Venezia scongiura di diventare Patrimonio in pericolo dell’Unesco. Attesa per Padova

In questi giorni è riunito in Cina il Comitato del Patrimonio Mondiale dell’Unesco. L’Italia è riuscita in extremis a evitare che Venezia e la sua Laguna venissero iscritte nella lista del Patrimonio in pericolo. Il 24 luglio invece si saprà se i cicli pittorici custoditi a Padova saranno o meno Patrimonio dell’Umanità

Venezia
Venezia

Mentre la città di Padova attende di sapere se i suoi cicli pittorici – tra tutti, la Cappella degli Scrovegni affrescata da Giotto – entreranno a fare parte del Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco, dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura giunge intanto una notizia di sollievo per l’Italia e soprattutto per Venezia. La città lagunare infatti – iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale dal 1987 – ha rischiato di entrare a fare parte di un’altra lista, quella del “Patrimonio in pericolo”, prospettiva questa sventata dalla decisione presa dal Comitato del Patrimonio Mondiale Unesco nell’ambito della 44esima sessione in corso in modalità remota a Fuzhou, in Cina.

Comitato No grandi navi, Piazza San Marco, conferenza stampa Venezia e le grandi navi, 22 ottobre 2015
Comitato No grandi navi, Piazza San Marco, conferenza stampa Venezia e le grandi navi, 22 ottobre 2015

VENEZIA EVITA L’ISCRIZIONE NELLA LISA DEL PATRIMONIO UNESCO IN PERICOLO

La decisione è giunta al termine di un dibattimento in cui sono stati affrontati i temi caldi che ruotano attorno a Venezia, ovvero le grandi navi, i fenomeni di acqua alta, la gestione del turismo, la necessità di preservare l’equilibrio dell’ecosistema lagunare. L’Italia ha quindi esposto i provvedimenti presi e i progressi fatti per tutelare Venezia e la sua laguna, evitando così l’iscrizione alla temuta “Danger List”, tra tutti il Decreto Legge che dallo scorso 1 agosto vieta alle grandi navi – ovvero quelle di oltre 25.000 tonnellate – di transitare nel Bacino e nel Canale di San Marco e nel Canale della Giudecca, e il MOSE, sistema di dighe mobili che consentono alla città di difendersi dall’acqua alta. “Il risultato”, comunicano dal Ministero della Cultura, “è il prodotto del lavoro congiunto dei diversi organi di Governo interessati: il Ministero della Cultura in stretto contatto con la Rappresentanza Permanente d’Italia a Parigi e con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e in collaborazione con gli altri Ministeri competenti per le singole materie e con la Presidenza del Consiglio dei Ministri nonché con le istituzioni che compongono localmente il Comitato di Pilotaggio del sito guidato dal Comune di Venezia”.

Progetto MOSE, sistema di difesa delle acque alte, Venezia, Italia, 2005 © Armin Linke, 2005
Progetto MOSE, sistema di difesa delle acque alte, Venezia, Italia, 2005 © Armin Linke, 2005

IL FUTURO DI VENEZIA SECONDO FRANCESCHINI

“Scongiurata l’iscrizione di Venezia nella lista del patrimonio dell’umanità in pericolo”, ha dichiarato il Ministro della Cultura Dario Franceschini. “Grazie alle decisioni del Governo sul blocco del passaggio delle grandi navi davanti a San Marco e al canale della Giudecca si è raggiunto un primo, importante risultato. Adesso l’attenzione mondiale su Venezia deve rimanere alta ed è dovere di tutti lavorare per la protezione della laguna e individuare un percorso di sviluppo sostenibile per questa realtà unica, in cui la cultura e l’industria creativa sono chiamate a giocare un ruolo da protagoniste”.

VENEZIA NON È UN SITO A RISCHIO. MA SOLO PER IL MOMENTO? L’OPINIONE DI MASSIMILIANO ZANE

Sicuramente il pericolo è stato sventato, ma l’attenzione su Venezia e sulle sue annose problematicità resta alta. In questa fase il Comitato del Patrimonio Mondiale Unesco ha dato fiducia all’Italia, ma rimane alta l’attenzione e l’urgenza sulla città, come sottolinea Massimiliano Zane, Progettista Culturale e Consulente Strategico per la Gestione e la Valorizzazione delle Risorse Culturali e editorialista di Artribune: “Venezia viene riconosciuta un ‘Sito a Rischio’, ma solo in via ufficiosa: la città lagunare viene ancora ‘rimandata a settembre’ dall’assemblea UNESCO, quanto mai decisa nell’invitare l’Italia ad intervenire con decisione e risolutezza a proteggere e rilanciare il Sito. Non una bocciatura, quindi, ma un intervento comunque netto, che invita a riequilibrare l’intero atteggiamento nei confronti del dossier di Venezia; un invito a riequilibrare il carattere di autenticità che conferisce alla città lo status eccezionale, un invito che non può restare inascoltato. Potrebbero non esserci altre possibilità in futuro. Che allora ciò non sia provincialmente fonte di scontro o di soddisfazione campanilistica, men che meno può essere banalizzato: quanto emerge dalla World Heritage Committee”, conclude Zane, “è un chiaro richiamo ad agire con risolutezza, oggi, per il bene di Venezia, una possibilità da cogliere per rilanciare una nuova e reale assunzione di responsabilità, impossibile da ignorare ancora”.

Cappella degli Scrovegni
Cappella degli Scrovegni

PADOVA CANDIDATA A PATRIMONIO UNESCO. L’ATTESA PER IL VERDETTO

Tra le città italiane “rimandate a settembre”, per quanto riguarda invece l’iscrizione alla Lista del Patrimonio Unesco, è la splendida Bologna: il verdetto sul sistema unico e irripetibile dei suoi Portici era atteso quest’anno, ma è stato rinviato al 2022 per permettere alla città di integrare e approfondire il proprio dossier di candidatura. Si saprà invece il prossimo 24 luglio se Padova Urbs Picta, percorso con cui la città veneta candida 8 siti monumentali in cui sono custoditi altrettanti cicli pittorici trecenteschi, entrerà a fare parte del Patrimonio Unesco: in testa, naturalmente, gli affreschi di Giotto alla Cappella degli Scrovegni, e poi le pitture nella Chiesa dei SS. Filippo e Giacomo agli Eremitani, in Palazzo della Ragione, nella Cappella della Reggia Carrarese, nel Battistero della Cattedrale, nella Basilica e Convento del Santo, nell’Oratorio di San Giorgio e nell’Oratorio di San Michele.

– Desirée Maida

https://whc.unesco.org/

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.