Con Maradona se ne va uno dei più grandi miti sportivi di tutti i tempi. Una carrellata di omaggi nell’arte e nel cinema al calciatore

Se ne è andato il Dio del calcio, el Pibe de oro. Genio e sregolatezza, come i più grandi artisti della storia, personaggio controverso, umano fino al midollo Diego Armando Maradona è stato uno dei più grandi miti sportivi di tutti i tempi. Iconico, con quel suo fisico antisportivo e la capacità di dribblare tutti, la scelta di rimanere a Napoli, l’amicizia con il leader cubano Fidel Castro, e le azioni dibattute come quella che gli conferì il soprannome de La mano de Dios, quando nel 1986 segnò irregolarmente “di mano” contro l’Inghilterra dedicando poi la vittoria e il goal falloso alle Isole Falkland, Maradona è stato fonte di ispirazione per registi cinematografici e artisti. Qui su Artribune una carrellata di immagini che lo rappresentano, dal monumentale murale di Jorit realizzato nel 2018 a San Giovanni a Teduccio, all’omaggio – anche social – di Roxy in the Box. Non mancano Tvboy o il Sandokan (Maradona) di Flavio Favelli o ancora la pittura di Francesca di Martino. Nel 2016 l’artista libanese Rayyane Tabet presentava al Museo Marino Marini la mostra a cura di Leonardo Bigazzi, intitolata La Mano de Dios, ispirata proprio all’episodio delle Falkland (ve lo raccontavamo qui). Nel 2018 Vittorio Sgarbi lo aveva incluso nella “versione napoletana” del suo Museo della Follia, commentando: “Non esiste un capolavoro indiscusso come non esiste un genio indiscusso. Fino a Caravaggio la vita di artisti anche immensi come Leonardo o Michelangelo è inferiore all’opera. Con lui la vita diventa arte. Come in Maradona. In entrambi l’esistenza passa per un abisso che non santifica. Non è una forzatura. I volti di Caravaggio sono i ragazzi di vita, delle strade, delle periferie dell’umanità. Le sue opere mostrano al contempo dolore e divino, luce e buio, peccato e redenzione. Maradona è il Caravaggio del Novecento. E io lo porto in un museo”.

Anche il cinema ha raccontato Diego Armando. Il più recente è il documentario, intitolato semplicemente con il suo nome, di Asif Kapadia, uscito nel 2019 che ne ripercorre la storia, dai successi alle cadute, mentre del 2008 è Maradona by Kusturica di Emir Kusturica, presentato a Cannes fuori concorso nello stesso anno. Del 2017 è Maradonapoli di Alessio Maria Federici, che racconta la storia d’amore con la città partenopea alla quale il suo genio ha regalato ben due scudetti.

Santa Nastro

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.