Nella rubrica Focus parlano in prima persona i fondatori di realtà che lavorano in Italia su arte e creatività. In maniera inedita, propositiva, creativa appunto. Stavolta prendono la parola alcuni protagonisti della scena torinese.

KaninchenHaus (in tedesco ‘conigliera’) nasce alla fine del 2009 con l’ambizione di fondare una “casa”, un luogo ideale in cui il percorso artistico personale potesse far largo all’ideazione di una strategia di gruppo attraverso la quale riformulare il ruolo dell’artista nella società: non più mero creatore di opere ma attivatore di processi condivisi.
Kaninchen-Haus artist-run-organization nasce all’interno di una traiettoria che unisce l’Attacco Pirata del 2007 con la personale di ConiglioViola al PAC di Milano, emblematicamente intitolata Sono un pirata, sono un signore. In un momento delicato della nostra avventura nel mondo dell’arte, avevamo deciso di gestire l’esposizione in maniera indipendente, senza gallerie a supporto e curandone l’intera produzione: dal fundraising alla pubblicazione del catalogo. Tutto questo alimentava un nuovo patrimonio di esperienza che non poteva essere messo da parte.
Nel 2011 – a latere della Biennale di Venezia – prende forma Pirate-Camp: un programma di residenza destinato a ospitare un gruppo di artisti all’interno di un “campeggio pirata”. Esperimento anti-istituzionale per eccellenza, in cui giovani artisti, selezionati su open call da una giuria composta da dieci artist-run space italiani, ha potuto sperimentare il proprio status di “extra-territorialità”, mettendosi alla prova in un contesto sfidante come quello della Biennale, senza alcun filtro o mediazione curatoriale. Pirate-Camp rifletteva su questo statuto ontologico dell’artista, utilizzando le metafore del pirata e dell’accampato, per disegnare il ritratto di una figura che non può mai integrarsi completamente, che deve rimanere a bordo-ring per poter a tratti prendere parte alle danze, a tratti osservare in disparte i giocatori.
L’architettura del campeggio, fragile e provvisoria, rappresentava questa modalità di relazione con lo spazio: dove abitare una porzione di terra non ne sancisce la proprietà. D’altro canto, il pirata è proprio una rappresentazione radicale del fuori-legge e del senza-Stato.

viadellafucina16, Torino. Calixto Ramirez
viadellafucina16, Torino. Calixto Ramirez

L’anno successivo, KaninchenHaus sposta le proprie progettualità nel quartiere in cui ha sede, Porta Palazzo a Torino, per dare il via a un programma di residenza che tematizza quel territorio: viadellafucina AIR. Cuore del format era l’idea del gemellaggio fra artisti stranieri e torinesi, chiamati a elaborare progetti in coppia capaci di investigare il quartiere, utilizzato come un laboratorio diffuso, e coinvolgerne la comunità. Si trattava di capitalizzare il valore transitorio di una residenza a favore del contesto ospitante: tanto la comunità quanto gli stessi artisti locali, ai quali veniva offerta un’opportunità di formazione alla pari, grazie alla cooperazione con colleghi internazionali. Negli stessi anni KaninchenHaus apre lo spazio K-Hole, nel cuore del Quadrilatero romano, nel quale prende vita una ricca programmazione di talk, mostre ed eventi performativi.
Nel 2015 KaninchenHaus reintreccia i suoi fili con quelli di ConiglioViola, per dedicarsi alla produzione e alla curatela de Le notti di Tino di Bagdad: esperimento di arte pubblica che utilizza la Realtà Aumentata per articolare una narrazione diffusa sul territorio urbano.
La progettazione come protesi della pratica artistica è il fil rouge che collega tutti i progetti dell’organizzazione. Grazie alla vittoria di alcuni importanti bandi nazionali, KaninchenHaus si appresta oggi ad affrontare nuove sfide. Tra i progetti più recenti, la nascita del condominio-museo di viadellafucina16 e un esperimento di riscrittura transmediale dell’Ulisse di Joyce, basato sul format inedito del live movie.

