Economia e futuro. Ipotesi per salvare la cultura

Roberto Russo, presidente del network internazionale FISPMED ONLUS, commenta il decreto Cura Italia. E sottolinea la necessità di prendere provvedimenti economici per la ripartenza del Terzo settore.

Francesco Saverio Altamura, La prima bandiera italiana portata a Firenze il 27 aprile 1859, 1859. Museo Nazionale del Risorgimento, Torino
Francesco Saverio Altamura, La prima bandiera italiana portata a Firenze il 27 aprile 1859, 1859. Museo Nazionale del Risorgimento, Torino

Questa settimana in Senato riprenderà, e dovrebbe concludersi, la conversione in legge del DPCM Cura Italia, che contiene già alcune misure dedicate a risollevare il sistema economico e sociale del Paese. Misure che non tengono però conto di alcuni aspetti tra i quali figura il mondo della cultura, uno dei settori maggiormente colpiti e sicuramente uno dei primi a risentire delle misure adottate per limitare la diffusione del virus. I numeri sono eloquenti: i musei sono chiusi e le mostre, che avevano comportato importanti investimenti, sono cancellate. Già nell’ultimo weekend prima della chiusura definitiva delle sale cinematografiche gli incassi sono crollati del 95%. A partire dalle prime ordinanze del 24 febbraio, e sino alla chiusura definitiva delle sale di domenica 8 marzo, il mercato cinematografico ha registrato una perdita di incassi e presenze dell’81% circa, pari a 16.3 milioni di euro e 2.5 milioni di spettatori. Tutto ciò richiede misure mirate dedicate alle imprese culturali e al mondo del lavoro che attorno a esse si sviluppa e opera.

COSA FARE DOPO IL DECRETO CURA ITALIA

La cura del Paese non riguarda però solo sacrosanti interventi tampone, ma occorre gettare lo sguardo più in avanti, rivolgendolo alla possibile ripresa. Prima o poi il “maledetto” virus esaurirà i suoi effetti più nefasti e l’economia dovrà ripartire.

Già nell’ultimo weekend prima della chiusura definitiva delle sale cinematografiche gli incassi sono crollati del 95%.

Vorrei con questo contributo richiamare l’attenzione degli operatori culturali, del mondo del Terzo Settore e delle Parlamentari e dei Parlamentari verso una soluzione. Ho letto con interesse e ne ho discusso con alcuni amici appartenenti al mondo dell’associazionismo, dell’idea di un Fondo per la Cultura, ma parte della liquidità per la cultura è già nelle disponibilità di Credito Sportivo-ICS, l’unica banca pubblica al servizio del Paese per il sostegno allo sport e alla cultura. La prima decisione da prendere è quella di implementare da un lato la liquidità di ICS, con un incremento diretto mediante uno stanziamento statale, e dall’altro creare un fondo d’investimento aperto a investitori privati (sia operatori tradizionali che cittadini), dei social bond, con quote di basso importo moltiplicabile in crescita. Accanto a ciò andrebbe costituito un fondo di garanzia per sostanziare soprattutto la “bancabilità” del Terzo settore.

IPOTESI ECONOMICHE PER I BENI STORICO-ARTISTICI

I prestiti concessi dal credito sportivo, con l’annullamento del “costo” del rischio insolvenza, sarebbero offerti con interessi a un tasso massimo dell’1,5% e garantiti dallo Stato, potendo trasferire ai richiedenti importi pari al 100% della richiesta supportata da un progetto di dettaglio e un piano economico finanziario. Questa misura sperimentale potrebbe essere applicata a partire dai “programmi di valorizzazione culturale” per i beni storico artistici vincolati come tali e dati in concessione ai soggetti del terzo settore in relazione al combinato disposto della normativa:
(a) Art. 71, co. 3, del codice del terzo settore;
(b) Art. 89, co. 17, del codice del terzo settore;
(c) Art. 115, co. 4, del codice dei beni culturali;
(d) Art. 151, co. 3, del codice dei contratti pubblici.
Le Associazioni e i privati partner, si pensi alle imprese di costruzione, ma non solo, potrebbero valorizzare e riaprire i tanti luoghi storico artistici abbandonati o sottoutilizzati.
Queste indicazioni così articolate potrebbero divenire un unico emendamento che mi auguro il Governo ovvero i Senatori potranno far proprio e presentare.

Roberto Russo

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