Il mistero dell’Armilla attraversa i secoli. Ad Ascoli studiosi da tutta Europa rileggono il simbolo dei Piceni
Ideata e curata dall'antropologo Giacomo Recchioni, la manifestazione conferma la volontà di trasformare la città marchigiana in un punto di riferimento per gli studi sull'antico Piceno e in particolare sull’anellone
Per i Piceni era probabilmente un segno di prestigio, appartenenza e identità. Oggi l’armilla – ovvero l’anellone a nodi in bronzo che accompagna alcune delle più importanti testimonianze archeologiche dell’Età del Ferro nell’Italia adriatica – continua a interrogare studiosi e archeologi sulle sue funzioni, sul suo significato simbolico e sui rapporti culturali che legavano le due sponde dell’Adriatico. A questo enigmatico manufatto, divenuto nel tempo uno degli emblemi più riconoscibili della civiltà picena, Ascoli Piceno dedica la seconda edizione di Armillae, il convegno internazionale che dal 21 al 23 agosto 2026 riunirà ricercatori, storici, archeologi e rappresentanti delle istituzioni per fare il punto sulle più recenti acquisizioni scientifiche.
Il convegno “Armillae 2026” ad Ascoli Piceno
Ideata e curata dall’antropologo Giacomo Recchioni, la manifestazione conferma la volontà di trasformare la città marchigiana in un punto di riferimento per gli studi sull’antico Piceno, tra ricerca accademica, divulgazione e valorizzazione del patrimonio. L’iniziativa è promossa in collaborazione con il Comune di Ascoli Piceno e con il sostegno del Ministero della Cultura, dell’Archivio di Stato di Ascoli Piceno, del BIM Tronto e del Sistema Museale Piceno. Così, per tre giorni il convegno animerà due dei luoghi più rappresentativi del centro storico ascolano. Le sessioni pomeridiane si svolgeranno nel Chiostro di Sant’Agostino, mentre gli appuntamenti serali si terranno nel Giardino dell’Arengo, alternando approfondimenti scientifici, riflessioni storiche e momenti di apertura al pubblico. L’edizione 2026 guarda all’armilla come chiave di lettura della società picena e delle relazioni che, già in epoca protostorica, collegavano il versante adriatico italiano ai Balcani. Il programma affronta infatti temi che vanno dall’archeologia funeraria alla diagnostica dei metalli antichi, dalla museologia al collezionismo storico, fino alle connessioni culturali tra Piceno, Liburnia e Illiria.
Gli ospiti di “Armillae 2026”
Ad aprire il convegno sarà una riflessione sul ruolo del territorio e del museo diffuso con l’intervento di Concetta Ferrara, direttrice del Sistema Museale Piceno, affiancata dall’approfondimento di Sara Giorgi dedicato al disegno archeologico. Nella serata inaugurale troveranno spazio anche la ricostruzione documentaria legata a Giulio Gabrielli e, soprattutto, la presentazione dei risultati delle campagne di scavo 2024-2025 nella necropoli di Belmonte Piceno-Colle Ete, illustrate da Ilaria Di Sabatino e Samantha Fusari. La dimensione internazionale emergerà sin dalla prima giornata grazie alla partecipazione di Morana Vuković, direttrice del Museo Archeologico di Zara, che approfondirà i rapporti storici tra il Piceno e la Liburnia meridionale, confermando come l’Adriatico fosse già nell’antichità uno spazio di continui scambi culturali.
La storia dell’Armilla di Ascoli Piceno
Sarà presente anche il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, a cui seguiranno gli interventi dedicati alla diffusione delle armille nei musei del mondo, illustrata da Oronzo Mauro insieme a Giacomo Recchioni, e alle applicazioni delle analisi chimiche allo studio delle antiche metallurgie presentate da Gabriella Rosselli dell’Università di Camerino. Ampio spazio sarà riservato anche alla storia del collezionismo antiquario tra Settecento e Novecento e alla figura dell’erudito Paolo Maria Paciaudi, mentre Ivan Radman-Livaja, direttore del Museo Archeologico di Zagabria, offrirà uno sguardo sulle campagne romane in Illiria e sulle trasformazioni del mondo adriatico alla vigilia dell’età imperiale.
L’Armilla tra ricerca scientifica e linguaggi contemporanei
La giornata conclusiva allargherà ulteriormente la prospettiva, mostrando come l’armilla abbia continuato ad alimentare l’immaginario culturale ben oltre l’antichità. Veronica Alberti e Luca Belisari ne ricostruiranno infatti la presenza nelle esperienze delle cosiddette “vacanze d’artista” nel Piceno, mentre Americo Marconi proporrà un percorso tra archeologia, iconografia religiosa e culto della dea Cupra. In chiusura, Maurizio Landolfi approfondirà il celebre esemplare rinvenuto a Numana, Rossanna Tuteri analizzerà la mobilità delle donne picene attraverso le evidenze archeologiche e Stefano Papetti racconterà la sopravvivenza dell’anellone come motivo identitario nella produzione della ceramica ascolana del Novecento. Ad accompagnare la sessione finale sarà anche una performance di musica arcaica del gruppo Le Trovatrici, a sottolineare la volontà del convegno di mettere in dialogo ricerca scientifica e linguaggi contemporanei.
Caterina Angelucci
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