Icona femminista, ma spesso dimenticata dalla storia, la pittrice Rosa Bonheur rivive nel castello che fu la sua dimora, a sud di Parigi. Un luogo straordinario, ora valorizzato dalla nuova proprietaria

Rosa Bonheur (Bordeaux, 1822 – Thomery, 1899) è fra le più apprezzate peintre animalière in Francia e nel mondo anglosassone nella seconda metà del XIX secolo. Il 2022 è l’anno del bicentenario, che sarà celebrato con una mostra al Museo di Belle arti di Bordeaux (prevista dal 18 maggio al 18 settembre) e successivamente al Musée d’Orsay (dal 17 ottobre al 15 gennaio 2023). Si riaccende l’attenzione su una pittrice che ebbe grande fama in vita, prima donna a ricevere direttamente dalle mani dell’Imperatrice Eugénie la Legion d’Onore, ma che successivamente è stata quasi dimenticata dalla storia dell’arte. Nei giorni del bicentenario ci siamo recati a Thomery, un’ora a sud di Parigi, nel cuore della foresta di Fontainebleau dove nel Castello di By, una dimora nobiliare del XV secolo, Rosa Bonheur visse gli ultimi quarant’anni della sua vita. Qui ricevette scrittori come Victor Hugo, Gustave Flaubert, i musicisti più famosi dell’epoca, Georges Bizet, Jules Massenet, Charles Gounod (era un’appassionata, aveva un palco all’Opéra e quasi ogni settimana si recava a Parigi per assistere agli spettacoli), il presidente Sadi Carnot; e personaggi allora celebri come Buffalo Bill.

Château Rosa Bonheur. Atelier di Rosa Bonheur © Photo Dario Bragaglia
Château Rosa Bonheur. Atelier di Rosa Bonheur © Photo Dario Bragaglia

IL CASTELLO DI ROSA BONHEUR IN FRANCIA

Nel castello, ora ribattezzato Château Rosa Bonheur, abbiamo incontrato Katherine Brault, l’attuale proprietaria che da cinque anni si sta battendo per far riscoprire l’opera della pittrice e valorizzare questa dimora che al momento dell’acquisto ha ritrovato poco cambiata negli ambienti rispetto alla fine del XIX secolo. Con molti documenti d’archivio ancora inediti rimasti conservati nei solai e magazzini del castello e che, poco a poco, vengono studiati per arricchire la conoscenza di una donna emblematica della sua epoca.
Sono di Fontainebleau e i miei primi ricordi del castello sono le visite scolastiche: era un posto polveroso e la pittura di animali non mi piaceva. Poi ci sono ritornata tanti anni dopo nel 2014 ed è stato un colpo di fulmine. Ci ho messo tre anni per trovare i finanziamenti e a fine 2017 sono riuscita ad acquistare. Rosa Bonheur merita di essere ricordata, è stata una donna importante non solo ‘l’omosessuale che dipingeva vacche’ come qualcuna la definiva”.
Katherine Brault arriva dal mondo della comunicazione e ha lavorato intensamente in questi cinque anni per valorizzare un luogo che ora si è meritato il titolo di “Maison des Illustres” e nel 2019 ha ricevuto la visita di Emmanuel Macron e delle Première Dame, evento che ha contribuito a sbloccare il finanziamento del Dipartimento Seine-et-Marne per l’acquisto di opere e l’organizzazione di eventi musicali nello splendido parco di tre ettari.

Château Rosa Bonheur. Atelier di Rosa Bonheur © Photo Dario Bragaglia
Château Rosa Bonheur. Atelier di Rosa Bonheur © Photo Dario Bragaglia

