La meme-arte di Marta Frej, fra denuncia e protesta

I suoi meme sono usati come vessilli nelle proteste delle donne polacche per la difesa dei propri diritti. Lei è Marta Frej, che ha fatto dei social un medium per veicolare messaggi a impronta politico-sociale.

Un prete con il gilet giallo della guardia di frontiera che ti accoglie con le parole “Sia lodato, favorisca il certificato di battesimo” e Jarosław Kaczyński che guarda tra le gambe aperte di una donna distesa sul lettino ginecologico con il commento: “Nella questione del parto non avete voce. Questi sono solo due famosi meme dell’artista polacca Marta Frej (Częstochowa, 1973) che circolano sui social media. La sua pagina Facebook Marta Frej Memy è seguita da oltre 220mila persone; quella Instagram ha superato i 115mila follower. Ogni giorno i suoi post sono condivisi da centinaia di migliaia di donne polacche, ma anche dagli uomini. Il suo disegno di una ragazza con il viso coperto da una mano che ha i colori della bandiera polacca è finito sulla copertina del settimanale POLITYKA e poi è diventato uno dei simboli delle manifestazioni contro la sentenza del Tribunale costituzionale di Varsavia che ha vietato l’interruzione della gravidanza anche in caso di gravi malformazioni del feto, rendendo ancora più restrittiva l’esistente legge sull’aborto, già tra le più rigide d’Europa. Le manifestazioni si protraggono in Polonia dal 22 ottobre scorso. Questa immagine è stata portata nelle proteste sui cartelloni e proiettata su un edificio a Gdynia come installazione.

MARTA FREJ E I MEME

Ci siamo già abituati al fatto che la nostra realtà sia dominata dall’onnipresenza delle immagini che svolgono un ruolo primario, essenziale e fondamentale nella comunicazione. In quel contesto, impercettibilmente è apparsa una nuova unità di messaggio, composta da immagini e parole, che è diventata nota come “meme”. Quest’unità iconico-verbale, secondo la teoria di Richard Dawkins, è un mezzo di evoluzione culturale “auto-riproducente”, trasmesso tramite i social media. Ogni giorno ci passano davanti agli occhi decine di meme, più o meno divertenti e significativi. Ma come si vede nel caso della polacca Marta Frej, il meme può diventare anche uno strumento d’arte e di rivoluzione.
La Frej è una pittrice di professione, diplomatasi all’Accademia di Belle Arti di Łódź. Il primo suo meme, Amo le donne intellettualmente curate…, l’ha creato nel 2014. Il messaggio iconico-verbale ha conquistato subito la rete e i suoi art-meme sono diventati micro-narrazioni emozionali. Guardando il lavoro di quest’artista è difficile non pensare al Medialismo, l’ultima “avanguardia” italiana teorizzata dal critico Gabriele Perretta, e in particolare alla pittura mediale che già negli Anni Novanta del secolo scorso tendeva a diventare un messaggio iconico e a rivolgersi a un più ampio pubblico. La Frej, appartenente alla schiera degli artisti che si sono appropriati dei social media, ha superato il confinamento dell’opera d’arte nei luoghi tradizionali, musei e gallerie, rivolgendosi alla società intera. Le donne polacche sono diventate le fruitrici dei suoi messaggi iconico-verbali, le trasmittenti, ma anche ispiratrici e coautrici.

Marta Frej, Il posto della donna è la, dove vuole lei!
Marta Frej, Il posto della donna è la, dove vuole lei!

MARTA FREJ AL FIANCO DEI DIRITTI DELLE DONNE

La prima serie di art-meme della Frej Sono responsabile perché… era nata in collaborazione con la Gazeta Wyborcza tre anni fa. Centinaia di donne spedirono all’artista delle mail sviluppando la frase e il suo contesto, permettendole di esplorare territori sconosciuti. Un altro suo progetto, Sono forte perché…, iniziato un anno fa e dedicato alla violenza di genere e agli stereotipi maschilisti, ha coinvolto oltre 1500 partecipanti. La stessa Frej in quel caso è diventata un medium, attraverso il quale le persone potevano diffondere i propri pensieri, emozioni o urla di disperazione e rabbia. “Sono forte perché sono gay e vivo in Polonia, ma sono me stesso e credo in un futuro migliore per la nostra comunità”. “Sono forte perché me ne sono andata e l’ho messo dietro le sbarre prima che mi uccidesse”. “Sono forte perché, contrariamente alla mia famiglia, non ho battezzato mia figlia e non l’ho mandata in un’istituzione che protegge i pedofili e promuove l’omofobia. È ancora un’impresa nelle piccole città. Questi sono esempi dei messaggi iconico-verbali che nell’ultimo anno hanno girato massicciamente in rete, sui social, nei media polacchi, sui cartelloni pubblicitari, diventando un vaccino contro l’omofobia, la violenza sulle donne e contro il potere politico-religioso, e creando degli anticorpi nella società i cui effetti si vedono oggi nelle proteste sulle strade della Polonia

IL FEMMINISMO DI MARTA FREJ

Certo, la Frej inconsapevolmente diventa “krugeriana”, perché Barbara Kruger, la grande rappresentante dell’arte femminista e dell’arte socialmente e politicamente impegnata, per prima combinava immagini e slogan legati ai temi del potere, dell’identità e della sessualità, prendendo di mira importanti problematiche e stereotipi sociali. Anche Marta Frej si definisce femminista e socialmente impegnata, ma dice che il suo femminismo è il frutto della pratica e non della teoria. Un suo meme, Il posto della donna è la, dove vuole lei! è tra i post più condivisi su Facebook dalle donne polacche.
Non si può capire il mondo postmoderno senza tener conto del ruolo essenziale che oggi svolgono nella comunicazione i meme. Nella civiltà della fretta, i più importanti diventano i messaggi che collegano vari spazi semiotici, costituiti da elementi visivi e verbali. Essi influenzano il nostro pensiero, stimolano le emozioni, costruiscono la nostra visione del mondo.

Agnieszka Zakrzewicz

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Agnieszka Zakrzewicz
Agnieszka Zakrzewicz è giornalista, scrittrice e storica dell’arte. Corrispondente estero di diverse testate polacche, socia professionista della Stampa Estera in Italia dal 2000, autrice di quattro libri (in Italia è uscito: "I labirinti oscuri del Vaticano. Da Emanuela Orlandi ai segreti della banca vaticana", Newton Compton Editori, Roma 2013). Ha collaborato con La Repubblica, Panorama, RAI3, LA7, Radio Radicale. Ha sostenuto una lezione sul giornalismo all’Università La Sapienza e ha partecipato al Festival Internazionale a Ferrara. Studi storico-artistici presso la Facoltà di Scienze Umanistiche Università di Roma "La Sapienza". Ha curato diverse mostre, tra cui: "Nudes and Factories - David Lynch", "I bambini del ghetto di Lodz. La memoria del Litzmannstadt Ghetto - Mendel Grosman e Henryk Ross", "Andy Warhol's dust - Gerald Bruneau". Ha partecipato al FLASH BACK con il talk “Un’altra sponda del mare. Da Artemisia a @iGirls, il ruolo della donna nell’arte”.