Le architetture dimenticate invadono Facebook. Il caso Forgotten Architecture

Un viaggio nel tempo, tra edifici di grandi maestri poco noti, opere finite nell’oblio e piccoli capolavori in giro per il mondo: dopo neppure due settimane dall’apertura, il gruppo Facebook Forgotten Architecture è già diventato virale. L’idea? Creare una tavola rotonda online destinata non solo ad architetti, critici e storici dell’architettura. Qui è l’ideatrice e firma di “Artribune”, Bianca Felicori, a raccontare il progetto.

Giochi senza frontiere, Castello Sforzesco, Milano, 1995. Photo credits Giochi senza frontiere
Giochi senza frontiere, Castello Sforzesco, Milano, 1995. Photo credits Giochi senza frontiere

Forgotten Architecture nasce il 28 maggio 2019 dall’unione di vari input, primo tra tutti quello sentimentale: negli anni degli studi ho sviluppato un certo feticismo per certi architetti dimenticati, o per opere lasciate nell’ombra, spesso poco approfonditi (o per niente approfonditi) nelle Scuole di Architettura. È questo il caso, per citare il mio “primo amore”, di Marcello D’Olivo o di Aldo Loris Rossi, anche lui membro dell’APAO di Zevi, di cui ho parlato su Artribune in un’intervista al regista Francesco Lettieri. Credo fortemente nella condivisione di informazioni, nella vita virtuale e in quella reale. Così ho creato il gruppo, senza tante aspettative, senza dare troppe indicazioni, soltanto lasciando libere le persone (non gli utenti, ma persone) di dialogare tra loro, di condividere.

LA NASCITA DEL PROGETTO

Per spiegare la linea guida del progetto, ho fornito un esempio pratico: quest’anno, nel padiglione Cuba della mostra Broken Nature alla Triennale di Milano ho scoperto Las Escuelas Nacional De Artes a L’Avana di Vittorio Garatti, Roberto Gottardi, Ricardo Porro, due architetti italiani insieme a un architetto cubano. L’opera, datata 1961, fu commissionata da Fidel Castro e Che Guevara nell’ambito della politica educativa promossa subito dopo la rivoluzione. Non conoscevo né loro, né tantomeno il progetto. Da un esempio, fornito come paradigma, si è innescato un incredibile meccanismo di sharing: a oggi siamo più di 3.000 e continuiamo a condividere, vivere revival, fare nuove scoperte, discutere. Ci sono vari aspetti positivi in questo progetto: primo tra tutti, siamo un mega-collettivo; qui puoi trovare lo studente come il professore, il grande architetto come il giornalista, è davvero una tavola rotonda. In secondo luogo, offre l’opportunità di pensare all’architettura al di là dei soliti schemi accademici. Su Forgotten Architecture diamo voce alle nostre intime ossessioni e affezioni, a ciò che per noi significa “dimenticato”. Terzo: ci sostituiamo con orgoglio al noioso scrolling della home Facebook, dando l’opportunità di usare questo social network in modo intelligente e piacevole.

Aldo Loris Rossi, Casa del Portuale, Napoli, 1968-80. Photo Fabrizio Vatieri
Aldo Loris Rossi, Casa del Portuale, Napoli, 1968-80. Photo Fabrizio Vatieri

COME FUNZIONA

Forgotten Architecture non ha regole prestabilite, ma soprattutto è un progetto di pura e genuina condivisione. Il gruppo parte da una prima interpretazione del termine: Forgotten non va frainteso con abbandonato o scarsamente curato, ma ha varie sfumature. Forgotten è l’architettura di un grande maestro dimenticata, è l’opera di un architetto minore mai considerata, è la piccola chiesa dell’archistar mai studiata all’università e così via. Con una certa naturalezza, dallo scambio di informazioni, si è definito un arco temporale che va dai primi del Novecento a oggi, ma la cosa più interessante sono le rubriche, ognuna con il proprio limite spaziale.
Forgotten Architecture: contesto europeo, unica eccezione per gli italiani all’estero che possono essere condivisi (con il sottoinsieme #forgottenhouses e #forgottendeserthouses);
A Famous Forgotten: la rubrica sulle opere meno note dei grandi maestri, contesto mondiale;
Vari sottogruppi: Chiese, Cimiteri, Prospetti, Gas Station, Night Club, Bar, Capsule, Padiglioni, Playground, Piscine (Europa e resto del mondo);
Progetti Arch and Art dove un artista collabora con un architetto (Europa e resto del mondo);
Rubriche regionali: Forgotten Architecture Campania, Forgotten Architecture Calabria, Forgotten Architecture Puglia (per ora), curate da membri del gruppo (Italia).

PROGETTI FUTURI

Attualmente Forgotten Architecture è un gruppo Facebook e una pagina Instagram, dove quotidianamente vengono caricati tre progetti con approfondimenti su ciascun singolo caso nelle Instagram stories. Ogni giorno si aggiungono persone nuove, nuovi progetti, nuove rubriche e tutto inizia a prendere forma. In futuro? Mi piacerebbe poter organizzare eventi e soprattutto gite e visite delle architetture raccolte; mi piacerebbe anche rendere Forgotten Architecture uno strumento per chi viaggia, un database da consultare per visitare le architetture nascoste in giro per il mondo o, perlomeno, in Europa. A oggi, si sta ragionando su una esposizione e su una eventuale pubblicazione. Non ci resta che vedere cosa il futuro riserva per questo progetto.

Bianca Felicori

https://www.facebook.com/groups/forgottenarchitecture/

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Bianca Felicori
Bianca Felicori è architetto junior e studentessa del corso di Laurea Magistrale in Architettura e Disegno Urbano presso il Politecnico di Milano. Inizia il suo percorso nella redazione di Domus insieme all’ex direttore Nicola Di Battista, correlatore della sua tesi di laurea triennale “L’occhio dell’arte in Domus” dedicata al rapporto tra la disciplina artistica e quella architettonica, con il contributo di Mimmo Paladino. Dopo l’esperienza all’interno della redazione, partecipa attivamente agli eventi dedicati all’architettura in Italia - Salone Internazionale del Mobile e Biennale di Venezia. Nata a Bologna e residente a Milano, è oggi redattrice di Artribune e si occupa di architettura e arti visive.