Il destino di un artista ignorato. Parla Pino Boresta

Pino Boresta riflette sul suo destino di artista tenuto ai margini della scena da un sistema dell’arte che non vuole cambiare.

Pino Boresta, I Magnifici 65, 1997 – opera che nello stesso anno vinse il concorso “Serial Public” (dettaglio)
Pino Boresta, I Magnifici 65, 1997 – opera che nello stesso anno vinse il concorso “Serial Public” (dettaglio)

Ehi, ho una nuova lamentela”. Così recita il titolo dell’opera di un mio vecchio amico artista bolognese. Lui si è ritirato dalla scena “artistica italiana” molto tempo fa e non faccio il suo nome perché non so se può fargli piacere. Ma è proprio a lui, che avrebbe meritato più attenzione per il suo lavoro, che voglio dedicare questo articolo.
Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.
Erano vent’anni che non partecipavo più a questi bandi per premi, borse di studio, concorsi ecc., non solo perché non vincevo mai, ma avevo ormai capito come funzionavano. L’unico premio da me vinto è un concorso del 1997 dove la scelta era determinata solo ed esclusivamente dalla qualità dell’opera, in quanto le adesioni venivano inviate in forma anonima e il nome dell’artista veniva scoperto dalla giuria solo dopo aver scelto i vincitori basandosi esclusivamente sul valore e la qualità della proposta artistica. Tra l’altro, la giuria di quella volta era composta anche da figure autorevoli del mondo dell’arte che mai, né prima né dopo aver vinto il concorso, mi hanno chiamato per i loro eventi. Credo che questo dica molto su come funziona un certo tipo di “mondo dell’arte”.
Ma nel 2018 decido di partecipare ad alcuni di questi concorsi che si ripromettono nuovi propositi e interessanti prospettive. Mi ero convinto che qualcosa stesse cambiando realmente, purtroppo anche questa volta mi ero illuso e mi sbagliavo. Come al solito il cambiamento c’è, e riguardava qualcuno dei miei amici ma non riguarda me, il cambiamento non mi considera, il cambiamento non mi vede, il cambiamento non mi vuole, e forse gli do pure fastidio.

Pino Boresta, I Magnifici 65, 1997 – opera che nello stesso anno vinse il concorso “Serial Public”
Pino Boresta, I Magnifici 65, 1997 – opera che nello stesso anno vinse il concorso “Serial Public”

LE VICENDE DI PINO BORESTA

Del resto potevo anche aspettarmelo, visto che io sono da sempre un outsider tra gli outsider. Infatti, anche quando nel 2013, nel Padiglione spagnolo della 54. Biennale di Venezia intitolato L’inadeguato, sono stati invitati diversi miei amici artisti con i quali abbiamo condiviso svariate vicende artistiche critiche e laterali a un certo sistema dell’arte, io fui ignorato.
E poi tu sei soprattutto uno street artist”, mi ha detto qualcuno. Si! Va bene, sono anche uno street artist, ma quando ti accorgi che quelli che hanno parlato di te più volte sui giornali, scrivendo: Pino Boresta è un precursore della odierna street art, Pino Boresta è il pioniere del graffito, Pino Boresta è il padre della Sticker Art, e poi pubblicano due o tre libri sulla Street Art senza mai citarti, neanche in un trafiletto piccolo piccolo in qualche angolo del loro libro, non puoi non domandarti: “Che cosa avrò mai fatto di così terribile per essere ignorato pure, e soprattutto, da coloro che sembravano apprezzare il mio lavoro?”.
Se a questo poi si aggiunge che può capitare, come è successo a me, che esperti addetti ai lavori, esponendo nelle loro mostre il mio lavoro, o parlando del mio lavoro, dimentichino spesso di citarmi o segnalarmi come l’autore, cominci a pensare che ci sia un complotto contro di te, oppure che sei vittima di un destino crudele. Siccome non credo che ci sia qualcuno che possa perdere tempo nel complottare nei confronti di un artista così poco importante come il sottoscritto, non mi rimane da pensare, pur non essendo fatalista, che il tutto sia opera del crudele destino.

NON CAMBIARE MAI

E in verità non mi sembra di esagerare se chiedo solo che mi venga riconosciuto niente di più di quello che faccio con il mio lavoro, il mio impegno, la mia abnegazione. Possibile che questo, in Italia, sia così difficile da fare? Io ho paura che queste distorsioni non cesseranno mai, anche per colpa di chi, pur consapevole, non dice e non fa niente perché le cose una volta per tutte cambino o almeno migliorino, anche se poi a parole vanno a dire nei loro convegni, meeting, seminari, tavole rotonde, simposi, interviste, libri e chi sa che altro, che stanno facendo di tutto per cambiare le consolidate abitudini di un certo sistema dell’arte. Che brutto questo maledetto Paese del Gattopardo, dove per non cambiare nulla si fa finta di cambiare tutto.

Pino Boresta

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Pino Boresta
Pino Boresta nasce Roma e vive a Segni (Roma). Sulla scia di valori dei Situazionisti, di cui condivide impostazioni e finalità, realizza un’arte fatta di coinvolgimenti a tutto tondo, di se stesso e dei fruitori consapevoli o inconsapevoli delle sue opere. L’ambito privilegiato in cui interviene è la città. La ricerca dell'artista romano è fatta di domande, di provocazioni, di gioco, di sollecitazioni e di valorizzazione di dettagli insignificanti. Il suo lavoro cerca di scuotere gli animi e stimolare le riflessioni dalle anonime presenze dell’universo urbano, per renderle meno aliene (o alienate) proprio grazie a una presa di coscienza di chi osserva e decide di partecipare attivamente all’opera, rispondendo al pungolo di Boresta con una frase scritta su un adesivo, su un volantino trovato per caso sui muri delle città, con un’opinione lanciata per e-mail o con la propria fotografia, immagine che si banalizza (o mitizza) in un album di figurine che parla di quotidianità o di mondi circoscritti come quello dell’arte.

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