Marchigiano come me. Pippo Ciorra ricorda Cristiano Toraldo di Francia

A una settimana dalla scomparsa di Cristiano Toraldo di Francia, pubblichiamo un ricordo dell’architetto a cura di Pippo Ciorra

Demanio marittimo Km-278 - Courtesy Mappelab
Demanio marittimo Km-278 - Courtesy Mappelab

Cristiano Toraldo di Francia l’ho incontrato poche volte prima che ci ritrovassimo entrambi ad insegnare (e vivere) nelle Marche. Naturalmente sapevo chi fosse e quale fosse stato il ruolo del suo gruppo nella Firenze post-1966. Ma dalla fascinazione per Superstudio e per le altre escursioni radicali nell’avanguardia architettonica mi tenevano lontano i residui di tutt’e due le fasi cruciali della mia formazione: quella romana, appassionata di bel disegno, matericità, città storica, e quella veneziana-milanese, intrisa di rigore ideologico e formale, fortemente ostile – checché se ne dica oggi – agli esperimenti fiorentini, troppo vicini all’arte da un lato e al design dell’altro. Negli anni Ottanta, chiusa l’esperienza di Supertudio, sia Adolfo Natalini che Toraldo si erano dedicati con una certa energia alla professione di architetto, realizzando diversi edifici in Toscana e fuori. Cristiano lavorava con parsimonia e disegnava edifici sospesi con grazia tra modernità industriale (le strutture metalliche) e l’ansia vernacolare che assillava in quel periodo i progettisti italiani (l’uso ossessivo del laterizio). Era lo spirito del tempo, e infatti ero andato a vedere con curiosità la stazione delle ferrovie regionali a Firenze e un paio di edifici per uffici in giro per la Toscana. Natalini invece, che all’inizio era l’“artista” del gruppo, si rivela più pronto a “prendere di petto” l’universo professionale, sceglie una cifra più sbilanciata nel superamento del modernismo e si afferma come uno specialista della scala intermedia, vincitore di molti concorsi per nuovi quartieri in Germania, Olanda e in altri paesi europei. Adolfo lavora molto anche alla scala dell’edificio, specialmente in Italia. Ricordo Quaroni citare ripetutamente ai suoi allievi la banca di Alzate Brianza, con la sua ostentata dicromia, come una delle poche architetture interessanti realizzate in Italia nel periodo “postmoderno”.

Superstudio – da sinistra a destra gli architetti: Cristiano Toraldo di Francia, Alessandro Magris, Roberto Magris, Piero Frassinelli, Adolfo Natalini – courtesy Superstudio
Superstudio – da sinistra a destra gli architetti: Cristiano Toraldo di Francia, Alessandro Magris, Roberto Magris, Piero Frassinelli, Adolfo Natalini – courtesy Superstudio

L’ESPERIENZA DI ASCOLI PICENO

In ogni caso quando alla metà degli anni Novanta ci ritroviamo entrambi nella nascente scuola di architettura di Ascoli Piceno, Cristiano per me è poco più che un estraneo. Io ero un “giovane” ricercatore (in realtà già quarantenne) e Toraldo un visiting professor voluto fortemente da Eduardo Vittoria, fondatore della scuola. Vittoria vuole costruire una scuola vivace e indipendente, proiettata al futuro, e tollera senza fatica (anzi, ricerca) la presenza di figure indipendenti e fuori dal coro, magari anche un po’ scomode. L’invito a Toraldo rappresenta per lui un modo per immettere nella scuola energia pulita e visionaria, lontana dalle consorterie disciplinari, e allo stesso tempo la possibilità di risarcire Cristiano, del quale ha grande stima, della quasi trentennale indifferenza dell’ambiente accademico fiorentino. Toraldo è ad Ascoli Piceno dal ’93/’94, vale a dire dal primo anno di attività della scuola. Nel frattempo a Firenze si sta consumando la sgradevole vicenda della pensilina da lui realizzata davanti alla stazione di S. Maria Novella per i Mondiali di Calcio del 1990, che solleva polemiche e crea in città contrapposizioni forti. E che forse è una delle ragioni, insieme a motivi più personali, che aiutano Cristiano a decidere di spostare l’asse della sua vita e della sua attività verso le Marche, in particolare la città di Filottrano, non lontana da Ancona. Per Eduardo Vittoria il trasferimento di Toraldo nelle Marche è un regalo del destino; per Cristiano la chiamata ascolana la possibilità di intraprendere un’esperienza accademica nuova, fino a quel punto limitata alle sue collaborazioni con le università californiane di passaggio a Firenze.

IL PRIMO INCONTRO

La prima cosa che mi colpì al primo incontro ascolano con Cristiano fu, devo confessarlo, il suo aspetto. Non lo incontravo da un po’ di anni e avevo più o meno in mente la sua data di nascita (1941). Di conseguenza immaginavo di trovarmi davanti un veterano pluridecorato dell’avanguardia anni Sessanta, un signore maturo e segnato dalle molte battaglie, come altri che avevo già incontrato. Tutt’altro. La persona che incontro dimostra venti anni in meno rispetto alla sua età e sprizza disponibilità, curiosità ed energia. Simpatizzo e mi dispongo a collaborare da subito, anche se mi ci vuole un po’ a capire che il fascino che Toraldo esercita su di noi e soprattutto sugli studenti non deriva (solo) dall’aura del Superstudio, ma dal modo in cui si relaziona nel tempo presente alla scuola, agli studenti, ai temi che affrontiamo. Da parte sua, Cristiano si appassiona subito al nostro territorio e al modo in cui la scuola intende studiarlo. Immagino che lo sprawl adriatico gli ricordi le sue passioni per l’informale e le sue esperienze anti-urbane californiane, e che l’interminabile città adriatica delle nostre speculazioni abbia per lui qualcosa dell’astrazione fondativa del monumento continuo. In ogni caso simpatizza.

