Il super architetto David Chipperfield torna al MUDEC di Milano: 11 anni dopo, nuovo progetto d’allestimento per il museo
Il Comune di Milano affida a David Chipperfield Architects il nuovo allestimento della collezione permanente del Museo delle Culture. Un ritorno significativo, dopo la rottura del 2015 tra l’architetto e l’amministrazione milanese sulla realizzazione dell’edificio
Undici anni dopo la travagliata apertura del Museo delle Culture di Milano, e dopo la rottura con l’amministrazione comunale che aveva accompagnato la conclusione del progetto, lo studio David Chipperfield Architects torna a occuparsi del museo di Via Tortona. La notizia emerge da un documento del Comune di Milano pubblicato a fine settembre, secondo il quale l’amministrazione ha affidato allo studio britannico il servizio di progettazione del nuovo allestimento della collezione permanente. La conferma arriva dallo stesso studio che il 6 ottobre ha annunciato sul proprio sito quello che definisce un “new chapter” nella storia del MUDEC, riprendendo e prolungando la visione architettonica originaria.
David Chipperfield e il nuovo allestimento per la collezione permanente del MUDEC di Milano
Il nuovo allestimento per il MUDEC di Milano si pone come un intervento che coinvolge diversi livelli dell’esperienza museale: dal percorso espositivo alla grafica, dalle teche all’illuminazione, fino agli aspetti più tecnici dell’allestimento e alla direzione dei lavori. La scelta arriva in una fase di ridefinizione più generale del museo: proprio in questi mesi il Comune di Milano sta lavorando anche al futuro della gestione del MUDEC, dopo la gara per la concessione delle attività culturali e dei servizi che si è chiusa senza un nuovo concessionario. Nel nuovo assetto ipotizzato dall’amministrazione, gli spazi destinati alla collezione civica permanente dovrebbero inoltre raddoppiare, passando da 500 a 1000 mq. Il nuovo progetto si inserisce quindi in una trasformazione più ampia dell’identità del museo, chiamato a ripensare il rapporto tra la propria collezione, gli spazi e il pubblico. E tutto questo si intreccia con il nuovo bando per la gestione la cui prima pubblicazione è andata deserta e se ne attende una seconda versione.
La “guerra del pavimento” e la rottura del 2015
Per capire il significato del ritorno di Chipperfield bisogna tornare alla primavera del 2015, quando il MUDEC si preparava finalmente ad aprire dopo dodici anni di lavori nell’ex Ansaldo. Il progetto dell’architetto britannico era arrivato al traguardo in un clima tutt’altro che disteso: le ultime fasi del cantiere erano infatti diventate il terreno di uno scontro sempre più acceso tra Chipperfield e il Comune di Milano. Al centro della controversia c’erano soprattutto le finiture dell’edificio e, in particolare, la pavimentazione in pietra vulcanica dell’Etna. Secondo l’architetto, il materiale utilizzato non rispettava gli standard previsti dal progetto e i circa 5mila mq di pavimento presentavano differenze cromatiche, lastre scheggiate, macchie e fughe irregolari. Una vicenda che Chipperfield ribattezzò la “guerra del pavimento”, arrivando a definire il risultato un “museo degli orrori” e a chiedere ai contribuenti milanesi di intervenire sulla questione.
Lo studio si mosse anche sul piano legale e Chipperfield arrivò a diffidare dall’apertura del museo e dall’associazione del proprio nome all’edificio. Il Comune, da parte sua, respinse le accuse e sostenne che le scelte relative alla pietra fossero state condivise, ricordando che le campionature e le visite alla cava fornitrice erano state condotte anche da personale dello stesso studio di Chipperfield. La posizione dell’amministrazione era che eventuali interventi correttivi sulla pavimentazione potessero essere realizzati successivamente all’apertura delle mostre. Quando il MUDEC aprì infine le porte il 26 marzo 2015, Chipperfield fu il grande assente: il suo nome rimase legato al progetto architettonico, ma l’inaugurazione arrivò senza di lui e con la polemica ancora aperta.
Un ritorno alle origini
È proprio il rapporto con l’idea originaria del museo a rendere particolarmente significativo il nuovo incarico. David Chipperfield Architects non si limita infatti a intervenire su un allestimento esistente: secondo quanto dichiarato dallo studio, il nuovo piano per le esposizioni permanenti dovrà riprendere ed estendere la visione architettonica originale.
Il museo, aperto ufficialmente nel 2015 dopo la conclusione di una vicenda progettuale durata oltre un decennio, torna così al centro di una riflessione sul proprio rapporto tra architettura, collezione e pubblico.
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