Il Sindaco di Firenze querela lo storico dell’arte Tomaso Montanari. Il parere di Luca Nannipieri

Il critico d’arte Luca Nannipieri commenta la vicenda che ha visto lo storico dell’arte Tomaso Montanari ricevere una querela dal Sindaco e dalla Giunta di Firenze per le frasi dette a una trasmissione televisiva circa la gestione della città. Una vicenda che fa riflettere sul concetto di libertà di critica

Veduta Firenze con la Cupola di Brunelleschi
Veduta Firenze con la Cupola di Brunelleschi

Chi possiede ancora un minimo di libertà di giudizio e non ha i timori e le pelose convenienze dello star zitto (il “Discorso sulla servitù volontaria” di Étienne de la Boétie, vergato a metà Cinquecento, è ancora maledettamente attuale), non dovrebbe avere la più lieve titubanza di fronte alla vicenda giudiziaria che vede lo storico dell’arte Tomaso Montanari trascinato in tribunale, con relativa richiesta danni di 165.000 euro, dal Sindaco e dalla Giunta di Firenze, per le frasi che lo studioso ha pronunciato durante una trasmissione di Report. Dovrebbe dire chiaramente una sola cosa: su questa vicenda, stiamo tutti con Tomaso Montanari. Mi separano tre oceani da lui. La mia lettura della storia sociale dell’arte e la conseguente militanza sono sideralmente lontane da lui (basta leggere il mio recentissimo libro “A cosa serve la storia dell’arte”, pubblicato da Skira, e confrontarne la visione e la lotta con, ad esempio, il suo “La pietre e il popolo”, pubblicato dalla Mininum Fax, grazie all’acume del comune amico Christian Raimo). Ci siamo scontrati più volte anche sui giornali e nei libri. Eppure, qui sto con lui. Non posso e non possiamo non stare con lui.

Tomaso Montanari
Tomaso Montanari

IL SINDACO E LA GIUNTA DI FIRENZE QUERELANO TOMASO MONTANARI. LA VICENDA

Il merito della questione (ovvero le frasi incriminate e l’argomento trattato da Report) è quasi irrilevante. Assai più importante – sovraordinato rispetto a qualunque altra questione – è dire chiaro e netto che la libertà di critica, la libertà di dissentire (che per un intellettuale diventa il dovere di dissentire), è una conquista sacrosanta della nostra civiltà, perlomeno del nostro paese. Intimidire il libero giudizio critico di una persona, minacciando una richiesta danni altissima, è un pericoloso strumento non solo per censurare all’origine nuove future critiche del querelato, ma anche per dissuadere tutti gli altri dal fare altrettanto. Se mi critichi, ti querelo, così la prossima volta stai zitto. Le frasi colpevolizzate di Montanari sono queste: “Firenze è una città in svendita. È una città all’incanto, è una città che se la piglia chi offre di più, e gli amministratori di Firenze sono al servizio di questi capitali stranieri”.

Dario Nardella
Dario Nardella

LA QUERELA A TOMASO MONTANARI: LA POSIZIONE DI LUCA NANNIPIERI

Non entro nel merito della discussione fiorentina, perché mi preme di più salvaguardare il principio che sta sovra-ordinato a tutte le discussioni: il giudizio critico, anche il più duro, non è un’offesa, una calunnia, un danno d’immagine. È un dissenso. E il dissenso – dialogico, intellettuale, espressivo, creativo, valoriale – è sacrosanto. Le democrazie maturano nel conflitto: il conflitto è humus, è terriccio fertilissimo. Le Costituzioni stesse chiamano da sempre al conflitto delle loro interpretazioni. Non sono una bussola da seguire, come se la lettura fosse univoca e condivisa. Sono lo spazio della contesa. Sono lo spazio dove i nostri interessi, visioni, ideali confliggono, si fanno guerra. Chi li prende come dichiarazioni inequivocabili, non capisce che da sempre le parole fondative che legano una comunità, un popolo, sono parole doppie. Discorsi doppi. Dissos logos. Guai se, al conflitto delle visioni diversificate, dunque del dissenso, si preferisse l’appianata e indistinta pace sociale. Vorrebbe dire che il potere del legislatore ha esercitato in maniera così intimidatoria e persuasiva la sua autorità che alle persone conviene non solo obbedire, ma compiacere, la visione del legislatore. Spero che il Sindaco, che mi sembra persona di buon senso, e la Giunta di Firenze ritirino la querela. Fino ad allora vale il detto di Montesquieu: il potere tende per sua natura ad allargarsi, finché non trova un argine che lo contiene. Tornerò sicuramente a distanziarmi da Tomaso Montanari sulla storia dell’arte e sugli accadimenti politici e culturali, ma sulla querela sono al suo fianco. In nome di quella stessa sacrosanta libertà di dissenso che, oggi, in questa vicenda, lui incarna, come fosse noi tutti.

– Luca Nannipieri

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