Il museo romano, divenuto autonomo in seguito alla riforma Franceschini, ha messo in campo una serie di strategie inedite per venire incontro alle esigenze del pubblico. Di questo e di molto altro ha parlato la direttrice Anna Coliva.

Il suo nome è legato alla Galleria Borghese da ventitré anni. La sua figura professionale si muove sul complesso confine del direttore/manager. Una politica operativa caratterizzata da una crescente attenzione alle condizioni di fruibilità per garantire al visitatore un’esperienza indimenticabile, immersiva e profonda. Pochi ingressi contingentati e una fascia temporale di visita di due ore hanno provocato sicuramente momenti in cui il museo restava vuoto senza dare la possibilità ad altre persone di entrare e generare un ricambio continuo di affluenze. Quali disagi ha comportato e quanti ancora ne comporta? Esiste ancora oggi un problema del genere?
A seguito della riforma Franceschini con la quale si è configurato il nuovo status giuridico della Galleria Borghese quale museo autonomo, sono emersi dati rilevanti. Si è potuta mettere in atto una miglioria indispensabile che negli anni passati è stata per me la più grande criticità. Vuoi per i visitatori che non riuscivano a entrare, vuoi anche per quelli che entravano a visitare il museo. C’erano dei picchi di affollamento e dei momenti di svuotamento totale. Il sistema meccanico di controllo delle entrate e delle uscite veniva peggiorato dal numero limitato di accessi necessario per questioni di sicurezza. Finalmente ‒ con l’autonomia concessa dalla Riforma ‒ ho potuto, per prima cosa, attuare (dopo studi sull’individuazione delle competenze, delle ditte, ecc.) una rilevazione digitale delle presenze. Questo accorgimento ci restituisce la presenza reale dei visitatori all’interno del Museo, rispettando i numeri prescritti dalle norme di sicurezza. Inoltre, in biglietteria è possibile controllare direttamente sui monitor il numero di ingressi/uscite e di conseguenza decidere quali e quanti last minute si possono vendere.

Anna Coliva
Anna Coliva

Queste novità hanno generato dei cambiamenti decisivi?
L’introduzione del last minute è stata il traguardo finale di venti anni di proteste e anche di disagi. Per noi non è importante aumentare il numero dei visitatori quanto quello di razionalizzare i flussi. Ovviamente il problema persiste ancora perché non esistono soluzioni magiche. La Galleria non riuscirà mai ad assorbire il numero di visitatori nei momenti di grande affluenza, per la sua fragilità, per la sua specificità, per le sue dimensioni. Ma è pur vero che oggi il visitatore riesce sempre a entrare, anche senza prenotazione e costi aggiuntivi. E questo è molto importante.

Cosa pensa del sistema museo in Italia? In che modo è ancora possibile migliorarlo? Nei numerosi progetti di ricerca che ha promosso, come è cambiato il rapporto pubblico/museo?
Il rapporto pubblico/museo va studiato negli anni. Noi, attualmente, abbiamo fornito tutte le basi per favorire questo rapporto. Secondo me, in Italia va riportata la ricerca e lo studio all’interno del museo. Questa è sicuramente la più grande carenza. Non è il numero di visite a preoccuparci. Possiamo fornire i bar, le app, le innovazioni informatiche ma dobbiamo anche ricordare che i musei non sono dei depositi di capolavori ma centri che producono e devono produrre cultura. Di conseguenza forniscono anche lavoro ai ricercatori. Noi metteremo quest’anno in atto un progetto con il Caravaggio Research Institute. Naturalmente i risultati andranno prodotti. Bisogna ancora una volta lavorare sul lungo periodo, cosa che non si fa quasi mai. L’evento continuerà a essere contemplato, ogni anno verranno inaugurate delle mostre, ad esempio la prossima sarà su Bernini, ma ciò che più mi sta a cuore è creare questa continuità tra studio e ricerca.

Caravaggio, San Girolamo Caravaggio (c) Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Galleria Borghese
Caravaggio, San Girolamo Caravaggio (c) Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Galleria Borghese

Quali sono stati i maggiori cambiamenti e i benefici concreti che ha potuto riscontrare? Cosa è emerso dallo studio dei visitatori?
Migliorando l’accoglienza abbiamo fatto in modo che i visitatori potessero trarne vantaggio immediato. In Italia purtroppo siamo ancora puniti in tutti quegli apparati che ci conducono all’opera. Il personale di custodia e un po’ tutto il sistema sono ancorati a un’idea troppo legata ai concetti di impiego pubblico. Questo è molto negativo. Anche il privato ne risente e tende a comportarsi nel breve periodo in questo modo. Una modalità sicuramente poco incoraggiante che necessita di elementi di base che devono essere ancora formati.

Ha parlato di carenza di personale qualificato e di inefficienza numerica. È riuscita a ottenere un miglioramento in tal senso? 
Io ho parlato di carenza di personale amministrativo qualificato per svolgere le funzioni complesse che ci sono state assegnate adesso. Questo purtroppo non è migliorato. Noi continuiamo a non avere personale e la situazione è tragica da questo punto di vista, quasi insostenibile. Questo per quanto riguarda il funzionamento dell’ufficio e con ciò intendiamo tutte le attività d’obbligo e necessarie perché il museo vada avanti. Poi invece c’è la questione della formazione di personale di accoglienza (che inizia dai privati che ci gestiscono: molti bravissimi ed efficientissimi molti altri ancora legati alla mentalità dell’ufficio pubblico). E questo si percepisce molto in negativo.

