Il braciere delle Olimpiadi Invernali ha fatto successo e resterà a Milano: quale museo potrebbe ospitarlo?
Disegnato da Marco Balich, Lida Castelli e Paolo Fantin – come il gemello di Cortina – il braciere sospeso all’Arco della Pace ha conquistato milanesi e turisti in visita alla città. E alla fine dei Giochi potrebbe entrare a far parte del patrimonio culturale di Milano. Ma dove collocarlo?
Sono due, identici in tutto e per tutto, i bracieri olimpici che stanno illuminando i Giochi Invernali di Milano-Cortina 2026, prossimi a concludersi. Uno a Cortina, in piazza Dibona, l’altro – più spettacolare per la scelta di uno dei monumenti simbolo di Milano – sospeso all’interno del fornice principale dell’Arco della Pace del Piermarini, in Piazza Sempione.
Il progetto del braciere olimpico di Milano-Cortina. L’omaggio a Leonardo da Vinci
Entrambi disegnati da Marco Balich in collaborazione con Lida Castelli e Paolo Fantin, i bracieri sono ispirati ai Nodi di Leonardo da Vinci, ricorrenti nell’opera dell’artista toscano e sviluppati a partire dall’intreccio di una linea continua che compone motivi decorativi geometrici. Nella lettura dei progettisti dei bracieri, i Nodi vinciani – e dunque anche l’omaggio che ne è derivato – simboleggiano l’armonia tra natura e ingegno umano. Ma la reinterpretazione messa a punto per le Olimpiadi Invernali è anche un omaggio al sole come fonte primaria di vita, energia e rinnovamento.
Il sistema meccanico che regola il funzionamento del braciere olimpico
Per realizzare bracieri resistenti e leggeri – progettati per espandersi e richiudersi a custodire la fiamma olimpica – è stato utilizzato dell’alluminio aeronautico; mentre il complesso sistema meccanico che ne regola il funzionamento integra 244 punti di snodo e 1.440 componenti, montati su perni e cuscinetti.Nell’insieme, le imponenti strutture raggiungono, in apertura, i 4 metri e mezzo di diametro (da chiuse si sviluppano per poco più di tre metri. Al loro interno, la fiamma è racchiusa in un contenitore di vetro e metallo e produce minime emissioni di fumo, per essere compatibile con ambienti destinati alla fruizione pubblica.
Il braciere olimpico resterà a Milano?
E il pubblico sta premiando l’iniziativa: dallo scorso 7 febbraio, col calare della sera, il braciere dell’Arco della Pace si accende al rintocco di ogni ora, dalle 17 alle 23. Conquistando la piccola folla che si riunisce per assistere allo spettacolo suggestivo, seppur breve (tutto si svolge nel giro di 5 minuti), accompagnato dalle musiche di Roberto Cacciapaglia. Il 22 febbraio, si terrà l’ultimo spettacolo. Ma i bracieri torneranno ad accendersi il 6 marzo, per la Paralimpiadi; per spegnersi definitivamente il 15 marzo.
Poi che succederà? Il Sindaco Giuseppe Sala ha un’idea: “Spero che il braciere rimanga in un museo milanese, ci stiamo lavorando e stiamo ragionando su dove potrebbe stare”. Parlando a margine dell’evento Your Next Milano di Assolombarda in Triennale, dedicato all’impatto dei Giochi invernali sul Pil cittadino, Sala si è detto soddisfatto dei molti turisti stranieri arrivati a Milano, guardando anche al futuro: “Siamo di fronte all’Olimpiade invernale più vista della storia a livello televisivo. Avrà un effetto di lungo termine”. Questo a fronte di evidenti limiti nell’organizzazione dell’evento in ambito culturale, infrastrutturale e sociale.
E preso atto anche della mancanza di un convincente progetto d’arredo urbano (al contrario di quello che fu Torino 2006), il lascito creativo più significativo di questi Giochi Invernali potrebbe rivelarsi proprio il braciere olimpico. Potrebbe accoglierlo, per esempio, il Museo Scienza e Tecnologia, e non solo perché intitolato al genio di Leonardo da Vinci. Ma anche la Triennale, che ospita al suo interno il Museo del Design Italiano; o il Museo del Novecento, proprio nel cuore della città, prossimo ad ampliarsi nella seconda torre dell’Arengario, raddoppiando gli spazi.
Livia Montagnoli
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