Superstudio, Le Dodici Città Ideali. Città di Semisfere, 1971 - Courtesy-Fondazione MAXXI, Roma
Superstudio, Le Dodici Città Ideali. Città di Semisfere, 1971 – Courtesy-Fondazione MAXXI, Roma

NELLE MARCHE, PER LE MARCHE

Diventato docente a tutti gli effetti qualche anno dopo, Toraldo ha offerto alla scuola un impegno totale e appassionato fino a un paio di anni fa, ben oltre l’età della pensione. Il suo contributo è stato evidente soprattutto in due aspetti. Il primo è quello del rifiuto dei confini disciplinari: ha insegnato progettazione architettonica, disegno urbano, design, moda, passando senza fatica e con coerenza, come in fondo prima di lui aveva fatto Eduardo Vittoria, da una scala del progetto all’altra. Il secondo contributo essenziale di Cristiano è stato quello di aiutarci sempre a considerare la scuola come un’istituzione aperta. Aperta alla collaborazione con le altre istituzioni, con le facoltà di altri paesi e altre culture, con persone di provenienza disciplinare diversa. Da lui gli studenti sono sempre stati incoraggiati ad andare, rischiare, cedere alla curiosità e all’impazienza. Tuti quelli con i quali ha avuto a che fare lo ringraziano e gli sono devoti.

LA MOSTRA DEL MAXXI

Nel 2016 c’è stata la mostra da noi fortemente voluta e curata da Gabriele Mastrigli (anche lui docente ad Ascoli e studioso accreditatissimo di Superstudio) al MAXXI. È stata un’occasione unica per conoscere ancora più a fondo Cristiano e le sue qualità umane e intellettuali e per cementare la nostra “amicizia naturale”. Toraldo si è consegnato a quell’esperienza con il solito entusiasmo, felice di lavorare di nuovo insieme ai suoi vecchi compagni Frassinelli e Natalini all’ordinamento dell’esposizione, di disegnare l’allestimento con noi, di lavorare con Gabriele a una mostra che desse una lettura il più possibile completa e rispettosa del lavoro di Superstudio. Il risultato fu soddisfacente per tutti; i tre di Superstudio la considerarono come un ottimo antidoto al fiorire di iniziative non sempre accurate che si è verificato negli ultimi anni intorno alla vicenda e alla legacy dei Radicali.

Demanio Marittimo.KM 278, Marzocca di Senigallia, 2016
Demanio Marittimo.KM 278, Marzocca di Senigallia, 2016

MAPPE E DEMANIO MARITTIMO KM 278

Già prima della mostra però era apparso chiaro che Toraldo era una risorsa essenziale per il territorio e non solo per la scuola. Così, con Cristiana Colli – mia partner nella cura di Demanio Marittimo km 278 – si è cercato di coinvolgerlo maggiormente nei progetti di diffusione della cultura architettonica e artistica nelle Marche. Così quando l’azienda Gagliardini si è lasciata convincere a far fare un salto di qualità alla vecchia rivista Progetti, Colli, che coordina il progetto editoriale, ha offerto la direzione a Toraldo, che l’ha accettata con entusiasmo e generosità. Cristiano si è così reso ancora più indispensabile al nostro contesto culturale, offrendosi come infrastruttura vivente per connettere il lavoro degli architetti e degli studenti marchigiani, il territorio e la rete nazionale e internazionale a cui aveva accesso. Ci resta negli occhi una delle sue ultime apparizioni pubbliche di vasta scala, legata a questa esperienza. Il pomeriggio del 21 luglio di due anni fa era al festival UniversoAssisi, su un palco insieme agli altri due membri di Superstudio, Gian Piero Frassinelli e Adolfo Natalini, Rem Koolhaas e Hans Ulrich Obrist. Alle 20:00 era saltato su una macchina e alle 21:30 era sul palco a Marzocca, a festeggiare i primi dieci numeri di Mappe e dare il via alla nostra amata maratona notturna.

– Pippo Ciorra

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Pippo Ciorra
Nato a Formia nel 1955, laureato presso la facoltà di architettura di Roma La Sapienza nel 1982. Nel 1991 consegue un dottorato di ricerca presso lo IUAV di Venezia. Dal 1982 al 1995 ha svolto attività didattica presso le facoltà di Venezia e di Roma, dal 1987 è visiting professor presso la Ohio State University e altre università nordamericane. Dal 1995 insegna Composizione Architettonica alla facoltà di architettura di Ascoli Piceno, università di Camerino. È direttore o docente in vari master interuniversitari, è coordinatore del dottorato di ricerca internazionale Villard d’Honnecour. Ha fatto parte della Commissione Regionale Beni Culturali delle Marche. Oltre a ricoprire la carica di senior curator per il Museo Maxxi, è advicer per il premio Medaglia d’oro dell’architettura italiana della Triennale di Milano e per il Mies van der Rohe Award della fondazione MVDR. Collabora dal 1981 a giornali e riviste generalisti e specialistici e alla radio nazionale. Fa parte del comitato editoriale di Casabella. Ha pubblicato saggi, ricerche sulla città contemporanea e studi monografici, tra i quali: “Ludovico Quaroni 1911-1987” (1989), “Botta, Eisenman, Gregotti, Hollein: Musei” (1991), e “Peter Eisenman” (1993), tutti editi dall’Electa. Nel 2000 ha pubblicato per Skira “Nuova architettura Italiana”. Nel 2002 è uscito, per Meltemi, “La metropoli dopo”, nel 2004 il dossier “I musei dell’Iperconsumo”, nel 2006 “Musei, Next Generation” (Electa), in occasione di una mostra al Maxxi di Roma.