Parola a Teresa Iarocci Mavica, direttrice di V–A–C Foundation, polo espositivo e culturale sulle rive del canale della Giudecca, a Venezia.

Istituita nel 2009 a Mosca da Leonid Mikhelson e Teresa Iarocci Mavica, che la dirige tuttora, la V–A–C Foundation ha trovato in Venezia un interlocutore di primo piano per lo sviluppo delle sue attività culturali e di produzione creativa. Ne abbiamo parlato con la direttrice, in attesa dell’apertura, nel 2020, di GES-2, la prima sede russa della fondazione.

Perché avete scelto Venezia come casa d’elezione di V–A–C Foundation, ormai dieci anni fa?
Perché non c’è al mondo un posto simile, nel quale tutte le culture, di tutte le epoche si incontrano e nel quale ogni due anni il mondo si dà appuntamento per raccontare la contemporaneità.

Lei ha parlato di Venezia come “città inclusiva per eccellenza”, eppure, oggi, il calo della residenzialità è un fenomeno tristemente noto e in decisa espansione. Le iniziative promosse da V–A–C Foundation mirano anche a contrastare questa tendenza?
Purtroppo il calo della residenzialità non è un problema solo di Venezia e temo che la politica, ovunque, non sia più in grado da sola di arginare questo fenomeno. Forse solo la produzione e la conseguente offerta culturale potrà cambiare lo stato delle cose, dato che le persone lasciano i posti dove diventa difficile e/o non è più interessante vivere. Il programma che abbiamo inaugurato lo scorso inverno e che ripeteremo ogni anno è stato pensato proprio per chi resta a Venezia anche quando, finita la bella stagione, i turisti sono andati via. È un programma pensato per ancorare chi resta, per offrire uno spazio fisico e culturale in cui ritrovarsi.

DK Zattere, il composito programma di attività che avete messo a punto negli scorsi mesi e che replicherete in autunno, è l’abbreviazione del russo Dom Kultury, Casa della Cultura. Che cosa significa fare cultura oggi e come si costruiscono iniziative che possano far sentire il pubblico “a casa”?
DK Zattere non è solo un programma, quanto soprattutto un metodo di lavoro, che nasce proprio dalla volontà di superare la definizione di pubblico o visitatore. Vale a dire l’idea di qualcuno che entra in uno spazio altrui per ricevere un “prodotto”, con un atteggiamento, quindi, meramente ricettivo. Non vogliamo che la gente percepisca solo che quell’offerta è realizzata per loro, ci sembra che questo non basti più: vogliamo innanzitutto che siano loro a “produrre” insieme a noi. Lo scorso inverno abbiamo accolto tante persone incuriosite dallo spazio aperto a tutti, e quindi a loro disposizione. Abbiamo raccolto dati, abbiamo indagato su cosa interessa di più alla gente, cosa manca di più, proprio per fare in modo che costruisca con noi uno spazio comune. C’è un gran bisogno di incontrarsi, di stare insieme, di conoscere. E continueremo su questa strada.

Teresa Iarocci Mavica. Photo Nadezhda Romanova
Teresa Iarocci Mavica. Photo Nadezhda Romanova

In riferimento al fare cultura, lei ha parlato di “responsabilità politica” da parte delle istituzioni. Tale approccio emerge in maniera evidente anche dai temi approfonditi nel Public Programme connesso alla mostra in corso, Time, Forward! – legami sociali, femminismo, attualità e confronto con lo sfondo urbano di Venezia. Quali riscontri state ottenendo dal pubblico?
Sono profondamente convinta che la cultura oggi debba rispondere a tante delle prerogative che un tempo erano della politica. Il mondo cambia continuamente e la cultura, attraverso gli artisti, meglio di ogni altro settore e più velocemente risponde a questi cambiamenti. La politica fa fatica a intercettare, comprendere e adattarsi al cambiamento. Time, Forward! è tutto un esperimento, una provocazione. In un mondo nel quale è la velocità a dettare l’agenda, noi ci chiediamo se l’arte non ci possa aiutare a rallentare o, quanto meno, a comprendere quella velocità. Tutti i nostri programmi vanno oltre lo spazio e la modalità espositiva, perché continuano oltre di essa, si espandono in un programma che prende spunto dal tema elaborato nella mostra, ma lo sviluppa insieme all’altro, declinandolo attraverso gli interventi di tanti altri artisti. È proprio ciò che accade adesso a Venezia grazie alle numerose attività che abbiamo programmato fino alla chiusura di Time, Forward!, attività alternative, che si collegano alla vita quotidiana: passeggiate, laboratori, incontri, che appunto chiedono al pubblico una partecipazione diretta. E il riscontro, nonostante il grande caldo, è entusiastico.