LE NOTTI DI TINO DI BAGDAD

Le notti di Tino di Bagdad è un esperimento post-cinematografico di arte pubblica che combina l’utilizzo di nuove tecnologie, quali la Realtà Aumentata, con il recupero di tecniche tradizionali, dalle incisioni su rame al teatro delle ombre. Lo spazio urbano si trasforma in un “cinema diffuso” per ingaggiare il pubblico in una caccia al tesoro il cui obiettivo non è altro che la ricostruzione di una narrazione. Il punto di partenza è un’opera letteraria: Le notti di Tino di Bagdad (1907) di Else Lasker-Schüler. Le fiabe espressioniste “orientali” della poetessa tedesca sono un caleidoscopio di contaminazioni inattese: il fascino dell’esotismo e l’esperienza della metropoli moderna, il richiamo delle radici ebraiche e il gusto per la sperimentazione avanguardistica, l’indagine pittorica e il manierismo letterario, il gioco infantile e l’erotismo. La protagonista è Tino, principessa e poetessa d’Arabia, costretta a rinunciare alla vita per rendere immortale la poesia.
Giocando sulla struttura non lineare del testo, ConiglioViola ne ha lacerato la trama per dare vita a ventisei episodi autonomi, ognuno dei quali ha ispirato una diversa tavola incisa su rame e un diverso episodio cinematografico da fruire in Realtà Aumentata. Basta inquadrare le opere attraverso uno smartphone, utilizzando l’app gratuita raBBit, per osservare le immagini prendere vita sul display e ammirare i video realizzati combinando animazione digitale, animazione a mano e le performance di danzatori.
Il viaggio può iniziare da qualsiasi punto: si tratta di un gioco attraverso il quale bisogna ricostruire una storia e poi condividerla, perché l’invito che gli artisti rivolgono al pubblico è quello di tornare a casa e riscrivere il testo. Una ricombinazione delle tessere che permette una moltiplicazione delle narrazioni, attualizzando nello spazio urbano le teorie della letteratura combinatoria e trasformando lo spettatore in co-autore.
L’esperimento – prodotto in maniera partecipata all’interno degli spazi occupati della Cavallerizza – è stato finora replicato in due città. Nel 2016 a Torino attraverso la rete delle fermate degli autobus dove i poster di #TinoBagdad hanno sostituito per un anno le affissioni pubblicitarie e, nel 2017, a Milano con una mostra che collegava lo Studio Museo Francesco Messina ad altri dieci spazi sparsi per tutta la città.

ConiglioViola, Le notti di Tino di Bagdad
ConiglioViola, Le notti di Tino di Bagdad

VIADELLAFUCINA16

viadellafucina16 è il primo esperimento al mondo di condominio-museo. Il cuore del progetto è un programma di residenza in un condominio, nel quartiere torinese di Porta Palazzo. Gli artisti sono invitati a trascorrere periodi di residenza nello stabile per realizzare interventi negli spazi comuni, capaci di attivare il dialogo tra le diverse comunità che lo abitano e favorire la riqualificazione del maestoso edificio ottocentesco, oggi in stato di degrado e abbandono.
I progetti vengono selezionati dagli stessi abitanti del condominio (oltre 200 inquilini di ogni nazionalità distribuiti in 53 appartamenti) con la mediazione di un prestigioso comitato scientifico (a.titolo, llaria Bonacossa, Mario Cristiani, Ilda Curti, Alessandra Pioselli, Anna Pironti, Pier Luigi Sacco, Catterina Seia ) sulla base della capacità di coinvolgere la comunità nella progettazione e nella realizzazione delle opere, di interpretarne i desideri, di attivare nuove forme di socialità attraverso percorsi di co-creazione e cura degli spazi.
Il condominio – luogo in cui si esercita la prima forma di democrazia e punto di intersezione tra dominio pubblico e privato – si apre alla pratica artistica come fattore di rigenerazione estetica e sociale, divenendo così luogo simbolico attraverso cui la comunità rappresenta se stessa, così come un tempo i palazzi signorili – decorati dagli artisti – rappresentavano il prestigio delle singole casate.
L’ex portineria, riaperta e presieduta da un team di giovani antropologi, si trasforma in “portineria artistica” per accogliere i visitatori, raccogliere i desideri degli abitanti e monitorare l’intero processo, così da renderlo replicabile.
Il programma si completa con mostre, eventi e talk organizzati nel nuovo spazio indipendente Idiòt (il nome omaggia Dostoevskij), con l’attivazione di un servizio di ricezione turistica e del laboratorio di creazione Fucina16 all’interno del giardino comune.
viadellafucina16 costituirà un inedito innesto della pratica artistica nel tessuto vitale di una comunità circoscritta che intende dimostrare, attraverso un esperimento condotto in un contesto ridotto, come l’arte e la cultura possano diventare strumenti efficaci nella risoluzione dei conflitti e per una trasformazione collettiva.
Il progetto è sostenuto da Siae, MiBACT e dal Programma Housing di Compagnia di San Paolo.

ConiglioViola

www.kaninchenhaus.org
www.coniglioviola.com
www.tinobagdad.com
http://viadellafucina16.kaninchenhaus.org/

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #39

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Autore Coniglioviola
CuratoreBrice Coniglio
Spazio espositivoVIADELLAFUCINA 16 CONDOMINIO-MUSEO
Indirizzovia La Salle 16 - Torino - Piemonte
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