Critico, curatore, tra i primi esperti di videoarte in Italia, Vittorio Fagone rivive nelle parole di Angela Madesani, che ne ripercorre storia e carriera.

Ho conosciuto Vittorio Fagone (Floridia, 1933 ‒ Milano, 2018) circa vent’anni fa. Abbiamo collaborato in più occasioni, ha scritto la prefazione di un mio volume, abbiamo curato insieme alcune mostre. La sua cultura, le sue conoscenze, la sua eloquenza, con un accento siciliano che non aveva mai perduto, mi hanno sempre messo in grande soggezione. Lui mi chiamava per nome, mentre io l’ho sempre chiamato “professore”. Parlare con lui, nel salotto di casa sua, a Milano, la città dove aveva vissuto buona parte della sua vita, dietro corso Italia, seduti intorno a un lungo tavolo, era un privilegio. Sua moglie, donna di legge, lo aveva accompagnato per molti anni, tra loro era uno scambio continuo di pensieri, di opinioni.
La stanza dove mi riceveva, al primo piano di un palazzo borghese, era tappezzata di libri, di opere. Fagone ne ha scritti molti, in particolare, primo in Italia, sulla videoarte, sul cinema d’artista, sull’interazione: i suoi contributi su Studio Azzurro sono fondamentali. Il suo L’immagine video del 1990 è ancora un saggio imprescindibile sull’argomento.
Importanti sono anche i suoi contributi sull’arte del ‘900, in particolare sugli Anni Trenta, sui quali, nel 1982, ha curato un’importante mostra a Palazzo Reale, nel capoluogo lombardo, che ha contribuito a leggere quel periodo da un’altra angolazione. E quindi su Birolli, su Vedova, sulla Pittura murale e sul movimento Corrente.

Vincenzo Agnetti, Autoritratto, 1971 (120 x 80 cm). Courtesy Archivio Vincenzo Agnetti
Vincenzo Agnetti, Autoritratto, 1971 (120 x 80 cm). Courtesy Archivio Vincenzo Agnetti

EDITORIA E MOSTRE

Alla direzione di Fagone si deve la cura della collana gialla, nera e rossa dell’editore Feltrinelli sugli scritti d’artista. Grazie a lui sono arrivati in Italia gli scritti di Klee, di Man Ray e di molti altri. Con Fagone era un piacere parlare di tutto. Era un uomo politicamente impegnato, conoscitore di storia, di letteratura, di arte, di filosofia, di psicoanalisi. Nel 1980 ha curato il Padiglione Italia della Biennale di Venezia, ha invitato artisti del calibro di Michele Zaza, Bruno Di Bello, Vincenzo Agnetti, Cioni Carpi, al lavoro del quale non aveva mai smesso di interessarsi.
Dal 1994 al 2000 è stato direttore della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea dell’Accademia Carrara di Bergamo e quindi della Fondazione Ragghianti a Lucca. Straordinarie le mostre alle quali ha dato vita come quella su Carlo Carrà, su Gianni e Joe Colombo, il cui lavoro Fagone ha studiato con grande acume.

Studio Azzurro - Immagini sensibili - installation view at Palazzo Reale, Milano 2016 - photo © Studio Azzurro
Studio Azzurro – Immagini sensibili – installation view at Palazzo Reale, Milano 2016 – photo © Studio Azzurro

DALLA BIENNALE ALL’UNIVERSITÀ

Nel 1986 ha dato vita, insieme a Dieter Ronte, durante una serie di incontri all’interno della Biennale, all’idea base del movimento Art in Nature. Il rapporto tra arte e natura è stato uno dei suoi interessi precipui, ha studiato con attenzione il lavoro di Giuliano Mauri, un artista outsider al quale il professore ha creduto sin dai suoi primi passi.
Prezioso anche il suo contributo come docente, al Politecnico e alla NABA di Milano, e quindi la sua attività di critico militante, desideroso di comprendere e di conoscere il lavoro di artisti, anche meno conosciuti, per proporli e guidarli. Di Fagone non si può dimenticare la grande onestà umana e professionale, le scelte radicali, l’entusiasmo pacato ma intenso nei confronti del suo circostante, che ci ha aiutato a leggere con occhi diversi.

Angela Madesani

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Angela Madesani
Storica dell’arte e curatrice indipendente, è autrice, fra le altre cose, del volume “Le icone fluttuanti. Storia del cinema d’artista e della videoarte in Italia”, di “Storia della fotografia” per i tipi di Bruno Mondadori e di “Le intelligenze dell’arte” (Nomos edizioni). Ha curato numerose mostre presso istituzioni pubbliche e private italiane e straniere. È autrice di numerosi volumi di prestigiosi autori fra i quali: Gabriele Basilico, Giuseppe Cavalli, Franco Vaccari, Vincenzo Castella, Francesco Jodice, Elisabeth Scherffig, Anne e Patrick Poirier, Luigi Ghirri. Ha recentemente curato un volume sugli scritti d’arte di Giuseppe Ungaretti. Insegna all’Accademia di Brera e all’Istituto Europeo del Design di Milano.

2 COMMENTS

  1. Vittorio Fagone fu il Direttore Artistico del Festival dell’Arte Elettronica di Camerino dove nel 1987 curai la sezione di Arte Telematica

  2. Nel 2005 ebbi la fortuna di parlare al telefono con il professor Vittorio Fagone, parlammo di video arte, argomento della mia tesi.
    Nell’introduzione riportai le sue parole:
    “Il video venne inteso dalle artiste come uno specchio in movimento capace di registrare la loro intimità ancor più che nella produzione maschile. Esso esalta i sentimenti che le artiste vi riversano, come ad esempio la sensibilità. Mai nella storia dell’arte c’è stata un’affluenza così alta di donne.”
    La ringrazio professor Fagone, è stato un onore per me poterle parlare.

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