Aggiornamento scientifico, ricerca e apparati didattici multimediali. Aperture straordinarie, biglietti agevolati e contapersone digitale. Quale è stato l’indice di gradimento di queste innovazioni? Quanta gente entra oggi e quanta ne rimane fuori? Con il sistema contapersone è riuscita a ovviare a questo deficit? Attualmente come funziona?
L’indice di gradimento è stato proporzionale ai cambiamenti effettuati. Sicuramente un miglioramento nell’accoglienza ha prodotto molta più soddisfazione nel visitatore. Il problema degli ingressi e della presenza all’interno del museo è una caratteristica intrinseca della struttura. Come dicevamo e per motivi di sicurezza, la presenza interna non può superare determinate cifre. Abbiamo contributo a veicolare i flussi ma nei momenti di picco non possiamo far altro che gestire le affluenze in maniera da garantire a tutti un’esperienza piacevole all’interno della Galleria.

Caravaggio, Giovane con canestro di frutta (c) Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Galleria Borghese
Caravaggio, Giovane con canestro di frutta (c) Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Galleria Borghese

Un considerevole aumento delle visite e degli introiti. Quali sono le prossime sfide? Quali vantaggi e quale insegnamento conta di lasciare in eredità al museo e ai suoi successori?
Senz’altro dei progetti che abbiano uno sviluppo nel tempo. Come quelli che esistono in tutti i grandi musei del mondo, che non finiscano con un cambio di indirizzo o con un cambio di direzione. E soprattutto che non finiscano nel nulla altrimenti sono delle risorse andate perdute. Io credo molto nelle potenzialità destinate a svilupparsi nel tempo, soprattutto nella ricerca e nello studio. Rendere il museo un centro di attrazione, non solo per aumentare il numero dei visitatori (non abbiamo questo problema) ma per aumentare quello degli studiosi e delle persone che si avvicinano al museo “per sapere”. In questa direzione si muove il Caravaggio Research Institute, un progetto ambizioso che vuole reintrodurre nei musei la ricerca più avanzata per farne dei produttori di cultura e non dei “mostrifici”. Siamo orgogliosi che un così innovativo e non facile progetto abbia avuto la fiducia di una grande azienda come Fendi; proprio perché Fendi è un’impresa che ha basato la sua eccellenza sulla ricerca delle tecniche e dei materiali. Il centro Caravaggio Research Institute attiverà dei partenariati scientifici con tutti i musei, le pinacoteche, fondazioni, chiese e collezioni private nel mondo che ospitano i dipinti di Caravaggio, creando dunque un prolifero network di partner nazionali e internazionali.

‒ Michele Luca Nero

www.galleriaborghese.it/it/

Dati correlati
CuratoreAnna Coliva
Spazio espositivoGALLERIA BORGHESE
IndirizzoPiazzale Scipione Borghese 5 - Roma - Lazio
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Michele Luca Nero
Michele Luca Nero (Agnone, 1979), figlio d’arte, inizia a dipingere all’età di sei anni. Una passione ereditata dal padre, Francesco, insieme a quella teatrale acquisita dal nonno, Valentino, poeta e drammaturgo riconosciuto a livello internazionale. In pochi anni ha curato e realizzato numerose mostre, tra cui alcune personali. Un successo di pubblico che lo ha accompagnato anche nelle performance teatrali, non senza un'esperienza come ufficio stampa. Appassionato di cultura e società ma dotato di uno spiccato senso critico. Curioso, perfezionista, esteta. Forse a causa della sua innata passione per la musica, per la quale vanta oltre ad una laurea in etnomusicologia, anche studi musicali di pianoforte. Ha maturato esperienze nell'insegnamento e nella trascrizione musicale apportando un decisivo contributo alla salvaguardia del patrimonio di tradizione orale delle melodie della sua terra di origine. Vivace sperimentatore nel campo della pittura è alla costante ricerca di sempre nuovi linguaggi espressivi. Sostenitore del collage cerca da sempre di unire tradizione e modernità, con un ricorrente accenno al mondo del sacro, sua costante ossessione. La formazione teatrale ha influito notevolmente sulla sua concezione del corpo (figura), dello spazio e della materia. Nelle sue opere prevale sempre un carattere deciso, vuoi nel colore che nella definizione del soggetto: eleganza nella postura, espressività delvolto. Ha frequentato un corso di mimo e uno di portamento e passerella. In qualità di illustratore ha pubblicato “Matteo e il viaggio nel meraviglioso mondo dei libri” (2009) e “Gigì le coiffeur et la maison de beauté” (2011) per la Edigiò. È direttore responsabile del magazine CU.SP.I.D.E. (cultura, spettacolo, intrattenimento, divagazioni artistiche, etno-gastronomia). Dal 2011 fa parte dello staff redazionale di Artribune.