Centri culturali. Il governo nipponico diffonde le Japan House. Si inizia a San Paolo del Brasile

Le prossime sedi degli “Istituti di Cultura” nasceranno a Londra e Los Angeles. Questo è l’inizio di un percorso che il governo giapponese ha cominciato per diffondere la cultura del paese nel mondo. Il percorso parte dal Brasile, paese con la più grande comunità giapponese residente.

La Japan House di San Paolo
La Japan House di San Paolo

La primavera 2017 vede nascere la Japan House di San Paolo in Brasile con la sede in Avenida Paulista. Questo è il primo step di un progetto su scala mondiale portato avanti dal governo giapponese che prevede l’apertura di altri due centri a Londra e Los Angeles. Con l’obiettivo di diffondere in Brasile e nel mondo la cultura giapponese contemporanea, il programma di questo centro combina una galleria espositiva, un caffè, un ristorante, un negozio Japan Madoh di design giapponese, una biblioteca aperta con più di 1900 volumi e spazi per workshop e corsi che vanno dalla lingua alle tecniche manifatturiere tradizionali. Funziona un po’ come gli Istituti di Cultura italiani nel mondo, ma la scelta dei luoghi in cui operare non è casuale.

LA CULTURA NIPPO-BRASILIANA

La scelta della capitale paulista è un segno di riconoscimento verso la più grande comunità giapponese al di fuori del paese d’origine: una presenza che si è andata creando a partire da metà ottocento a causa delle difficili condizioni economiche del Giappone e si è consolidata durante la seconda guerra mondiale. Oggi la comunità nippo-brasiliana è uno dei gruppi etnici più rilevanti di San Paolo e occupa lo storico quartiere di Liberdade. Infatti, nonostante l’obiettivo dichiarato della Japan House sia la diffusione del contemporaneo giapponese, le scelte denotano una grande attenzione alla cultura che unisce i due paesi, a partire dal progetto co-firmato da Kengo Kuma e dallo studio paulista FGMF Arquitetos.Il fronte su Avenida Paulista è una cortina di brise-soleil in hinoki (cipresso del Giappone) modulati secondo il gusto tipicamente giapponese per la giunzione ortogonale che ritroviamo in altri lavori dello stesso Kuma come il Prostho Museum come in celebri progetti di Sou Fujimoto, uno tra tutti il Serpentine Gallery pavillon del 2013. L’accesso all’edificio, i cui interni sono stati curati dal designer Kenya Hara, è mediato da un cortile esterno derivante dal tradizionale sotodoma, che attualmente ospita l’opera Mu-magari 600 di Akio Hizume: una straordinaria scultura geometrica, nella la definizione dell’artista-architetto, creata con 600 aste di bambù disposte secondo la figura chimica del quasicristallo.

BAMBÙ E CONNESSIONI

L’esposizione inaugurale della Japan House infatti è intitolata BAMBU – HISTÓRIAS DE UM JAPÃO, curata dal brasiliano Marcello Dantas. Questo materiale è un altro fil rouge che unisce i due paesi: il Brasile ospita le più vaste foreste di bambù al mondo. Al piano terra quindi lo spazio espositivo è occupato da vetrine che raccontano l’importanza del bambù in vari aspetti della storia giapponese, dal primo aereo costruito con questo materiale al suo impiego in strumenti musicali e servizi da tè. In una sala appositamente allestita è proiettato il cortometraggio History of princess Kaguya, realizzato da Isao Takahata dello studio Ghibli, che riprende l’antica favola giapponese del racconto del raccoglitore di bambù.

LA MOSTRA

La mostra continua al secondo piano dove al centro dello spaio espositivo si sviluppa Connection, l’installazione dell’artista Chikuunsai IV Tanabe. Cinquemila listelli di bambù si giuntano per incastro senza impiego di colla o altri materiali e danno vita a una scultura dalla forma organica che si sviluppa per tutta l’altezza della sala. L’opera, non senza una buona dose di retorica in questo contesto, mette l’accento sull’energia che può essere generata dall’incontro ed è il simbolo della connessione tra cultura brasiliana e cultura giapponese. Altra grande installazione, A circle of  Bridge di Shigeo Kawashima affronta lo stesso tema mettendo l’accento sulla reciprocità delle influenze tra i poli opposti di una relazione. Attorno a queste due opere una panoramica sull’arte della lavorazione del bambù dalle sue origini a metà 800 fino al suo sconfinamento nell’arte plastica con artisti come Iizuka Rōkansi prima e Hajime Nakatomi poi. Questo excursus racchiude un’altra analogia, meno esplicita, con l’arte brasiliana e in particolare l’arte concreta sviluppatasi dalla fine degli anni ‘50. In questo periodo artisti come Lothar Charoux e Waldemar Cordeiro iniziarono a interessarsi a forme e costruzioni geometriche che ricordano da vicino i reticoli di bambù esposti.

NELLA CITTÀ

Come regalo alla città di San Paolo la Japan House ha poi promosso il progetto Flower Messenger di Makoto Azuma, artista famoso per  le sue installazioni e performance con fiori e piante tipiche giapponesi. Azuma ha organizzato un’equipe di ciclisti che hanno distribuito fiori nei punti più importanti della città di San Paolo. Ancora, domenica 7 aprile per festeggiare la sua apertura la Japan House ha organizzato un concerto, completamente gratuito, degli artisti Jun Miyake e Ryuichi Sakamoto all’interno dello storico auditorium di Oscar Neimeyer al parco Ibirapuera. Gli abitanti di San Paolo sembrano aver apprezzato queste attenzioni: il primo giorno di apertura il centro culturale ha ospitato più di 4200 visitatori.

Federico Godino

 

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Federico Godino
Nato a Genova nel 1993, laureato in Architettura al Politecnico di Milano. Coltiva insieme alla sua passione per le arti l’interesse per altre culture con esperienze di volontariato indipendente in Uganda e di studio in Mozambico. A Milano ha lavorato nell’ambito della progettazione architettonica e specialmente in quella di interni. Attualmente vive a San Paolo del Brasile seguendo un percorso di specializzazione tra architettura alla FAU e arte all’ ECA.