VALORIZZARE LA STORIA DI ROSA BONHEUR

Mi avevano detto che Madame Macron ci avrebbe riservato una piccola sorpresa e in effetti è arrivata indossando un paio di pantaloni. È stato un omaggio a Rosa che è stata la prima donna ad avere l’autorizzazione a indossare i pantaloni: ci voleva un decreto ufficiale, altrimenti si veniva punite. Ma non credo che per Rosa Bonheur fosse una questione di rivendicazioni femministe. Era un problema pratico: questa piccola donna alta un metro e cinquanta frequentava le fiere, i macelli per trovare spunti per la sua pittura e voleva indossare abiti pratici, confondersi fra la folla. Come Leonardo amava conoscere a fondo l’anatomia degli animali che dipingeva”. E questo spiega anche la visita nel 1889 all’accampamento del Wild West Show, lo spettacolo che il colonnello William F. Cody, in arte Buffalo Bill, portava in giro per l’Europa. In quell’occasione Rosa Bonheur ebbe la possibilità di osservare bisonti e altri animali esotici e di conoscere i nativi americani.
Buffalo Bill restituì la visita a Thomery e da quell’incontro nacque un celebre ritratto a cavallo dell’ospite americano, che portò in dono un abito dei nativi visibile ancora oggi nella ex dimora di Bonheur.
Facendoci da guida nei vari ambienti del castello, fino allo splendido atelier dell’artista rimasto praticamente immutato nel tempo, Katherine Brault racconta quanto ha appreso in questi anni lavorando anche su lettere e documenti inediti trovati in archivio.
Non esiste una letteratura copiosa su di lei, le mostre di Bordeaux e del Musée d’Orsay serviranno anche a questo. Noi abbiamo ristampato la biografia scritta nel 1908 da Anna Klumpke, la pittrice americana che visse con lei gli ultimi anni di vita. La sua fortuna artistica fu sempre molto legata al mercato inglese ‒ la regina Vittoria la ricevette ‒ e agli Stati Uniti: ‘La fiera dei cavalli’, un’opera del 1852-55 arrivata al Metropolitan Museum di New York nel 1887, è sempre stata uno dei quadri più apprezzati dai visitatori del museo”. E anche ‒ raro esempio per l’epoca di speculazione su un’opera di un’artista donna vivente ‒ la vendita che permise a Rosa Bonheur di acquistare il castello di Thomery.

Château Rosa Bonheur. Percorso di visita © Photo Dario Bragaglia
Château Rosa Bonheur. Percorso di visita © Photo Dario Bragaglia

ROSA BONHEUR DALLA PITTURA ALLA FOTOGRAFIA

Spostando alcune opere esposte nell’atelier, Katherine Brault ci apre un passaggio segreto dietro cui si scopre un piccolo laboratorio fotografico. Sembra di ritornare ai tempi di Nadar: oltre che pittrice, scultrice, incisore, Rosa Bonheur fu anche appassionata di fotografia e grazie ai cliché ritrovati al castello si è potuto ricostruire l’esistenza di molte opere disperse o sparse in vari musei del mondo, soprattutto americani. Si stima che al momento della sua morte, nel 1899, al castello fossero presenti circa 4.500 opere, quasi tutte vendute all’asta dagli eredi. Ma grazie alle lastre fotografiche di Anna Klumpke scoperte nei solai del castello si è potuto ricostruire in parte un inventario delle opere scomparse. Queste immagini sono il cuore dell’esposizione Le Musée des oeuvres disparues organizzata nel castello (fino al 1° settembre 2022) che presenta un centinaio di opere inedite della pittrice rivelandone aspetti meno conosciuti come le caricature, la pittura storica e paesaggistica, le illustrazioni di leggende inglesi.
A Katherine Brault chiediamo quali saranno i prossimi passi, ora che i finanziamenti pubblici cominciano a sostenere il suo ostinato attivismo per far conoscere la personalità di una donna indipendente e coraggiosa, diventata con il tempo un’icona femminista.
Questo è un castello che deve vivere: oltre alle visite offriamo la possibilità agli ospiti di trascorrere la notte nelle due camere che attualmente abbiamo a disposizione, di cenare nel ristorante, di prendere un tè nelle tazze d’epoca in porcellana che abbiamo ritrovato. Un progetto futuro è di avere un’altra camera disponibile fra gli alberi del parco dove all’epoca vivevano gli animali amati da Rosa Bonheur, inclusi un leone e una leonessa. E poi il roseto: sono state piantate rose con il nome di personaggi famosi conosciuti dalla pittrice e naturalmente una nuova rosa è stata dedicata proprio a lei”.

Dario Bragaglia

www.chateau-rosa-bonheur.fr
https://rosabonheur77.fr/fr

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Dario Bragaglia
Dario Bragaglia si è laureato con Gianni Rondolino in Storia e critica del cinema con una tesi sul rapporto fra Dashiell Hammett e Raymond Chandler e gli studios hollywoodiani. Dal 2000 al 2020 è stato Responsabile delle acquisizioni documentarie e delle collezioni per le Biblioteche civiche torinesi. È stato professore a contratto della Facoltà di Lettere e Filosofia - Università degli studi di Torino (Diploma Universitario Conservazione Beni Culturali). Giornalista pubblicista dal 1992, scrive per La Stampa e altre testate nazionali.