In questo dialogo con Alberto Fiz il grande architetto Mario Botta racconta la sua esperienza in Ucraina, dove a Leopoli ha creato un monastero e nei prossimi mesi avrebbe dovuto essere completata la sua chiesa a cupola rovesciata

È mai possibile che qualcuno pensi di far paura a Putin spostando la finale di Champions League da San Pietroburgo a Parigi o escludendo la Russia dall’Eurovision Song Contest? Queste sono solo testimonianze di come la misura della nostra indignazione non sia minimamente paragonabile al dramma che stiamo vivendo”, spiega sconcertato Mario Botta (Mendrisio, 1943), tra i maggiori architetti della scena internazionale (il 7 aprile s’inaugura una sua imponente personale al MAXXI di Roma) che ha con l’Ucraina un legame speciale. A Leopoli (secondo le ultime notizie sembra che qui si sia rifugiato il presidente Volodymyr Zelensky), dove in questi giorni sono suonate più volte le sirene con distributori di benzina presi d’assalto e abitanti che cercano di fuggire in un’atmosfera d’incredibile caos, il celebre architetto ha realizzato il Centro della Divina Provvidenza, un monastero dedicato all’accoglienza di disabili, poveri ed emarginati a cui si è aggiunta la chiesa di rito orientale alta trenta metri che dopo quattro anni di lavoro è quasi completata. A volere tutto ciò è stato Don Egidio Montanari della congregazione di Don Orione, che un mese fa, il 25 gennaio 2022, ha presentato la pubblicazione di questo progetto parlando, insieme al sindaco Andrij Sadovyi, di come L’viv (è il nome ucraino di Leopoli) sia una città interculturale dove convivono in armonia diverse culture. Parole che oggi suscitano incredulità e amarezza.

Mario Botta, Centro Parrocchiale della Divina Provvidenza Ucraina, Leopoli
Mario Botta, Centro Parrocchiale della Divina Provvidenza Ucraina, Leopoli

INTERVISTA A MARIO BOTTA

Architetto, qual è il suo stato d’animo di fronte all’attuale situazione?
Provo un senso di profondo sconforto. Era inimmaginabile che, a quasi ottant’anni dall’ultimo conflitto mondiale, in Europa sarebbero ricomparsi missili e carri armati. Un ritorno al passato più buio che mi mette profondamente a disagio. A cos’è servito il progresso tecnologico, politico e sociale oltre alla rinnovata sensibilità verso l’ecologia e la sostenibilità ambientale, se ci troviamo nuovamente inghiottiti dagli incubi del passato? Avrebbe dovuto esserci una consapevolezza di cui questa guerra non porta traccia. E in molti fanno finta di non accorgersi che, al di là dei risvolti economici, la guerra significa morte e distruzione, tanto che i calcoli più pessimistici prevedono che il conflitto ucraino potrebbe procurare addirittura 250mila vittime oltre a milioni di profughi. Tutto ciò accade dopo due anni di Covid che ha sconvolto le nostre vite. Non c’è dubbio che questo rappresenti una grave sconfitta anche per noi artisti, architetti, scrittori e intellettuali, che purtroppo non abbiamo saputo incidere sulla coscienza comune.

Dopo quattro anni di lavoro la sua chiesa a Leopoli è quasi completata.
È paradossale che proprio in questi giorni avrebbe dovuto arrivare il rivestimento dorato della parte superiore della cupola. Per realizzarlo la comunità di Don Orione ha messo a disposizione per la fusione frammenti di metallo prezioso non più utilizzabili coinvolgendo anche la popolazione, che in taluni casi ha voluto partecipare donando monili o oggetti personali.

Una testimonianza simbolica che esprime il desiderio di una rinascita collettiva.
E invece ci troviamo di fronte a una situazione di terrore con la gente che si rifugia nei bunker o cerca disperatamente una via di fuga.

Don Egidio e i membri della sua comunità, però, hanno deciso di rimanere.
Sono davvero eccezionali. Come hanno dichiarato, nonostante la guerra, non intendono lasciare Leopoli. La loro missione è quella di restare in città accanto a chi ha più bisogno.

Mario Botta, Chiesa della Divina Provvidenza, Leopoli
Mario Botta, Chiesa della Divina Provvidenza, Leopoli

L’ARCHITETTURA DI MARIO BOTTA A LEOPOLI

Il Centro della Divina Provvidenza è sorto in un luogo periferico ma è subito diventato un punto di riferimento per l’intera Ucraina.
Mi sembra la miglior risposta possibile a un conflitto assurdo. In quel luogo c’era solo un terreno abbandonato accanto a una strada di scorrimento. Oggi è un importante catalizzatore di carattere sociale e culturale nato dal basso. Il mio ruolo è stato quello d’interpretare i bisogni di un quartiere dimenticato e per farlo ho immaginato un monastero razionalista rivestito di mattoni in dialogo con la storia. Sembra un castello con un alto campanile sulla propaggine laterale che rievoca le cattedrali romaniche. La chiesa, poi, con la cupola rovesciata visibile anche dall’interno, avvolge i fedeli quasi fosse un ventre materno.

Il centro storico di Leopoli è stato inserito dall’Unesco nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità. Che impressione ha avuto durante le sue visite alla città?
È un luogo molto affascinante e giustamente Leopoli è stata soprannominata la Parigi dell’est. Purtroppo, gli edifici storici sono spesso fatiscenti e hanno la necessità di ampi restauri. Sebbene ci sia una diffusa povertà, le energie ci sono e ho avuto contatti con gruppi di giovani artisti molto dinamici e attivi.

Nella mostra al MAXXI saranno proposti i progetti di venti luoghi di culto tra chiese, sinagoghe e moschee realizzate in tutto il mondo, dalla Cina a Israele sino alla Corea. Fin dalla metà degli Anni Sessanta l’architettura del sacro è uno dei temi fondamentali della sua ricerca. Cosa l’affascina maggiormente?
La possibilità di creare uno spazio architettonico finito che consenta al fruitore di vivere una condizione d’infinito. 

Alberto Fiz

http://www.botta.ch/

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AutoreMario Botta
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Alberto Fiz
Alberto Fiz (1963), critico d’arte, curatore di mostre e giornalista specializzato in arte e mercato dell’arte. Ha un'ampia attività pubblicistica e saggistica. Ha svolto ruoli di direzione e di consulenza artistica per amministrazioni ed enti pubblici. Ha realizzato il progetto di scultura “Intersezioni” al Parco Archeologico di Scolacium e il Parco Internazionale della Scultura di Catanzaro. Già direttore artistico del museo MARCA di Catanzaro, collabora con la Regione Autonoma Valle d'Aosta e con numerose altre istituzioni. Accanto all’attività critica, si interessa di problematiche legate al collezionismo ed è art advisor di Intesa Sanpaolo Private Banking. Collabora con Milano Finanza e Arte.