in un momento di straordinaria espansione urbana. L’industrializzazione dell’Olanda nel corso dell’Ottocento aveva portato all’emigrazione di masse di lavoratori verso le città, il cui sovrappopolamento provoca a inizio Novecento la stesura di leggi per la creazione di quartieri nuovi e salubri. La loro costruzione si avvia solamente a fine Anni Dieci, quando si forma una singolare cooperazione tra la politica e le parti sociali. Gli architetti della Scuola si ritrovano a progettare moltissimi edifici, tra cui nuove residenze popolari, dove i limiti di spesa non impediscono loro di creare costruzioni innovative e di alto valore artistico. L’attenzione è rivolta a ogni dettaglio, dall’assetto delle strade agli interni degli appartamenti, e l’obiettivo è quello di creare spazi urbani diversi, dove gli abitanti possono vivere in comunità ed eguaglianza.
In questo contesto Amsterdam è forse il caso più esemplare: la città si espande a un livello mai visto dopo il Seicento, sviluppando quartieri per la borghesia e la classe operaia. All’interno di essi spiccano le residenze popolari Het Schip (lett. “la nave”) e De Dageraad (lett. “l’alba), riassunti perfetti degli ideali della Scuola e opere iconiche all’interno dei loro quartieri.
Nonostante gli sforzi, il costo di tali edifici si rivela però troppo alto e così dalla fine degli Anni Venti emergono progetti più funzionali e vicini al Movimento Moderno Internazionale, il quale finisce per sostituirsi alla Scuola nella pianificazione urbana. Nonostante ciò, le aree progettate dalla Scuola sono quasi tutte sopravvissute sino a oggi e ancora dominano i quartieri in cui si trovano, conferendo loro caratteristiche uniche agli occhi del visitatore.

INFLUENZE E LASCITO ARTISTICO DELLA SCUOLA DI AMSTERDAM

Come molti movimenti, la Scuola di Amsterdam si è legata ad altre correnti e artisti, rimanendone influenzata e influenzandoli a sua volta. Nel Nord Europa essa svolge un ruolo centrale all’interno dell’Espressionismo architettonico, tessendo legami fortissimi con artisti tedeschi, quali Bruno Taut ed Erik Mendelsohn. Seppur più debolmente, la sua presenza si fa sentire anche in Paesi più lontani: nel 1925 è presente all’esposizione universale di Parigi e nello stesso periodo cattura l’interesse dell’architetto giapponese Sutemi Horiguchi, venuto in Europa per scoprirne le novità artistiche. Anche l’Italia sviluppa un suo rapporto col movimento: dopo diversi viaggi in Olanda, Gaetano Minnucci, futuro esponente del Razionalismo, è esaltato dalle innovazioni urbanistiche della Scuola e stende un breve testo che esorta i suoi colleghi italiani ad abbracciare tali novità. Questa connessione italo-olandese si è ravvivata più recentemente grazie al lavoro di Maristella Casciato, una delle studiose che ha contribuito alla riscoperta della Scuola di Amsterdam dopo decenni di oblio. Diversi progetti di restauro dagli Anni Duemila hanno ulteriormente contribuito alla rivalorizzazione del movimento, grazie anche all’attività del Museo Het Schip di Amsterdam, volto a preservarne l’eredità. Con questi recenti sviluppi la Scuola di Amsterdam è dunque rientrata a pieno titolo nella storia dell’arte e dell’architettura europea di primo Novecento. La sua eredità consiste in un patrimonio artistico e architettonico, che, insieme ai suoi corrispondenti europei, va preservato nella sua interezza per trasmettere una storia di ideali e innovazione che può ispirarci ancora oggi.

Carlo Umberto Santi

PER APPROFONDIRE

Casciato Maristella, La scuola di Amsterdam, Zanichelli, Bologna 1987
Minnucci Gaetano, L’abitazione moderna popolare nell’architettura contemporanea olandese, Libreria di scienze e lettere, Roma 1926

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Carlo Umberto Santi
Carlo Umberto Santi studia Patrimonio Culturale e Memoria Storica all’Università di Amsterdam ed è un esperto di architettura della Scuola di Amsterdam. Lavora presso il Museo Het Schip, dove svolge attività di ricerca e divulgazione. Attualmente è co-curatore di una mostra itinerante sulla Scuola di Amsterdam, volta a diffonderne la conoscenza oltre i confini olandesi. Laureato in Storia presso l’Università di Bologna, si è occupato di storia urbana e architettura coloniale italiana in Libia ed Eritrea. In passato ha lavorato come insegnante e ha tenuto seminari di Storia dell’Arte.