Anche Firenze vuole riqualificare le officine ferroviarie. Però senza cultura

Dopo Torino (e dopo il grande progetto Scali Milano), anche il capoluogo toscano imposta la rinascita di una parte importante del suo patrimonio ex industriale. Primo passo, l’invito di FS per l’interesse all’acquisto. Ma qualche dubbio sorge sulla scelta delle destinazioni d’uso.

Il perimetro delle ex OGR in una foto aerea - Fonte sito FSSU
Il perimetro delle ex OGR in una foto aerea - Fonte sito FSSU

Situate in posizione assai strategica, sui viali di circonvallazione, a pochi passi dal Nuovo Teatro dell’Opera e del polo espositivo della Stazione Leopolda, le ex Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato a Firenze, in zona Porta al Prato, sono finalmente al centro di un vasto piano di riqualificazione.
È di questi giorni l’annuncio della prossima pubblicazione, da parte di FS, di un invito a manifestare interesse all’acquisto dell’area. La quale si sviluppa su una superficie totale di 100.000 metri quadrati di superficie totale, mentre è pari a 54.000 la superficie lorda edificabile. Varie le destinazioni: sono infatti previsti edifici a carattere direzionale, commerciale, residenziale, e turistico-ricettivo. L’attuale superficie edificata è pari a 80.000 metri quadrati circa, che saranno ridotti per aumentare la disponibilità di spazi verdi, in un’ottica di limitazione della cementificazione. L’Edifico Riparazione Carrelli, dichiarato di interesse culturale, non potrà essere demolito e dovrà dunque essere recuperato in maniera integrale.
Come riportato dal comunicato dell’azienda, si prevedono importanti cambiamenti per Firenze: “Una tramvia in luogo dell’attuale ferrovia, una nuova viabilità, aree a verde attrezzato, ciclopedonali e connessioni con il Parco delle Cascine, favoriranno lo sviluppo di relazioni di vicinato e costituiranno un’adeguata transizione tra la città e il grande Parco territoriale”.

UN’OCCASIONE MANCATA?

Osservando però i dettagli delle destinazioni d’uso, si nota come non venga fatto alcun accenno a una destinazione culturale di almeno una parte degli spazi, e considerando la vicinanza con la Leopolda e il Nuovo Teatro dell’Opera, non arricchire questa zona cittadina con ulteriori luoghi deputati alla cultura potrebbe essere un’occasione mancata per una riqualificazione che permetterebbe alla città di Firenze di compiere il grande salto nel contemporaneo, anche con spazi che vadano al di là della mostra-evento, ma si caratterizzino per la capacità di ospitare una “fucine d’idee” e un concreto dibattito sull’arte contemporanea. Come avverrà proprio nelle OGR di Torino.

L’ESPERIENZA TORINESE

Il prossimo 30 settembre infatti riapriranno al pubblico le nuove Officine Grandi Riparazioni di Torino, ripensate come centro per le arti visive e performative e, insieme, centro per la ricerca scientifica, tecnologica, industriale. 35mila metri quadrati edificati a fine Ottocento, e riqualificati grazie all’intervento della Fondazione CRT; un investimento complessivo di 90 milioni di Euro, è una volta completata andrà ad arricchire il già vasto panorama degli spazi culturali torinesi dedicati al contemporaneo.
La riapertura sarà in grande stile: il 3 novembre, in concomitanza con Artissima, la grande mostra collettiva a cura di Tom Eccles, Liam Gillick e Mark Rappolt, in collaborazione con la Fondazione Rebaudengo. Le opere della Collezione di Patrizia Sandretto dialogheranno con opere di arte contemporanea e dei secoli passati provenienti dal Museo Egizio, dal Castello di Rivoli e dal circuito della Fondazione Torino Musei.
Nel frattempo anche Roma con un progetto immobiliare all’interno della Ex Dogana di San Lorenzo e molto di più Milano con la grande visione di “Scali Milano” stanno ripensando il loro futuro a partire dalle aree che per anni sono state usate come ferrovie, officine di treni e aree per convogli merci.

Niccolò Lucarelli

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.