A proposito di dialogo con la città, parliamo dei due progetti che avete lanciato di recente, Sudest 1401 e Laguna Viva. Ci racconta qualcosa in più?
Quando abbiamo ristrutturato il palazzo, abbiamo dovuto affrontare il tema del giardino, che non era più tale, ma era diventato soltanto uno spazio esterno. Abbiamo quindi pensato di rivolgerci al collettivo inglese Assemblee, perché, proprio come noi, lavora a ridosso dei confini delle discipline. Un gruppo che si presenta come studio di architetti nel quale, però, lavorano per lo più artisti. Assemblee, per rispondere alla nostra richiesta di creare un luogo che avesse una sua funzionalità e che fosse al contempo uno spazio di educazione, ha avuto l’intuizione di rivolgersi a Here We Are Venice che, a sua volta, ha proposto la creazione delle vasche nelle quali portare un po’ di laguna. Adesso quel giardino è l’unico posto a Venezia dove vedere da vicino, sebbene in scala ridotta, la laguna e capire come è fatta, ammirarne la vegetazione. Una bella scommessa assolutamente riuscita. Per fare in modo che questa laguna alle Zattere fosse sempre visitabile e se ne potesse godere appieno, Assemblee ci ha proposto di portarla simbolicamente dentro il Palazzo attraverso un caffè ristorante al quale abbiamo dato il nome di Sudest 1401. Noi non siamo ristoratori, ma ci interessa l’incontro e di sicuro un ristorante è un punto di incontro per antonomasia. Abbiamo dato lavoro a giovani di diverse regioni del mondo, con storie diverse e con tradizioni culinarie diverse. L’offerta è molto differente dai ristoranti tipici di Venezia, ed è sicuramente un’esperienza culturale interessante. Abbiamo raccolto prodotti ancora poco conosciuti, ma espressione dell’eccellenza italiana, e li proponiamo insieme a piatti della tradizione greca, turca, balcanica.

V-A-C Zattere, Venezia 2019. Photo Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti
V-A-C Zattere, Venezia 2019. Photo Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti

Sul fronte espositivo, le vostre mostre rivelano un’attitudine alla ricerca e alla sperimentazione. Ci può anticipare qualcosa della futura programmazione?
Come dicevo, DK Zattere aprirà le sue porte ogni volta che il progetto realizzato per la Biennale (che sia di arte o di architettura) chiuderà. Ma anche per la prossima Biennale Architettura stiamo lavorando a un progetto che si discosterà molto dal classico modello espositivo.

Restando in tema di anticipazioni, GES-2, la prima sede russa di V–A–C Foundation, inaugurerà nel 2020. Vuole descrivere il progetto e quali attività si svilupperanno nella ex centrale elettrica di Mosca riqualificata dall’intervento di Renzo Piano? Quale dialogo creerete fra la sede russa e quella veneziana?
La GES-2, non più centrale di produzione elettrica ma centro di produzione culturale, aprirà le porte nel 2020. È un sito cosi grande e complesso che l’apertura sarà essa stessa un processo, che vedrà entrare in funzione un po’ alla volta tutte le attività che ci riproponiamo di svolgere in quegli spazi. Il programma che stiamo elaborando porterà avanti lo spirito che ha caratterizzato da sempre l’azione della fondazione: proprio quello della ricerca e della sperimentazione, della volontà di comprendere il presente attraverso la riflessione su quanto è stato. A ottobre presenteremo i dettagli del 2020 e delle prossime stagioni.

Arianna Testino

www.v-a-c.ru

Evento correlato
Nome eventoTime, Forward!
Vernissage08/05/2019 ore 15 su invito
Duratadal 08/05/2019 al 10/05/2019
Generearte contemporanea
Spazio espositivoVAC FOUNDATION
IndirizzoDorsoduro 1401 - Venezia - Veneto
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Arianna Testino
Arianna Testino è nata nel 1983. Ha studiato storia dell’arte medievale-moderna a Bologna e si è specializzata nelle arti contemporanee a Venezia. Appassionata di scrittura e curatela, è interessata all'approfondimento e all'ideazione di attività artistiche a carattere pubblico e sociale.