Quadreria fra le più ricche in assoluto, la Galleria Colonna, all’interno dell’omonimo Palazzo romano, è uno scrigno di capolavori. Ne abbiamo parlato con la sua direttrice, Patrizia Piergiovanni.

La Galleria Colonna offre talmente tanti stimoli da poter soddisfare pubblici diversi. È lo spettacolo del Barocco su un palcoscenico di prestigio, difficile trovare qualcosa di simile. Come comunicare all’esterno la ricchezza, varietà, unicità di questa collezione privata e richiamare nuovi visitatori? Abbiamo intervistato Patrizia Piergiovanni, responsabile della Galleria Colonna, per scoprire alcuni segreti di una formula che non si adagia sulla straordinarietà delle opere e del contesto ma, attenta alle nuove tecnologie e ai nuovi media, mira ad allargare il bacino di diffusione e di conoscenza dei suoi contenuti.

Quando si deve gestire la comunicazione di una delle gallerie di quadri più affascinanti al mondo, non solo per la ricchezza della collezione ma per la straordinarietà della storia e del contesto, si potrebbe peccare di retorica. Qual è secondo te la giusta strategia da adottare?
Sono sempre a favore della semplicità. Il primo aspetto imprescindibile è avere sempre chiaro a chi ci stiamo rivolgendo. Occorre una comunicazione di tipo divulgativo, comprensibile da tutti e non soltanto dagli addetti ai lavori.

Cosa senti di aver apportato con il tuo lavoro a questo posto unico e delicato? Mi vuoi parlare della comunicazione così dinamica e attuale che promuovi sui social?
Ritengo che nell’era della globalizzazione la comunicazione attraverso i canali digitali sia di fondamentale importanza. In due anni abbiamo raggiunto oltre 16mila follower sulla nostra pagina Instagram. Per noi si tratta soprattutto di persone e non di numeri. Durante il periodo del lockdown della scorsa primavera, abbiamo creato il progetto Racconta il tuo Museo per mantenere costante il contatto con i visitatori. È stata straordinaria l’adesione, siamo arrivati a pubblicare 43 interventi, video o podcast, delle vere e proprie “pillole d’arte”, coinvolgendo non solo qualificati addetti ai lavori ma anche giovanissimi studenti.

La Sala delle Maioliche. Palazzo Colonna, Roma
La Sala delle Maioliche. Palazzo Colonna, Roma

COMUNICAZIONE E PROMOZIONE DI PALAZZO COLONNA

Qual è l’importanza delle nuove tecnologie e di social quali Instagram per musei e gallerie di elevato spessore (per storia e proposte espositive), secondo il tuo parere?
È fondamentale. L’importante è veicolare sempre dei contenuti di qualità. Non si può fare “copia e incolla”, bisogna optare per una comunicazione snella ed efficace. Mi sto incuriosendo sempre più e continuo ad apprendere dai giovani che sono esperti professionisti del settore.

Avete aperto da pochi anni il Padiglione Pio, dedicato alla Principessa Donna Sveva Colonna, quali sono i punti di forza del Casino a parte gli incredibili arazzi di manifattura del Gobelins?
Questa inaugurazione mi riempie di orgoglio. Nonostante sia un’ala di dimensioni contenute rispetto agli spazi monumentali a cui siamo già abituati (la grandiosa Galleria Colonna e l’appartamento rinascimentale della Principessa Isabelle), è di elevato pregio artistico. Le volte sono decorate con affreschi della fine del XVI secolo, a fondo oro, ispirati alle stanze di Raffaello in Vaticano, gli arazzi raffiguranti le Battaglie di Alessandro Magno (XVII secolo) derivano dai dipinti straordinari del pittore e decoratore francese Charles Le Brun, personaggio di spicco alla corte del Re Sole.

Considerando la splendida volta dipinta dal Pinturicchio, il ciclo politico, gli episodi di virtù femminili, cosa consideri più interessante dei soggetti iconografici e cosa dell’apparato figurativo in generale?
È difficile scegliere un particolare soggetto iconografico, gli affreschi della volta nel loro insieme costituiscono un capolavoro assoluto. L’aspetto che trovo più straordinario è il fatto che, nei secoli successivi, le decorazioni si siano sempre integrate con quelle preesistenti senza mai distruggere nulla. La vera essenza del mecenatismo artistico.

I CAPOLAVORI DELLA GALLERIA COLONNA

Quale sala trovi più preziosa tra quelle degli appartamenti di Isabelle?
È arduo scegliere. Se ti rispondo di getto, ti direi il Salottino Rosa, con la predominante di autori fiamminghi del Cinque/Seicento, in particolare, mi perdo nei dettagli miniaturistici che riesce a creare il talentuoso Jan Brueghel il Vecchio nei suoi magnifici rametti con scene di soggetti infernali. Se considero l’importanza artistica, non posso non considerare il Pinturicchio e l’anta del Polittico del ferrarese Cosmè Tura nella Sala della Fontana. Lo stesso ragionamento vale per la collezione più importante al mondo delle Vedute dell’olandese Vanvitelli, nella sala omonima. Ma anche il mare in tempesta che dipinge Pieter Mulier nella sala che prende il suo nome, la Sala del Tempesta, per l’appunto.

