Il progetto di riqualificazione di Palais Campofranco dona a Bolzano un nuovo spazio pubblico

Riguarda un palazzo nel centro della città di Bolzano, che conserva nella propria corte un Ginkgo biloba secolare, il progetto dello studio romano MdAA Architetti Associati. A parlarcene, l’architetto Massimo D’Alessandro

Render del progetto. Immagini a cura di MdAA architetti associati
Render del progetto. Immagini a cura di MdAA architetti associati

Palais Campofranco è posizionato nel centro di Bolzano a pochi passi dal Duomo e dalla Piazza Walther Von der Vogelweide, nonché dai principali musei della città come l’Archeologico dell’Alto Adige che ospita Ötzi, l’Uomo venuto dal ghiaccio, e il Museion, Museo d’Arte Contemporanea di Bolzano. Proprio nel rispetto della storia e dell’architettura di quella che un tempo era la residenza della Casa d’Asburgo, il proprietario Georg Graf Kuenburg con il project manager Franz-Ferdinand Graf Huyn hanno indetto un concorso di idee a invito per il progetto di riqualificazione dell’edificio storico. Quest’ultimo, oltre al restauro, prevedeva la realizzazione di una nuova costruzione. A vincere è stato lo studio MdAA Architetti Associati. L’intervento di riqualificazione di quasi 5000 mq dovrebbe concludersi nella primavera del 2020.

IL PROGETTO

Il proprietario Georg Graf Kuenburg insieme al project manager Franz-Ferdinand Graf Huyn stavano inseguendo da più di dieci anni il recupero delle cubature distrutte da un bombardamento nella seconda guerra mondiale che ha danneggiato anche il Ginkgo biloba”, spiega ad Artribune l’architetto Massimo D’Alessandro. “Il tema generale del concorso ad inviti era la riqualificazione della corte in cui dovevano essere soddisfatte due condizioni fondamentali: la possibilità di costruire un piano interrato commerciale sotto la quota zero della corte, e un volume dietro alla terrazza, attualmente di difficile accesso e non aperta al pubblico, ma con una delle più belle viste del centro di Bolzano”. Trasformare in uno spazio pubblico la corte che solitamente viene vissuta dai cittadini di Bolzano soltanto nel periodo natalizio, realizzando contrasti tra l’edificio storico restaurato e il contemporaneo con volumi leggeri e trasparenti, era il concept del progetto vincitore.

Plastico. Immagini a cura di MdAA architetti associati
Plastico. Immagini a cura di MdAA architetti associati

IL GINKGO BILOBA

A causa di un vincolo urbanistico, tutti gli interventi di scavo previsti nel progetto dovevano essere realizzati al di fuori di una zolla di 5 m di diametro dal secolare Ginkgo biloba, dono della Principessa Sissi a suo zio l’Arciduca Heinrich. I 12 m di scavo hanno consentito la realizzazione dello spazio commerciale interrato e di un piano intermedio di 1000 mq a quota – 3 m, destinato a tutta l’impiantistica dell’edificio, e allo smaltimento dei rifiuti urbani tramite carrelli. La corte diventa così il tetto giardino di un grande spazio commerciale interrato, cui si accede tramite una scala che gira intorno al “vaso” in cui è contenuta la zolla del Ginkgo biloba, “il centro della composizione”. L’apertura della scala garantisce al piano interrato l’illuminazione e l’aria. Gli scavi effettuati hanno portato alla luce il substrato della città di Bolzano di sedimenti fluviali. La maggior parte dei quali è composta da ignimbrite, materiale di origine vulcanica di 295-246 milioni di anni fa, al periodo della Pangea quando Bolzano si trovava all’equatore e affacciava sull’Oceano della Tetide, come la Cina. “Nel 2012 c’è stato uno dei ritrovamenti più importanti di ginkgofite nella Gola di Bletterbach, a 40 chilometri da Bolzano. Il ginkgo si estinse ma è sopravvissuto in Cina, un ponte che attraversa 250 milioni di anni, una di quelle forma di vita che Darwin definiva ‘fossile vivente’”, afferma il paesaggista Stefano Olivari che ne ha curato il progetto. “Il giardino di Palais Campofranco richiama così le ere geologiche, riportando in superficie i sedimenti fluviali sui quali Bolzano poggia: ciottoli modellati dall’erosione dell’acqua e dai ghiacci, emersi durante lo scavo del cantiere, sono stati selezionati, stoccati e in ultimo saranno posizionati ai piedi del Ginkgo, portando così alla luce un pezzo della storia geologica dell’Alto Adige. La vegetazione erbacea e arbustiva è originaria della Cina, così come il Ginkgo biloba, una flora ricercata di rarità botaniche; rovi dai fusti bianchi, felci giallo verdi, orchidee e insolite fioriture”. Le nuove hall di ingresso presenti su tre dei quattro lati del fabbricato, collegano la corte-giardino al cuore storico della città.

Gingko Biloba foto cantiere di Gregor Khuen Belasi
Gingko Biloba foto cantiere di Gregor Khuen Belasi

UN’UNICA FASCIA CHE AVVOLGE IL PROGETTO

Il nostro concept di progetto è abbastanza semplice con poi uno sviluppo abbastanza complesso”, afferma l’architetto. “L’idea era di stendere un manto, che nasce come copertura dello spazio commerciale, che poi arrivando in prossimità della terrazza si increspa con una curva, dando luogo a una parete inclinata di cristallo, schiena del volume di vetro che da accesso alla terrazza, e che ospita il ristorante”. Per impedire al calore generato dai raggi solari di penetrare all’interno, è stata realizzata una doppia parete di vetro dalla Stahlbau Pichler, leader a livello mondiale per la realizzazione di importanti architetture in acciaio e vetro, che ha la funzione di camino solare.

– Ilaria Bulgarelli

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Ilaria Bulgarelli
Ilaria Bulgarelli (Roma, 1981) ha studiato presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, conseguendo la laurea triennale in Ingegneria Edile, poi presso “Sapienza Università di Roma”, per terminare i suoi studi con la laurea specialistica in Architettura. Un mix di studi scientifici e creativi che si vanno a fondere con la sua passione per l’arte. Sarà proprio questa passione a condurla verso l’arte contemporanea frequentando il Master of Art della LUISS Creative Business Center. Una formazione che le permette di curare mostre dal progetto curatoriale all’allestimento, collaborando così con artisti di arte contemporanea. È uno stage presso la redazione di “Rai Arte” e una collaborazione con l’ufficio stampa di MondoMostre, a portarla verso la comunicazione e il giornalismo.