Morta Emilia Palomba, emblema dell’artigianato sardo

Scomparsa a Cagliari, all’età di novant’anni, una delle personalità più importanti dell’arte e dell’artigianato sardo, Emilia Palomba.

Straordinàrio  agg. [dal lat.  extraordinarius, comp. di  extra  «fuori» e  ordo  -dĭnis  «ordine» (cfr.  ordinarius  «ordinario»)]. –  1.  a.  Non ordinario, che esce dall’ordinario, dal solito, dal normale o dal comune.
Emilia Palomba era così: una donna letteralmente straordinaria. In qualunque contesto, in qualunque momento. Non era solo un’artigiana, non era solo una designer e non era neanche solo un’artista, nel senso stretto del termine: era un ibrido, difficile da definire e impossibile da etichettare.
Nata a Cagliari nel 1929, aveva trascorso l’infanzia a Oliena, un paese in provincia di Nuoro che ne avrebbe profondamente influenzato le opere e la poetica artistica. Le donne con cui aveva condiviso la quotidianità sarebbero rimaste impresse nei suoi ricordi al punto da diventare il soggetto prediletto dei suoi lavori in ceramica fino ai primi Anni Settanta (per passare alla iuta negli ultimi anni): donne eleganti ed essenziali, slanciate e sottili mentre incedono per i vicoli del paese; donne maestose e monumentali se accovacciate a terra, coperte dai caratteristici scialli locali.

LA STORIA DI EMILIA PALOMBA

Aveva studiato a Roma, al Liceo Artistico, e dopo il diploma aveva aperto un piccolo studio nella celebre via Margutta. Tornata in Sardegna, iniziò a lavorare su incarico di Ubaldo Badas al fregio esterno del Padiglione dell’Artigianato di Sassari, condividendo il cantiere con Giuseppe Silecchia e Gavino Tilocca. Proprio in questa occasione le capitò di riscontrare le prime difficoltà con la cottura delle grandi mattonelle ceramiche, quelle che spesso, come ricordava lei stessa, si rompevano in corso d’opera, rendendo il lavoro estremamente impegnativo e in alcuni casi frustrante. Donna determinata, coraggiosa, indipendente e moderna, nel 1956 aprì il suo laboratorio a Cagliari, ospitando in molte occasioni Maria Lai: le opere in ceramica smaltata che l’artista di Ulassai realizzò in questi anni furono profondamente influenzate dalla produzione di Palomba, come se il tema del femminile, dal foglio, prendesse forma e diventasse tridimensionale riprendendo proprio i colori e le forme delle donne di Oliena così care all’artista cagliaritana.
In qualità di designer E.P. (come si firmava) partecipò anche a I.S.O.L.A. (Istituto Sardo per l’Organizzazione del Lavoro Artigiano), il maestoso progetto di Eugenio Tavolara e Ubaldo Badas per il rilancio delle produzioni isolane, creando serie di manufatti originali, lontani dalla produzione in serie, dal sapore attuale, con motivi decorativi tradizionali rivisitati in chiave moderna. Immagini nuove per la Sardegna nel loro essere più vicine all’arte contemporanea e alla scultura che alle arti applicate: una varietà di figure femminili in costume tradizionale, piatti, basi per lampade, specchi, candelabri, ciotole, complementi d’arredo e oggetti d’uso quotidiano. Fu proprio grazie all’esperienza di I.S.O.L.A. che i suoi lavori, così vivaci e particolari, suscitarono l’interesse dell’Aga Khan e di Stavros Niarchos. Ma l’eccellenza di Palomba come ceramista si rivelò anche nei manufatti di piccole o grandi dimensioni cotti al terzo fuoco in oro e platino, materiali che utilizzava anche per la creazione di collane, spille e bracciali unici nel loro genere.
Nel 2000, per la mostra Cento Anni di Ceramica, fortemente voluta da I.S.O.L.A. e Ilisso e curata dall’architetto Antonello Cuccu, al Padiglione dei Giardini di Sassari, il tempio dell’artigianato sardo, E.P. ha un’intera vetrina dedicata alle sue opere, a sottolineare, in un’occasione così fondamentale per la storicizzazione dell’arte e dell’artigianato, l’importanza del suo lavoro, anche per le generazioni a venire.
Il grande pubblico, oggi, ne conosce la figura per il rilievo mediatico avuto dalla visita di Grace Kelly nel suo laboratorio, quando un intero quartiere di Cagliari venne fatto chiudere al traffico perché la Principessa di Monaco potesse scegliere le ceramiche per la sua collezione personale e per quelle delle sue amiche (oltre che per modellare insieme un servizio di piatti). Ma non si contano (eppure sono centinaia) le collezioni in cui sono attualmente presenti le sue opere: dalla Sardegna fino ad arrivare alla Casa Bianca, acquisite da Nixon durante la presidenza degli Stati Uniti, come lei stessa raccontava.

Emilia Palomba
Emilia Palomba

EMILIA PALOMBA E L’ARTE SARDA

Il mondo dell’arte e dell’artigianato sardo perdono una delle personalità più importanti degli ultimi sessant’anni: un’artista instancabile, che, nonostante l’età, non ha mai abbandonato l’argilla e ha continuato a “sporcarsi le mani” immergendosi fino ai gomiti nei grandi catini che riempivano lo studio che aveva organizzato in casa. Ricordare e omaggiare il lavoro di questa donna elegantissima, generosa, legata profondamente al passato ma rivolta al contemporaneo in ogni momento creativo è un dovere dei sardi, perché l’eccellenza internazionale che l’arte e le opere di Emilia Palomba hanno regalato alla nostra Isola deve essere ricompensata. Abbiamo, tutti, istituzioni comprese, una responsabilità morale nei suoi confronti, la stessa che rende così importante continuare a parlare della sua creatività e della sua poetica, ricordandola con mostre e pubblicazioni oltre che con pensieri e tributi, ormai, come troppo spesso accade, tristemente postumi.

Chiara Manca

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Chiara Manca
Nata a Nuoro nel 1987, si è laureata presso l’Università degli studi di Cagliari con una tesi sull’accreditamento museale. Ha collaborato con musei e istituzioni in tutto il mondo per la realizzazione delle mostre dell’artista Maria Lai, di cui ha curato la catalogazione delle opere dal 2013 al 2018 e l’Archivio dal 2016 al 2018, fra cui La Biennale di Venezia, Documenta 14, Palazzo Pitti a Firenze, i Musei Civici di Cagliari e il Museo MAN di Nuoro. Nel 2016 ha curato la mostra e il catalogo “I maestri e la terra” presso il Museo Stazione dell’Arte di Ulassai, portando per la prima volta in Sardegna le opere di Arturo Martini e Renato Marino Mazzacurati. Dal 2018 al 2019 è stata il Direttore Scientifico del progetto "Andando Via", collaborando con oltre venti Comuni e artigiani in Sardegna. Dal 2018 è curatore dell’Art House Space di Marrubbiu ed è stata consulente tecnica per la creazione dell’Archivio Pinuccio Sciola per la Fondazione omonima. Ha aperto nello stesso anno MANCASPAZIO, uno spazio espositivo nel centro storico di Nuoro, menzionato nel 2020 dal The Independent Project del MAXXI di Roma come uno degli spazi indipendenti più innovativi nel panorama europeo. Cura mostre e cataloghi con artisti nazionali e internazionali, non dimenticando gli artisti sardi, e scrive per giornali e riviste d’arte e cultura.