Quale capolavoro consideri la gemma della collezione, nonostante non sia ancora riconosciuto come tale?
Ritengo che tutta la collezione del Settecento non sia tenuta nella giusta considerazione. Questo è inevitabile dal momento che le opere rinascimentali e dell’età barocca sono dei capolavori sommi. Nello specifico, le due tele di soggetto mitologico di Andrea Locatelli (in collaborazione con il pressoché sconosciuto Giuseppe Tommasi), raffiguranti la Nascita di Bacco e La Nascita di Giove, in prima tela, sono straordinari. Fermatevi ad ammirarli quando tornerete in visita. Si trovano nel Salottino Rosa.

La collaborazione tra Carlo Maratta e Gaspard Dughet nel Paesaggio con Giudizio di Paride e ritratti en travesti di Lorenzo Onofrio Colonna come Paride e Maria Mancini come Venere ci raccontano di un periodo florido della famiglia e di questi due personaggi ‒ Maria Mancini, nipote del cardinale Mazzarino ‒ soliti dare feste memorabili e mascherate carnevalesche. Vuoi raccontarmi qualche episodio? A quali personalità della famiglia Colonna ti senti idealmente più connessa?
Hai toccato un argomento a me davvero molto caro. Mi sono occupata del cardinale Mazzarino varie volte nei miei studi e ho evidenziato come la sua ascesa e la sua incredibile carriera si siano generate anche grazie all’intermediazione dei Colonna.
Sono molto affascinata dalla figura di sua nipote, Maria Mancini. Donna di straordinaria bellezza e intelligenza, colta, è grazie a lei che il palazzo divenne il fulcro delle sontuose feste barocche nel secondo Seicento, dopo il matrimonio con il principe Lorenzo Onofrio Colonna.
I personaggi che amava interpretare durante i vari festeggiamenti erano le maghe celebri per le loro doti magiche e per la loro avvenenza, tipo Circe o Armida (l’eroina della Gerusalemme Liberata). Ma la sua preferita era Venere, dea dell’Amore. Nel quadro a cui fai riferimento, il principe troiano Paride (che si narrava fosse il mortale più bello) altri non è che suo marito Lorenzo Onofrio, ritratto mentre consegna il pomo d’oro a Venere/Maria.

Sofonisba Anguissola, Autoritratto, 1558. Galleria Colonna, Roma
Sofonisba Anguissola, Autoritratto, 1558. Galleria Colonna, Roma

DA SOFONISBA ANGUISSOLA ALLA PITTURA DI PAESAGGIO

Nella Galleria Colonna si può apprezzare una testimonianza veramente pregevole dell’attività artistica di una donna: l’autoritratto su carta applicata su tavola di Sofonisba Anguissola. Quali sono le protagoniste non solo della collezione ma della famiglia Colonna che credi abbiano lasciato un segno indelebile del loro passaggio?
Ci vorrebbe una giornata intera per rispondere a questa domanda. Moltissime. Ognuna a modo suo. A partire da Vittoria Colonna, musa ispiratrice di Michelangelo, i due si scambiarono rime e poesie straordinarie, nutrendo una stima e un affetto reciproco, sconfinato. La dama pittrice, Sofonisba Anguissola, a cui hai fatto riferimento, è una delle gran donne del Rinascimento. La nostra opera è straordinaria, firmata e datata 1558, un anno prima del suo debutto alla corte di Spagna di Filippo II, quale dama di compagnia della sua terza moglie Isabella di Valois. Sono molto affezionata a quest’opera. Ho avuto l’onore di poterne parlare in una conferenza all’Auditorium del Museo del Prado nel novembre del 2019, 400 persone rimaste ad ascoltarmi in assoluto silenzio per due ore di fila. Un sogno. Sofonisba se lo merita assolutamente. Eravamo presenti alla straordinaria mostra su Sofonisba e Lavinia Fontana, organizzata nell’ambito delle celebrazioni per il Bicentario del museo.
Ma tantissime altre protagoniste sono fondamentali. Per rimanere sintetiche, direi che la protagonista assoluta del Novecento, con cui il Palazzo è tornato ai fasti antichi, è la nonna degli attuali principi, la principessa Isabelle Sursock Colonna. Tra le tante iniziative mirabili e lungimiranti, fece murare le opere in sale nascoste per proteggerle durante La Seconda Guerra Mondiale dall’attacco dei nazisti. Se non ci fosse stata lei, chissà cosa sarebbe potuto succedere.

Il paesaggio è il protagonista in alcune stanze degli appartamenti di Isabelle.
Jan Brueghel il Vecchio, Giovanni Francesco Grimaldi, Andrea Locatelli, van Bloemen, Jan Soens, van Lint, il Civetta, Paul Bril ci trasportano in incanti naturali, onirismi fiamminghi, ambientazioni selvatiche e notturni mozzafiato ‒ per non parlare dell’impressionante Enea condotto agli Inferi dalla Sibilla Cumana. Quali sono i capolavori imprescindibili e a quali quadri ti senti più affezionata, anche considerando la tua ricerca personale?
In parte ho già anticipato la risposta. Gli autori fiamminghi mi affascinano. Mi riportano alla passione di gioventù, quando per la tesi di laurea ho trascorso un tempo indimenticabile tra Bruxelles e Anversa. Amo Jan Brueghel il Vecchio, ma anche Maerten de Vos fino a Rubens e van Dyck.

Giorgia Basili

www.galleriacolonna.it

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Dati correlati
Spazio espositivoPALAZZO COLONNA
IndirizzoPiazza Dei Santi Apostoli 66 - Roma - Lazio
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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.