Osservatorio curatori. Greta Scarpa

La rubrica dedicata al panorama curatoriale cede la parola a Greta Scarpa.

Luca Loreti, Orny, 2019. Photo Luca Matarazzo
Luca Loreti, Orny, 2019. Photo Luca Matarazzo

Approdo all’attività curatoriale contemporaneamente a una formazione di galleria. Come mi disse una volta Giancarlo Politi: “L’arte accade ancora all’interno delle gallerie d’arte”. Questo succedeva almeno sette anni fa ed è stata una frase che ha avuto un forte impatto sulle mie scelte, infatti ho sempre lavorato con le gallerie: Martos (New York), Daniel Marzona (Berlino) e ora Francesco Pantaleone a Milano.

PROFESSIONE ATTIVATORE

In questo momento sto curando un ciclo di mostre per BITCORP for ART, che si trova in via Enrico Besana 11, in un classico appartamento della vecchia Milano. Ho scelto di dedicare il progetto ad artisti giovani italiani e internazionali, nella formula del solo show e senza imporre un tema. Questo per me è un punto importante: sicuramente mi vedo più come una sorta di “attivatore”, soprattutto in un contesto come questo. Mi interessa poter dare supporto agli artisti non solo concettualmente, ma trovando delle soluzioni affinché il lavoro che fanno venga ripagato.
In Italia c’è ancora poca consapevolezza su cosa significhi per gli artisti produrre le opere, investire tempo sulla ricerca e partecipare alle mostre. Sto cercando di sostenere questi sforzi creando delle sinergie che generino valore per tutti, ecco perché la scelta del termine “attivatore”. La programmazione è iniziata con Luca Loreti e vede confermati fino a ora Lucia Kempkes (Berlino), Ottavia Plazza (Torino), Nicole Colombo (Milano) Ruth Beraha (Bologna) e Guendalina Cerruti (Londra).

Greta Scarpa
Greta Scarpa

ARTE E GLOBAL WARMING

Negli ultimi anni mi sono interrogata molto sulla direzione che vorrei dare al mio lavoro, sul ruolo dell’artista e del curatore nella società contemporanea e credo che il momento storico imponga delle riflessioni. Sebbene ritenga sempre molto importante la presenza di artisti che si rivolgono al proprio mondo interiore e al proprio modo di percepire la realtà, in quanto questo può avere valenza universale, penso che oggi gli artisti e i curatori debbano esporsi e partecipare al dialogo sulle circostanze sociali con maggior coraggio. Ignorarle ci fa perdere l’occasione di influenzare in qualche modo il pubblico anche meno consapevole.
Mi riferisco ad alcune tra le tematiche a me più care e più urgenti, come i cambiamenti climatici che stanno incrinando il nostro sistema naturale, o l’inquinamento prodotto dall’uso sconsiderato della plastica monouso, o ancora la difesa delle minoranze. Sono avvenuti dei cambiamenti negli ultimi decenni che hanno portato l’uomo a percepirsi diviso dal suo ambiente, al punto da non riuscire più a riconoscere il pericolo di questa separazione.
Credo che gli artisti e i curatori non solo debbano partecipare alla discussione al fine di creare maggiore consapevolezza, ma lavorare affinché si possa rinnovare il senso profondo dell’esistere all’interno di un ecosistema complesso e fragile come il nostro, recuperando quel senso di appartenenza che sembra stia scomparendo.

‒ a cura di Dario Moalli

www.gretascarpa.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #49

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Dario Moalli
Dario Moalli (Vigevano 1991) studia Storia e critica dell’arte all’università di Milano, nel 2013 si è laureato in Scienze dei Beni culturali, e da qualche anno vive stabilmente a Milano, dove vaga in libertà. Condivide l’interesse per l’arte con quello della musica, recentemente ha collaborato con deerwaves.com e con mescalina.it.