Laboratorio illustratori. Elisabetta Bianchi

Elisabetta Bianchi, classe 1991, è la nuova “voce” della rubrica dedicata ai giovani illustratori italiani.

© Elisabetta Bianchi per Artribune Magazine
© Elisabetta Bianchi per Artribune Magazine

Nata a Crema nel 1991 e residente a Milano, Elisabetta Bianchi è la nuova protagonista della nostra rubrica di illustrazione. Il suo è un immaginario fiabesco che attinge da stilemi infantili mescolando svariate tecniche, tra cui il collage, contemplando l’errore e l’imprevisto come costante. Con il suo personale universo onirico, l’illustratrice fonde elementi della natura a soggetti di vita quotidiani, muovendo dal caos per giungere a esiti narrativi. Per Artribune, oltre all’illustrazione a corredo dell’intervista, ha realizzato ad hoc altri due disegni.

Descriviti con tre aggettivi.
Soprappensiero, curiosa, insonne.

Qual è la tua formazione?
Mi sono laureata in graphic design e art direction per poi seguire altri corsi in art direction nell’ambito editoriale e culturale e un master in illustrazione. Questa è la formazione ufficialmente riconosciuta ma, se penso in termini più autentici, la mia formazione è frutto di tanti incontri.

A quali modelli fai riferimento?
Non ho modelli fissi che posso identificare con nitidezza oppure sarebbero troppi da elencare. Passando da Olmi a Buzzati o da Giotto a Ben Shahn, ci sono incontri significativi con autori di diversi ambiti e diverse epoche che, in maniera più o meno consapevole, mi hanno ampliato il guardare o in altri casi aiutato a capire meglio cos’era il mio sguardo.

Cosa più attrae la tua attenzione del mondo che ti circonda?
Molte cose, in generale tutto ciò che rimane nel sottobosco delle città, le ripetizioni dei gesti rituali, il romanticismo della natura, il grottesco nelle persone.

© Elisabetta Bianchi per Artribune Magazine
© Elisabetta Bianchi per Artribune Magazine

Quando hai capito che l’illustrazione sarebbe stata il tuo futuro?
Avvenuta in modo spontaneo, è una cosa che ha preso sempre più forma nel tempo. Il percorso che ho fatto passo dopo passo mi ha portata a prediligere l’illustrazione come veicolo di racconto.

Una costante nella tua ricerca è il caos: cosa significa per te?
Se inteso come mescolanza, sì. Nel senso meticcio dell’essere, ricercare, attingere da diversi ambiti che normalmente vengono classificati ma che per me sono parte dello stesso impasto primordiale.

Hai un sogno da realizzare?
Parlando di desideri, in ambito professionale ho in mente da un po’ di tempo alcuni autori con i quali mi piacerebbe collaborare. In particolare in ambito musicale, poiché è una componente fondamentale e quotidiana nel mio lavoro (ogni mio lavoro ha una colonna sonora ben precisa). E in più è un ambito lontano dalle mie competenze espressive e questa cosa mi affascina molto.

Il tuo è un immaginario fiabesco che mescola svariate tecniche. Da dove nasce questa esigenza?
Mi piace pensare che tutto sia materiale pittorico (ritagli di carta, fotografie, macchie ecc.).
Suggeriscono una parte di errore e imprevedibilità con la quale entrare in un dialogo costante. Non parto quasi mai da un foglio bianco: prima tento di “sporcarlo” per poi costruire quello che avevo già in mente, ma facendomi suggestionare da quell’elemento casuale. Mi aiuta a non avere il pieno controllo, e qui torna il senso di caos, il fatto che un piccolo cambiamento può significare una storia del tutto differente. “Da un’azione svolta o non svolta, possono accadere futuri imprevedibili”.

C’è stato un evento determinante che ha favorito il tuo percorso?
Non c’è stato un evento determinante, ma un insieme di grandi o piccoli gradini uno dopo l’altro.

A cosa lavori in questo momento e quali sono i progetti futuri?
Lavoro su diversi progetti e collaborazioni, dalla progettazione grafica all’art direction a commissioni d’illustrazione. Sto elaborando un albo illustrato e studiando un’animazione a cui tengo molto, ma non mi sono prefissata scadenze: è un lavoro che ha bisogno del giusto tempo per maturare.

Roberta Vanali

https://bianchielisabetta.com/

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #50

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Roberta Vanali
Critica, curatrice e giornalista d’arte contemporanea. Ha collaborato con le riviste d’arte Ziqqurat, Terzocchio e Grandimostre. 2000/2010 Caporedattrice per la Sardegna della rivista online e cartacea Exibart. Da gennaio a dicembre 2006 direttrice della Galleria Studio 20, via Sulis 20, Cagliari. Da marzo 2011 redattrice per la Sardegna della rivista Artribune. Ideatrice della rubrica di iconografia Icon (on) Graphy per la rivista Artribune. Da aprile 2010 consulente artistica della galleria online Little Room Gallery. Da ottobre 2006 curatrice del blog BlogArte http://robertavanali.blogspot.com/ e della rubrica Interviews. Ha redatto circa 250 articoli e curato oltre 50 mostre in spazi pubblici, privati e musei.