Biennale Architettura 2020, Ippolito Pestellini Laparelli curerà il Padiglione Russo a Venezia

L’architetto e urbanista italiano, partner dello studio OMA di Rotterdam, curerà il Padiglione della Russia alla prossima Biennale Architettura a Venezia. Con un progetto che trasformerà il Padiglione in un laboratorio di restauro e non solo

Ippolito Pestellini Laparelli
Ippolito Pestellini Laparelli

Il Padiglione Russo alla Biennale di Venezia continua a confermarsi all’insegna dell’Italia. Risale a un mese fa infatti la nomina di Teresa Iarocci Mavica – direttrice e fondatrice, nel 2009 a Mosca insieme a Leonid Mikhelson, della V – A – C Foundation (che nel 2017 ha aperto la sua sede a Venezia, a Palazzo delle Zattere) – a nuovo Commissario del Padiglione della Russia a Venezia, suggellando così ulteriormente il suo legame con la città lagunare e confermando l’impegno di promuovere l’arte contemporanea russa a livello internazionale. La gestione strategica del Padiglione, inoltre, è stata affidata alla Smart Art, società di consulenza artistica che supporta artisti russi contemporanei fondata nel 2016 da Anastasia Karneeva ed Ekaterina Vinokurova. Dopo Teresa Iarocci Mavica, al Padiglione Russo approda un altro italiano: si tratta di Ippolito Pestellini Laparelli, urbanista e architetto dello studio OMA di Rotterdam, nel 2018 impegnato nel ruolo di Creative Mediators di Manifesta 12 Palermo e adesso nominato curatore del Padiglione Russo per la 17 Biennale di Architettura di Venezia, in programma a partire dal 23 maggio 2020.

Teresa Iarocci Mavica. Photo Nadezhda Romanova
Teresa Iarocci Mavica. Photo Nadezhda Romanova

IPPOLITO PESTELLINI LAPARELLI CURATORE DEL PADIGLIONE RUSSO ALLA BIENNALE ARCHITETTURA DI VENEZIA 2020 

L’architetto italiano, in linea con il tema della Biennale curata da Hashim Sarkis How will we live together?, guiderà, oltre che a curare, il progetto del Padiglione Russo dal titolo Open!, una mostra/laboratorio che vedrà impegnati giovani architetti russi nella ristrutturazione dello storico Padiglione progettato nel 1914 da Alexey Shchusev. Se secondo le idee di Sarkis la prossima Biennale Architettura ha come fine l’“immaginare degli spazi nei quali possiamo vivere generosamente insieme”, il Padiglione curato da Ippolito Pestellini Laparelli “si trasformerà in un ufficio di architettura temporanea in cui i visitatori saranno in grado di vedere e impegnarsi nel progetto di ristrutturazione”. Una sorta di performance corale, in cui i visitatori potranno vedere all’opera gli architetti durante le fasi di progettazione ed elaborazione del restauro del Padiglione. “Per la Biennale 2020 non allestiremo una mostra ma un lavoro in corso, offrendo l’opportunità di un esperimento collaborativo tra un team di giovani architetti russi e un pool di colleghi finalizzato alla trasformazione dell’architettura di Shchusev”, ha dichiarato Ippolito Pestellini Laparelli. “In equilibrio tra finzione e realtà, il Padiglione presenterà dal vivo il progetto, uno studio di architettura temporaneo e il sito di lavoro in corso contemporaneamente. In risposta al quadro curatoriale di Hashim Sarkis, il Padiglione fungerà da istituzione temporanea dando forma a un ‘nuovo contratto spaziale’ attraverso un dialogo aperto e in continua evoluzione tra coloro che abiteranno e lavoreranno nel Padiglione – dagli accademici agli artigiani, dai designer agli attivisti – e il pubblico che interferirà e lo userà come veicolo di accesso, discussione e conoscenza”. 

LA CALL PER PARTECIPARE AI LAVORI DEL PADIGLIONE RUSSO 

Per partecipare al laboratorio progettuale che si terrà all’interno del Padiglione nell’arco dell’intera Biennale Architettura 2020, è stato lanciato un bando rivolto ad architetti e collettivi multidisciplinari russi. I partecipanti alla call sono invitati a ideare un progetto di restauro per il Padiglione, in linea con la sua destinazione d’uso e nel rispetto della storia dell’edificio. Allo stesso tempo, i partecipanti dovranno anche progettare l’installazione di uno studio temporaneo all’interno del Padiglione, ovvero ideare il laboratorio/spazio di lavoro in cui opereranno nel corso della Biennale. Lo studio inoltre verrà utilizzato come struttura in cui si svolgeranno le diverse attività in programma all’interno del Padiglione. Per partecipare al bando c’è tempo fino al 31 gennaio 2020.

– Desirée Maida 

www.labiennale.org

Dati correlati
CuratoreIppolito Pestellini Laparelli
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.