Maxxi: la grande architettura in mostra. Con un omaggio a Zaha Hadid

Dall’attesa retrospettiva sul rapporto tra Zaha Hadid e l’Italia all’appuntamento dedicato alla visionaria figura di Yona Friedman, fino all’omaggio all’Estate Romana, a 40 anni dalla fondazione. Tutte le novità della stagione espositiva.

MAXXI Spatial, 2017 Fotomontaggio su vista del MAXXI Courtesy: Yona Friedman -foto © Francesco Radino-courtesy Fondazione MAXXI
MAXXI Spatial, 2017 Fotomontaggio su vista del MAXXI Courtesy: Yona Friedman -foto © Francesco Radino-courtesy Fondazione MAXXI

Parte con il botto l’estate del Maxxi di Roma, grazie a una tripletta di mostre di architettura per ridefinire – o meglio, sottolineare – il ruolo di animatore culturale capitolino dell’istituzione. Introducendo il programma, nel corso della conferenza stampa, la Presidente Giovanna Melandri ha affermato che si tratta di “una festa dell’architettura, che rende il Maxxi un grande laboratorio per il futuro”. Il programma si articola in due mostre antologiche, – L’Italia di Zaha Hadid e Yona Friedman. Mobile Architecture, People’s Architecture – e in un progetto esterno – L’effimero in scena. Omaggio al Teatrino Scientifico dell’Estate Romana – che riaccende i riflettori sulla necessità stringente di creare spazi e situazioni capaci di generare contenuti, spingendo la collettività a credere maggiormente nel valore della cultura.

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“L’effimero in scena, in particolare, è “un omaggio a Nicolini e Argan, che per primi, quarant’anni fa, capirono quanto la cultura sia l’unica soluzione per ridefinire una geografia sociale”, ha raccontato Franco Purini. “Ricostruire qui il Teatrino Scientifico dell’Estate Romana significa attualizzare il passato come momento pieno di risorse per i futuro.” Perché, in fondo, “non si tratta solo di una celebrazione, ma dell’avvio di un ragionamento critico sulla contemporaneità” ha precisato Margherita Guccione, che con Woody Yao ha curato la mostra dedicata alla compianta Zaha Hadid, scomparsa poco più di un anno fa. Ospitata nella panoramica Galleria 5, si focalizza sul rapporto della progettista con l’Italia, puntando lo sguardo in particolare sui progetti realizzati nella Penisola e sulle collaborazioni con i marchi di design made in Italy. In apertura anche la mostra dedicata a Yona Friedman (Budapest 1923), arrivata dalla Power Station di Shangai. Presente e lucido nei suoi 94 anni, ha ricordato che l’architettura è una questione di tutti, per quanto utopica essa sia. A tirare le conclusioni Pippo Ciorra che ha paragonato il programma espositivo a “una sorta di triangolazione. Tre lavori site specific pensati per il museo, architetture che sfidano l’arte, travalicando i confini disciplinari e producendo intelligenza e bellezza.” Ce n’è per tutti i gusti, insomma.

 

– Giulia Mura

 

http://www.maxxi.art/

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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.