Recentemente vi abbiamo raccontato Città del Messico da (quasi) ogni punto di vista. Ma quella metropoli – come e più di tante altre – è inesauribile. Ad esempio, se si parla con Dr. Lakra, si accosta l’arte contemporanea con il tattoo, la cultura indigena e una “cricca” che si ritrovava il venerdì sera a casa di Gabriel Orozco…

Dr. Lakra, all’anagrafe Jerónimo López Ramírez (Città del Messico, 1972) è un tatuatore e un riconosciuto artista contemporaneo. Figlio d’arte, suo padre è il mitico Francisco Toledo. Dr. Lakra vive a Oaxaca e la sua opera è intrisa dell’eredità della cultura tradizionale messicana, alla quale mischia la cultura visiva giapponese, world e Pop Art, in forma di collage, bambole di plastica, murales, ceramiche e disegno.
Lo scorso febbraio Dr. Lakra ha presentato, nella galleria kurimanzutto di Città del Messico, una nuova serie di ceramiche ad alta temperatura che ha realizzato nel laboratorio Lumbre di Oaxaca. Queste opere mostrano la versatilità dell’artista nell’uso dei materiali e si riferiscono direttamente all’estetica che lo ha contraddistinto nel corso degli anni. A prima vista, i pezzi sembrano ceramiche orientali della tradizione giapponese, ma vedendoli in dettaglio si riconosce l’ampia iconografia asiatica mischiata con la tradizionale messicana. La ceramica è stata anche parte del repertorio del padre Francisco Toledo per diversi anni.

Dr. Lakra, Siembra, 2020. Courtesy of the artist and kurimanzutto, Mexico City : New York. Photo Gerardo Landa Rojano
Dr. Lakra, Siembra, 2020. Courtesy of the artist and kurimanzutto, Mexico City : New York. Photo Gerardo Landa Rojano

L’INTERVISTA

Cosa influenza il tuo lavoro?
Ho iniziato come tatuatore a metà degli Anni Novanta, ho lavorato in uno studio di tatuaggi, ispirandomi a un’iconografia del tatuaggio che attraversa confini geografici: pin up, la simbologia messicana e, ovvio, anche il disegno giapponese.

Perché il Giappone?
Il mio fascino per la grafica giapponese viene sì dal tatuaggio, ma anche dalla pura linea grafica e dal suo simbolismo, dalla storia, e da tutto ciò che ha a che fare con la narrazione orientale. Una passione che ho sin da ragazzo e che ho coltivato con la ricerca. Inoltre, il disegno giapponese e le sue tecniche mi rilassano, sono una sorta di pratica della calma.

Come sei arrivato ai tuoi codici visivi?
Da ragazzo, molto giovane, ho iniziato a frequentare la casa di Gabriel Orozco, dove tutti i venerdì ci riunivamo con Abraham Cruzvillegas, Damian Ortega e Gabriel Kuri – la cricca degli artisti concettuali contemporanei messicani. Sperimentavamo in quelli che poi sarebbero stati i famosi talleres de los viernes. Con questi amici e compagni facevo pittura, disegno, fumetto, tatuaggi…

Dr. Lakra. Courtesy the artist & kurimanzutto, Città del Messico, 2016
Dr. Lakra. Courtesy the artist & kurimanzutto, Città del Messico, 2016

La tua arte è internazionale, ma quale posto occupa l’eredità locale, tanto più che vivi a Oaxaca, città particolarmente legata alla cultura zapoteca e mixteca?
C’è stato un tempo in cui ho disegnato molti codici, in particolare il Codice Nuttall, ma per me è stato più che altro un esercizio di stile di disegno. Però chiaro, sono codici che provengono dalla zona Mixteca di Oaxaca, quindi i riferimenti ci sono, ma non mi è mai piaciuto fare riferimenti ovvi.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Continuo esplorando attraverso l’antropologia e l’etnografia, tabù, feticci, miti e rituali di diverse culture, l’iconografia religiose e la cultura popolare. Adesso sono particolarmente interessato alla ricerca sul colore e alla pittura su materiali come la ceramica e il vetro, la cui curvilinearità dà alla pittura una dimensione particolare.

Cosa significa per te essere un’artista contemporaneo messicano?
Non mi sono mai identificato come tale. Ho sempre pensato fuori dai confini, anche se ovviamente e inconsciamente uso oggetti, tecniche e riferimenti legati alla mia terra. Però la finalità dell’arte è quella di smantellare e sconvolgere le ideologie dominanti per mettere in discussione ciò che è considerato civilizzato o barbaro, giusto o sbagliato, “alta cultura” o folklore.

– Virginia Negro

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Virginia Negro
Dopo aver studiato Comunicazione e giornalismo tra Bologna e Parigi, ha continuato le sue ricerche con un progetto finanziato da un consorzio di università internazionali che l’ha portata a vivere prima in Spagna, poi in Polonia e infine a Buenos Aires. Adesso fa la ricercatrice in Messico, dove vive da quasi quattro anni. Collabora con “Repubblica”, “Il Reportage”, “Lettera 43”, oltre che con varie pubblicazioni latinoamericane e il quotidiano “Milenio”.