Lo spazio come organismo vivente. Un libro su Giancarlo De Carlo

Un libro edito da Quodlibet analizza tre progetti poco noti di Giancarlo De Carlo a dieci anni dalla sua scomparsa. Tre progetti in cui è fondamentale il rapporto tra corpo e ambiente e la relazione tra le persone che prende forma attraverso lo spazio.

Federico Bilò – Tessiture dello spazio
Federico Bilò – Tessiture dello spazio

Consideriamo il vivere insieme come un fatto essenzialmente spaziale (vivere nello stesso luogo)”, diceva Roland Barthes nel 1976 in una delle sue lezioni al Collège de France. Partiamo da questa citazione riportata da Federico Bilò per un breve viaggio all’interno del suo libro Tessiture dello spazio. Tre progetti di Giancarlo De Carlo del 1961, recentemente uscito per i tipi di Quodlibet, a dieci anni dalla scomparsa dell’architetto genovese.
Perché è importante leggere questa raccolta di saggi? Innanzitutto Bilò sceglie tre architetture poco note all’interno della produzione di Giancarlo De Carlo: le colonie di Classe e di Riccione e la casa di vacanze a Bordighera, considerate come un corpus, perché condividono la data di progettazione, la medesima tematica, e sono sperimentazioni propedeutiche ai Collegi di Urbino.

Giancarlo De Carlo, Colonia marina a Riccione, 1961-63, schema della distribuzione verticale della cellula, Università IUAV di Venezia, Archivio Progetti, Fondo Giancarlo De Carlo
Giancarlo De Carlo, Colonia marina a Riccione, 1961-63, schema della distribuzione verticale della cellula, Università IUAV di Venezia, Archivio Progetti, Fondo Giancarlo De Carlo

In più lo fa da un punto di vista inedito: decide di raccontare De Carlo attraverso il tema dello spazio, chiave di volta secondo l’autore per comprendere a fondo la ricerca dell’architetto genovese. In una colonia marina, così come in una casa di vacanze o in un collegio universitario, la questione principale è sempre la convivenza. Per De Carlo è fondamentale il rapporto che si stabilisce tra corpo e ambiente e la relazione tra le persone che prende forma attraverso lo spazio nelle sue numerose declinazioni.
Un progetto architettonico, cioè un atto di manipolazione dello spazio”, spiega Bilò, “è sempre e comunque un progetto esistenziale”. Le tre opere, tutte legate all’area del Mediterraneo da sempre cara a De Carlo, acquistano rilievo perché permettono a chi le vive di aggregarsi secondo i propri desideri e le esigenze, rendendo lo spazio un concetto flessibile e in continua metamorfosi, come un organismo vivente.

Emilia Giorgi

Federico Bilò – Tessiture dello spazio
Quodlibet, Macerata 2015
Pagg. 168, € 19
ISBN 9788874627028
www.quodlibet.it

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Emilia Giorgi
Emilia Giorgi (Roma, 1977) è critica e curatrice di arti visive e architettura contemporanee. Dal 2002 al 2009 collabora con il MiBACT, tra le altre attività alla definizione del programma culturale del museo MAXXI di Roma, dove poi lavora dal 2010 al 2012. Come curatrice indipendente ha collaborato tra gli altri con La Triennale di Milano, la Fondazione Feltrinelli, il Centro Pecci di Prato, l’Istituto Centrale per la Grafica, la Fondazione VOLUME!, la Fondazione Pastificio Cerere (Roma). Nel 2015 cura la sezione Cut and Paste del Padiglione Italiano (diretto da Cino Zucchi) della Biennale di Architettura di Venezia. Autrice di numerosi saggi e pubblicazioni, scrive per le principali testate italiane, come Il Manifesto, Artribune, Flash Art, Domus, Abitare, Icon Design. Il suo libro più recente è "Giorni come stanze. Riappropriarsi della città" (Libria, 2020). Fa parte del direttivo dell’IN/ARCH Lazio.