Get Out the Vote. L’appello dell’arte americana

Ormai ci siamo: a breve tutto il mondo saprà chi guiderà gli Stati Uniti nei prossimi anni. Anche gli artisti si sono mobilitati per invogliare i cittadini a esercitare il proprio diritto di voto. Ecco come.

Tutti alle urne, a dirlo è l’arte. Le campagne Get Out The Vote, finalizzate a invogliare i cittadini ad andare a votare, sono una tradizione degli Stati Uniti. Quest’anno, con un campo di battaglia molto polarizzato e la sensazione diffusa che sia in gioco l’essenza stessa della più grande democrazia del mondo, gli attivisti si sono impegnati in modo particolare per ricordare agli elettori di andare alle urne e far contare una volontà popolare troppo spesso intralciata da un sistema elettorale imperfetto. E molte campagne hanno deciso di affidare il proprio messaggio alla creatività, coinvolgendo artisti di tutto il Paese. Sono tanti i nomi noti in prima linea in questo appello alla nazione. Come abbiamo già raccontato, in queste vivaci elezioni, molti artisti hanno preso esplicitamente posizione contro Trump, altri, invece, hanno scelto di puntare il proprio messaggio sul voto e la rappresentanza, con l’idea che la partecipazione sia la forza della democrazia. Quella lanciata da questi artisti è una chiamata alle urne. Le campagne e le iniziative sono tante. Ne abbiamo selezionata qualcuna.

Maurita Cardone

1. ART FOR ACTION

Art for Action, la campagna di Orange Barrel Media per le presidenziali USA 2020. Gli interventi di Carrie Mae Weems (sx) e Jeffrey Gibson (dx)

L’arte pubblica è un potente mezzo per lanciare messaggi di impegno civico. La campagna Art for Action, organizzata dall’agenzia di comunicazione creativa Orange Barrel Media, ha coinvolto artisti come Jeffrey Gibson, Jenny Holzer, Tomashi Jackson e Carrie Mae Weems le cui opere, nelle settimane fino al giorno delle elezioni, sono state diffuse attraverso 350 schermi digitali in 16 città degli Stati Uniti. I lavori proposti dagli artisti sono una call to action che, in modo chiaro e diretto, invita gli americani ad andare alle urne ed esprimere la propria preferenza. L’idea è di contrastare fenomeni di soppressione del voto che riguardano soprattutto le comunità minoritarie. Tra gli schermi utilizzati, alcuni sono totem interattivi che riportano anche informazioni sulle procedure di registrazione e voto.

https://orangebarrelmedia.com/cities-art-and-community/

2. THE OFFICIAL UNOFFICIAL VOTING STATION

Aram Han Sifuentes, The Official Unofficial Voting Station, 2020

Al tema della soppressione del voto è dedicato anche il progetto The Official Unofficial Voting Station di Aram Han Sifuentes, in corso fino al 30 novembre e organizzato dallo Skirball Cultural Center di Los Angeles. Il progetto nasce in occasione delle elezioni 2016 e viene riproposto quest’anno per la prima volta online. Attraverso la pagina Internet del progetto, le diverse categorie di persone che non hanno diritto di voto possono esprimerne uno simbolico. L’idea è di avviare una conversazione sulla privazione del diritto di voto e su potenziali riforme elettorali in una società in cui per andare alle urne bisogna prima essere elettori registrati, non può votare chi ha precedenti penali e una serie di recenti proposte e provvedimenti minaccia di restringere ulteriormente il diritto di voto.

http://officialunofficial.vote/?language=english&event=skirball
https://www.skirball.org/voting-station/

3. PLAN YOUR VOTE

Davide Balula per la campagna Plan Your Vote

La forza dei messaggi visivi è alla base della campagna Plan Your Vote, organizzata da Vote.org, sito che raccoglie tutte le informazioni utili per votare in ogni Stato dell’Unione. La campagna, nata in collaborazione con decine dei maggiori musei americani, è una collezione di immagini create da artisti che hanno risposto a una open call per proporre lavori che includessero il logo della campagna stessa. Tra gli artisti coinvolti, Patti Smith, Laurie Simmons, Derrick Adams, American Artist, Guerrilla Girls e molti altri nomi noti. Tutte le immagini che compongono la campagna sono disponibili gratuitamente e possono essere condivise liberamente sui social oltre a essere raccolte su una pagina Internet che contiene anche indicazioni su come votare.

https://www.planyourvote.org/

4. MONUMENT TO THE UNELECTED

Nina Katchadourian, Monument to the Unelected, 2008 ongoing

Fin dal 2008, l’artista Nina Katchadourian, a ogni elezione americana, ha esposto la sua opera in progress, Monument to the Unelected, installazione composta da cartelli elettorali dei candidati perdenti nelle precedenti presidenziali USA. L’opera è insieme un documento e un monito, un modo per ricordare all’America quali percorsi alternativi avrebbe potuto prendere se una parte della popolazione fosse riuscita a farsi sentire più dell’altra. Attualmente in mostra alla Pace Gallery di New York fino al 12 dicembre, il lavoro è in divenire e, quando i risultati delle elezioni 2020 saranno certi, l’opera si arricchirà del cartello del 59esimo perdente della storia americana.

http://www.ninakatchadourian.com/publicprojects/monumenttotheunelected.php
https://www.pacegallery.com/journal/monument-unelected-insights/

