Anche Firenze verso il tactical urbanism? L’esperienza di Spazi Sospesi

Nell’anno concluso, la Fondazione Architetti Firenze (FAF) e l’Ordine degli Architetti di Firenze (OAF), con il sostegno del Comune, hanno promosso l’iniziativa “Spazi Sospesi”. Curata da Ground Action, ha visto convergere nel capoluogo toscano giovani studi italiani ed europei. Con l’arch. Silvia Moretti di FAF ne ripercorriamo le fasi salienti, delineando possibili scenari futuri.

Spazi Sospesi. Courtesy Fondazione Architetti Firenze e Ordine degli Architetti di Firenze
Spazi Sospesi. Courtesy Fondazione Architetti Firenze e Ordine degli Architetti di Firenze

Complice anche una certa attenzione da parte dei media nazionali e della stampa generalista, il 2019 è stato probabilmente l’anno in cui, in Italia, è cresciuta la consapevolezza rispetto alle potenzialità del tactical urbanism. Com’è ragionevole che avvenga, anche in merito a questa pratica il confronto tra sostenitori e detrattori è alimentato da posizioni distinte: la possibilità di agire nello spazio pubblico, con soluzioni a basso costo, che prevedano il coinvolgimento della cittadinanza o che siano espressione di quest’ultima, non mette infatti tutti d’accordo. Con il format Piazze Aperte, il Comune di Milano ha già operato in Piazza Dergano, Piazza Angilberto, Porta Genova e Spoleto-Venini; in parallelo ha pianificato una serie di ulteriori azioni per il 2020 finalizzate a migliorare l’aspetto di strade e piazze con nuovi arredi, installazioni low-cost, uso del colore. Seppur senza espliciti riferimenti al tactical urbanism, l’esperienza fiorentina di Spazi Sospesi è stata animata dalla volontà di attivare “un dibattito consapevole intorno a possibili azioni da avviare nel breve periodo negli spazi della città”. E parliamo di un contesto urbano, come noto, storicamente diffidente di fronte alle diverse declinazioni del cambiamento.

A FAVORE DI AZIONI INSTANT E SITE SPECIFIC

Far riflettere su certe aree della città, compiere un’indagine in loco tramite interventi specifici e dare sollecitazioni è l’idea alla base del progetto”, racconta ad Artribune l’architetta Silvia Moretti, che ha presieduto FAF – Fondazione Architetti Firenze fino allo scorso ottobre, passando poi il testimone alla collega Colomba Pecchioli, e oggi è membro del consiglio dell’istituzione. “Spazi Sospesi è stato progettato da FAF con la curatela scientifica di Ground Action, un collettivo di architetti che dal 2012 si occupa di urbanistica e di interventi sul paesaggio”. Formato da Matteo d’Ambros, Roberto Zancan e Sergio Sanna, il gruppo promuove “la manutenzione come forma di progetto” e anche attraverso l’impiego di materiali di recupero ha concepito interventi performativi e installativi in vari contesti urbani. “A Firenze abbiamo invitato studi, tra cui alcuni molto giovani, con già all’attivo opere affini a questo target operativo o interessati a questa tipologia di operazioni”, spiega Moretti, evidenziando una peculiarità del progetto: “Si è trattato di professionisti esterni, che per la prima volta sono entrati in contatto con le zone selezionate di Firenze. Abbiamo preferito che fossero privi di preconcetti sui territori presi in esame. Ciascuno è stato associato a un’area specifica”.

INTERDISCIPLINARIETÀ E PARTECIPAZIONE

Due i momenti chiave di ciascuna “sessione”, entrambi aperti alla cittadinanza: un seminario introduttivo, seguito il giorno successivo da una passeggiata urbana. Questa seconda fase è stata intesa come un’occasione esplorativa, un’opportunità per raccogliere dati e opinioni dei residenti, per compiere mappature e analisi instant, in uno spirito di confronto, ascolto e scambio fra i partecipanti. Viale Tanini, Piazza Luigi Dallapiccola, Piazza Vittorio Veneto e l’area dell’Esedra, attorno alla Palazzina Reale di Santa Maria Novella – sede di FAF e OAF e “teatro” di un laboratorio operativo nell’ambito del progetto -, sono stati identificati come gli “spazi fiorentini sospesi” di questa prima edizione. Irrisolti, indeterminati, indefiniti, ma anche abbandonati, vandalizzati, deteriorati oppure esito di operazioni concepite come temporanee, ma che hanno finito per acquisire una forma permanente – emblematico il caso della recinzione esterna che cinge l’Esedra all’esterno della Palazzina Reale, nata come provvisoria, ma mai rimossa –, tutti questi luoghi hanno permesso di ragionare “sulla manutenzione dello spazio pubblico e sulla necessità di attuare possibili rovesciamenti nelle modalità di formulazione e sviluppo del progetto”. Un percorso che ha fatto confluire a Firenze realtà come Fosbury e From outer space da Milano, Babau Bureau da Venezia, BdR bureau da Torino, SCOB da Barcellona, Umschichten da Stoccarda, i parigini Miguel Georgieff e Pablo Georgieff di Coloco, citando una ristretta selezione dei partecipanti.

LO SPAZIO PUBBLICO COME PROGETTO DELLA CITTÀ

A ciascuna realtà intervenuta è stato chiesto un feedback che verrà messo in rete, attraverso una piattaforma dedicata a disposizione di tutti, amministrazione comunale compresa”, precisa Moretti in relazione agli esiti del progetto. Tra gli aspetti interessanti da restituire c’è senza dubbio il fatto che due dei luoghi esaminati sono stati scelti su sollecitazione dei quartieri: un atteggiamento, dettato da necessità della popolazione residente, che potrebbe incoraggiare anche interventi concreti in città o ulteriori processi. “Ci piacerebbe estendere Spazi Sospesi ad altri territori limitrofi, magari già nel 2020”, conclude Moretti. “Abbiamo rilevato un’interessante risposta da parte della cittadinanza e delle associazioni attive a Firenze: sono intervenute sul campo, con azioni a carattere istantaneo. Sollevare criticità, riflettere, dare input all’amministrazione e ai suoi tecnici e mettere in contatto questioni e idee è l’eredità tangibile di questa prima esperienza”.

– Valentina Silvestrini

https://www.architettifirenze.it/
https://www.groundaction.eu/

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.