Weimar: riapre al pubblico il primo edificio in stile Bauhaus del mondo

Nel centenario della fondazione del Bauhaus e nel giorno in cui sono stati celebrati i 136 anni dalla nascita dell’architetto Walter Gropius, la Haus Am Horn è tornata ad accogliere i visitatori. Dopo una scrupolosa ristrutturazione, è ora sede di una mostra permanente che include copie fedeli degli arredi progettati nei laboratori della scuola

Luftbild, Klassik Stiftung Weimar, Foto: Thomas Müller, für Georg Muche: © Bauhaus-Archiv Berlin
Luftbild, Klassik Stiftung Weimar, Foto: Thomas Müller, für Georg Muche: © Bauhaus-Archiv Berlin

C’è una nuova – e significativa – tappa da aggiungere all’itinerario architettonico a tema Bauhaus. Ed è un’integrazione di assoluto rilievo, poiché si tratta dell’Haus Am Horn, primo e unico edificio progettato e costruito dal Bauhaus negli anni di Weimar. Debuttò nel 1923, alla Bauhaus Exhibition. Al termine dell’intervento di recupero, iniziato nel 2015 e finanziato con fondi statali e della Turingia, il prototipo abitativo progettato da Georg Muche, docente Bauhaus, è tornato a vivere. La sua realizzazione venne supervisionata da Adolf Meyer e Walter March e dallo studio di architettura dello stesso Gropius. Esemplificazione della volontà di costruire un’opera frutto della reale interazione tra architettura e arredamento, la dimora è parte del “circuito” Bauhaus and its Sites in Weimar, Dessau and Bernau, inserito dall’UNESCO nella lista del Patrimonio Mondiale nel 1996. Di notevole importanza fu lo sviluppo degli arredi: i laboratori della scuola coinvolti nel processo espressero in maniera compiuta – per la prima volta in questa occasione – le proprie idee e visioni della casa moderna. Oltrepassato l’orto della dimora – presenza essenziale di ogni unità abitativa, secondo i principi del Bauhaus, in un’ottica di autoproduzione del cibo -, si possono scoprire gli interni, che ricalcano il primo allestimento. In assenza dei mobili dell’epoca, laddove non sono state riprodotte copie fedeli degli originali, i progettisti hanno previsto l’installazione del cosiddetto Umrissmöbel: ingombro e silhouette degli arredi assenti vengono ricreati con basiche – ed efficaci – strutture dipinte di bianco, accompagnate da apparati didattici.

-Valentina Silvestrini

www.klassik-stiftung.de

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.