5. L’OPERA DI ANTONI MUNTADAS E MARSHALL REESE


Storicamente non sono di certo gli artisti a convincere l’elettorato a votare o chi votare, bensì i candidati stessi. Le pubblicità politiche delle precedenti presidenziali sono il materiale dell’opera di Antoni Muntadas e Marshall Reese che hanno raccolto 70 anni di campagne, a partire dal primo spot elettorale trasmesso in TV nel 1952. Il materiale, raccolto in ordine cronologico, racconta la storia delle trasformazioni della comunicazione politica in America, evidenziando anche le somiglianze tra campagne distanti nel tempo. Il 2020 marca la decima edizione e revisione dell’opera dei due artisti che, nell’attuale versione, un filmato di circa 97 minuti, è stata presentata online dal Getty Museum di Los Angeles in concomitanza con In Focus: Protest.

https://www.getty.edu/museum/programs/lectures/political_advertisement_x.html

6. I VOTED

KAWS per la campagna I voted del New York Magazine

Gli adesivi con scritto I voted, distribuiti nei seggi agli elettori, sono un’icona delle votazioni americane. Quest’anno, a causa del Covid, un grosso numero di elettori ha preferito votare per corrispondenza, perdendo quindi l’opportunità di ricevere in regalo il classico souvenir. Per questo il New York Magazine ha chiesto a 48 artisti di reinterpretare l’adesivo I voted e, per il numero uscito il 26 ottobre, ha trasformato la copertina in un foglio composto di adesivi staccabili di cui sono state pubblicate 26 diverse versioni. Inoltre, migliaia di copie degli adesivi sono state poi distribuite in diverse librerie e negozi della nazione. Tra gli artisti coinvolti, Shepard Fairey, Barbara Kruger, David Hammons, Lorna Simpson, che hanno interpretato il progetto creando messaggi che incitano ad andare alle urne e alla partecipazione democratica.

https://nymag.com/intelligencer/2020/10/new-york-magazine-i-voted-stickers.html

7. PROJECT 270


Sessanta artisti e oltre cinquantadue poster d’autore (almeno uno per ognuno degli Stati dell’Unione più District of Columbia e Puerto Rico), compongono Project 270, iniziativa di Mana Urban Arts Project, gruppo del New Jersey nato a supporto della Street Art. L’obiettivo è di promuovere il voto tra le categorie tradizionalmente più disincentivate, in particolare i giovani che rappresentano il 40% dell’elettorato potenziale, ma che nelle ultime elezioni hanno partecipato al voto in percentuali basse. Project 270 mira ad aumentare la consapevolezza degli elettori più giovani e l’affluenza alle urne facendo circolare nelle città e sui social poster elettorali che usano codici visivi appetibili per le nuove generazioni. Tra gli artisti coinvolti, Ron English, Daniel Minter, Ted Kim, Imagine (aka Sneha Shrestha). I poster contengono un QR code che rimanda a informazioni su dove e come votare, oltre a consentire di scaricare l’immagine gratuitamente.

https://manaurbanartsproject.com/project-270/

8. ARTISTS BAND TOGETHER

Le bandane di Artists Band Together

Meno convenzionali degli adesivi e dei poster, i gadget creati all’interno dell’iniziativa Artists Band Together, in collaborazione con E-bay for Charity. Si tratta di bandane d’autore disegnate da noti artisti e disponibili per l’acquisto online: tutto il ricavato viene devoluto alle associazioni Rise, Mijente e Woke Vote, che si occupano di garantire il diritto di voto e supportare la registrazione. Quindici gli artisti coinvolti, tra cui Alex Israel, Marilyn Minter, Shepard Fairey, Jenny Holzer, Barbara Kruger, Hank Willis Thomas.

https://www.facebook.com/Artists-Band-Together-100183891809521/

9. ARTISTS 4 DEMOCRACY

Artists 4 Democracy, POV – Protest Organize Vote

Il gruppo Artists 4 Democracy, che coniuga l’attivismo con la produzione artistica, propone su Zoom una serata di reciproco supporto in occasione della notte elettorale che si preannuncia ad alto livello di stress: “Passa per un saluto, per gridare nel vuoto o condividere un brindisi con noi”, si legge sul sito Internet dove il gruppo ha anche uno shop online, pieno di opere, indumenti e oggetti ispirati alle elezioni o esplicitamente anti-Trump. Uno per tutti, il cappellino ispirato al copricapo preferito dai seguaci del presidente che riporta lo slogan Make America Great Again: nella versione creata dall’artista Lisa Anne Auerbach manca la parola “great”. La stessa artista ha prodotto una serie di poster con diverse versioni dello slogan modificato.

https://www.artists4democracy.com/

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Maurita Cardone
Giornalista freelance, abruzzese di nascita e di carattere, eterna esploratrice, scrivo per passione e compulsione da quando ho memoria di me. Ho lavorato per Il Tempo, Il Sole 24 Ore, La Nuova Ecologia, QualEnergia, L'Indro. Dal 2011 New York è il posto che chiamo casa e che nutre senza sosta la mia curiosità. Qui per quattro anni ho codiretto il giornale italiano La Voce di New York e mi sono appassionata del carosello di storie che fanno la ricchezza di questa città.