Venezia e l’architettura. Ma fuori dagli schemi

Sono tantissimi gli autori che hanno provato a raccontare Venezia. In primis, nella contemporaneità, un narratore di razza come Tiziano Scarpa. E poi, giusto per citare due esempi, l’hanno trascinata in racconti distopici Tullio Avoledo (Le radici del cielo, 2011) e Antonio Scurati (La seconda mezzanotte, 2011). Ora si sono cimentati anche due architetti. Con risultati notevoli.

Riccardo Miotto, Dogana's Prow – disegno contenuto nel libro Venice. A document
Riccardo Miotto, Dogana's Prow – disegno contenuto nel libro Venice. A document

Only one thing Venice cannot replicate: the steps in the night or in the fog. Their sound […] is the nightmare that assails the sleep of those who decide to leave Venezia”. Si conclude così il primo capitolo di Venice. A document, il libro di Sara Marini e Alberto Bertagna, edito dalla Bruno per la collana Carte Blanche. L’immagine sonora dei passi nel buio della notte veneziana, l’incubo ricorrente che assale chi ha abbandonato la città lagunare, sembrerebbe introdurre a un giallo, ma in realtà il libro si presenta come “un documento”, come uno tra i mille sguardi, su una tra le innumerevoli Venezie.
Tra, echoes, nostalgia, modernity sono alcune delle quindici parole che scandiscono il ritmo delle pagine, chiarendo fin da subito la natura del testo: non una scomposizione analitica degli elementi che caratterizzano la città, piuttosto un’indagine su una consistenza altra di Venezia, quella che va oltre la realtà, e che sembra venire a galla col suono di queste parole. A differenza di due recenti testi pubblicati su Venezia (Se Venezia muore di Salvatore Settis, Einaudi 2014, ed Elements of Venice di Giulia Foscari, Lars Müller 2014), l’interesse di questo libro non è nelle cose, negli aspetti concreti, ma è tra le cose, nel cercare Venezia oltre la sua immagine, in una dimensione intangibile, tutta contenuta nella capacità di immaginare.
Sofisticata e al tempo stesso banale, sacra e profana, capitale del turismo e patria dell’abbandono, copiata fino a diventare icona e allo stesso tempo unica e irriproducibile, Venezia è la culla dell’ambiguo e delle contraddizioni, un luogo in cui la realtà sembra “sospesa nel sogno di ciò che essa rappresenta”. Questo ondeggiare lento sul confine tra realtà e immaginazione moltiplica le potenzialità dell’isola, che in questo testo sembra spogliarsi dalla veste materica per aprirsi ad altre possibilità, per trasformarsi in luogo della mente.

Sara Marini & Alberto Bertagna – Venice. A document
Sara Marini & Alberto Bertagna – Venice. A document

Il libro inizia in silenzio, con una serie di pagine mute in cui schizzi in bianco e nero (Drawing Venice di Riccardo Miotto) disorientano lo spettatore mostrando visioni, sogni perturbanti capaci di risvegliare nella memoria un’immagine lontana della città, nascosta dalla fotografia del presente e terribilmente reale negli spazi dell’inconscio. Frammenti di un rimosso che viene a galla anche con gli scatti di Sissi Cesira Roselli, sparsi come cartoline tra i capitoli del libro: l’obiettivo della macchina fotografica inquadra le sculture della Chiesa di Sant’Andrea della Zirada, soggetti estremamente corporei e materici che però parlano di altro, svelando umori, atmosfere, sensazioni che appartengono alla versione immaginifica dell’esperienza di Venezia.
Pur essendo scritto da due architetti, il testo non concede mai descrizioni, analisi o formule capaci di rappresentare la città in una fotografia reale; il lettore che non conosce l’immagine di Venezia (se esiste al mondo) arriverà alla fine del libro senza ancora riuscire a raffigurarsela. Gli autori parlano della Venezia dell’immaginario, un immaginario collettivo ma allo stesso tempo estremamente individuale, che si dipana nelle pagine del libro in una trama di presenze e assenze capaci di evocare la propria Venezia nelle menti di ciascuno.

Sara Marini & Alberto Bertagna – Venice. A document
Sara Marini & Alberto Bertagna – Venice. A document

Venice. A document, seguito dal secondo libro Future utopia, è il volume che inaugura Carte Blanche, una collana dedicata a ciò che va oltre la realtà, in un ripensamento della dimensione corporale dello spazio a favore del non quantificabile, dell’immateriale. Questo rifiuto verso un eccesso di determinismo e rigore, questa presa di distanza da un approccio esclusivamente razionale alla realtà sono sempre più diffusi, e sembrano ormai condivisi anche negli ambiti più scientifici del pensiero contemporaneo, tanto che nelle Sette brevi lezioni di fisica (Adelphi, 2014) Carlo Rovelli divulga questa disciplina come un’attività visionaria, fuori da ogni certezza.
E se Venezia è un’immagine della mente e la fisica una possibilità del pensiero, allora non stupisce che il libro diventi un oggetto che va oltre il senso comune e l’uso esclusivo della lettura; pensato dagli autori e da uno studio di grafica (che coincide con la casa editrice) come un prodotto di design, il libro è custodito da un involucro trasparente che con eleganza lo protegge dalla realtà per conservare le immagini in esso racchiuse.

Giulia Menzietti

Sara Marini & Alberto Bertagna – Venice. A document
Bruno, Venezia 2015
€ 15
ISBN 9788899058036
www.b-r-u-n-o.it

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Giulia Menzietti
Giulia Menzietti è architetto, docente presso la Scuola di Architettura e Design Eduardo Vittoria di Ascoli Piceno, Università degli studi di Camerino. Dottore di ricerca all’interno del Programma Internazionale Villard D’Honnecourt dello IUAV di Venezia, ha partecipato a diversi progetti di ricerca nazionali e internazionali e a diversi convegni con contributi selezionati tramite peer review. È autrice di Amabili resti. Frammenti e rovine della tarda modernità italiana, Quodlibet 2017, ha curato nel 2014 il libro TRUE-TOPIA. Città adriatica riciclasi, Aracne, e con Sara Marini e Alberto Bertagna Memorabilia. Nel paese delle ultime cose, Aracne 2015. Scrive per “Il Manifesto”, suoi contributi sono comparsi in diverse pubblicazioni e riviste d’architettura.