Un pezzo di Reggia di Caserta dato alla Mozzarella di Bufala? Il direttore Felicori spiega perché l’ha fatto. E lo farà ancora…

Ospitare nelle Cavallerizze della Reggia la sede del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop garantisce reddito di conservazione a spazi oggi inutilizzati. E una sinergia nella promozione di arte e prodoti del territorio

La Reggia di Caserta restaurata
La Reggia di Caserta restaurata

Penso di avere fatto una buona scelta, per negativo e per positivo”. Chiarisce subito il suo animo, Mauro Felicori, il direttore della Reggia di Caserta che ha appena inaugurato il primo ampio stralcio di lavori di restauro che ha restituito splendore allo straordinario Palazzo Reale progettato dal Vanvitelli. Ma stavolta il tema – con la soddisfazione espressa da Felicori – è un altro: spinto forse da qualche polemica percepita, il manager bolognese utilizza un post sul suo profilo Facebook per chiarire i contorni di un’operazione che se letta superficialmente potrebbe prestarsi ad equivoci. Ovvero il fatto che da qualche mese le Cavallerizze della Reggia sono diventate la sede del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop. Come? La mozzarella dentro un bene del patrimonio artistico collettivo? Ma non avevamo tutti gridato allo scandalo per l’Aceto Balsamico che aveva cacciato la Galleria Civica di Modena dalla sede della Palazzina dei Giardini?

PROMUOVERE LA REGGIA E LA BUFALA
Ma a ben vedere, le cose stanno in maniera profondamente diversa, e Felicori fa chiarezza con il suo intervento. Nel caso di Modena, una decisione imposta dall’alto aveva sottratto uno spazio fondamentale alla destinazione culturale per dirottarlo verso un uso esclusivamente promozionale. Qui al contrario si tratta di una scelta che combina aspetti economici direttamente connessi alla Reggia, con una sinergia posta alla base dell’accordo. “Ho scongiurato l’ulteriore degrado di una spazio ristrutturato con la spesa di 5 milioni di euro, aperto per una mostra e poi chiuso, dove quando mi sono insediato cresceva già l’erba nei pavimenti”, puntualizza il direttore, riferendosi all’allegra gestione di chi lo aveva preceduto. “Chiaramente era stato ristrutturato senza nessuna cultura della sostenibilità, cioè della possibilità di usarlo in permanenza: ora ne traiamo anche un affitto, certo non esoso ma decoroso”. E poi passa agli aspetti virtuosi dell’operazione: “l’abbiamo dato alla più importante tipicità del nostro territorio, nella convinzione che la reggia e il suo ambiente cresceranno insieme, intorno alle sue eccellenze, ai suoi brand, e insieme gireremo l’Europa a promuovere la reggia e la bufala, e magari anche i vini, le olive, l’olio, la canapa, la birra”. E magari la Reggia riuscirà a fornirsi di un adeguato servizio di ristorazione…

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