Kitsch buddista per il monumentale Tempio Bianco in Thailandia

Venti anni di lavoro per inaugurare il santuario tailandese, un progetto grandioso e bizzarro insieme, puro esempio di kitsch orientale, ancora però lontano dal completamento.

Il Tempio Bianco - Ph. Ying Tong Low
Il Tempio Bianco - Ph. Ying Tong Low

L’universo dei templi buddisti tailandesi conta da questo luglio un esemplare in più; si tratta del monumentale Tempio Bianco, edificato su progetto dell’artista locale Chalermchai Kositpipat (Chiang Rai, 1955), che dal 1997 coltivava il sogno di donare alla sua città natale. E lo ha fatto finanziando personalmente la costruzione con 1,2 milioni di dollari. 120 artisti hanno lavorato al suo fianco a titolo semigratuito, credendo nella bontà del suo progetto.

KITSCH ORIENTALE

Da lontano, si può quasi scambiare il Wat Rong Khun, questo il nome del tempio, per una gigantesca torta nuziale, un po’ per il biancore dell’intonaco che risplende sotto il sole come zucchero cristallizzato, un po’ per le arditezze estetiche di guglie, pinnacoli, fregi e statue. Il corpo principale, bianco avorio, porta incastonati sulle mura centinaia di piccoli specchi, metafora della splendente saggezza del Buddha, l’Illuminato. Vi si accede tramite un ponte, alle due estremità del quale troneggiano due dèmoni; lungo le fiancate, centinaia di mani in stucco, alcune delle quali reggono la tipica ciotola buddista per l’elemosina, e nella loro bizzarria sembrano tratte da una pittura di Hyeronimous Bosch. Completano il santuario anche un crematorio e un edificio più raccolto, con funzioni di guesthouse, dalle mura completamente rivestite in legno, e decorate a foglia d’oro.
I tetti a tre piani degli edifici sono tipici dell’architettura settentrionale tailandese. Le statue appartengono invece alla mitologia buddista, come le Kinnara, le benevolenti creature metà uomini e metà uccelli, e Naga, il gigantesco serpente che salvò Buddha meditante dalle piogge torrenziali.

FRA RELIGIONE E TURISMO

Il santuario è inserito in un parco di sei ettari, e a pochi giorni dall’apertura ufficiale, è già visitato giornalmente da centinaia di turisti che sfiorano un po’ rumorosi i monaci impegnati nelle preghiere e nella meditazione. Ma del resto questo è l’Oriente, dove il ritmo frenetico della vita contemporanea non turba più di tanto lo svolgersi di riti e abitudini millenari. Ad attratte i turisti, il fatto che gli edifici sono decorati sia con immagini tradizionali buddiste, sia provenienti dall’iconografia pop, in particolare personaggi del mondo dell’animazione, come Spiderman o Kung Fu Panda.
Nel realizzare questo tempio a dir poco bizzarro, Kositpipat ha inteso rendere omaggio alla sua profonda fede, e allo stesso tempo raccontarne la capacità di mantenersi viva in un mondo sempre più attratto dai miti dell’Occidente.
Ad oggi, tre sono gli edifici esistenti, ma il progetto ne prevede ben nove, ed è probabile che il cantieri resti aperto per altri cinque decenni, facendo del Tempio Bianco l’omologo orientale della Sagrada Familia.

– Niccolò Lucarelli

 

Wat Rong Khun
San Sai, Mueang Chiang Rai District,
Provincia di Chiang Rai 57000, Thailandia

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.