Art Bonus, superati i 435 milioni di donazioni. Il commento di Stefano Monti

Uno dei maggiori risultati della riforma Franceschini continua a dare frutti. Cresce il mecenatismo nel nostro Paese? Sì, ma il sistema va decisamente migliorato. Il commento di Stefano Monti

Dario Franceschini
Dario Franceschini

Qualche giorno fa, un comunicato stampa del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo, guidato dal Ministro Dario Franceschini, ha sottolineato l’incremento dell’utilizzo dello strumento dell’Art Bonus, introdotto per la prima volta nel 2014. Nella nota il Ministro commenta: “I numeri sono molto significativi, l’Art Bonus sta funzionando bene e in pochi anni è diventato un modello in tutta Europa. L’agevolazione del 65% è attualmente una delle più vantaggiose misure per incoraggiare il mecenatismo in Europa”. Al riguardo, tuttavia, ci sono alcuni elementi che potrebbero suscitare delle perplessità, e che forse vale la pena approfondire.

ART BONUS. VA TUTTO BENE?

Prima di procedere con tale approfondimento, però, è giusto fornire una visione di massima sullo strumento. Partiamo dunque dall’inizio: l’Art Bonus è uno strumento nato per incentivare, attraverso un meccanismo di credito d’imposta (e quindi una leva fiscale), le erogazioni liberali a favore di una serie di soggetti tra i quali Beni Culturali Pubblici, Fondazioni Lirico-Sinfoniche, Enti o Istituzioni Pubbliche che svolgono attività nello Spettacolo, Soggetti concessionari o affidatari di beni pubblici. Dall’anno di entrata in vigore, l’Art Bonus ha raccolto circa 435 milioni di donazioni da un totale di circa 14283 mecenati, così distribuiti: 445 nel 2014, 1815 nel 2015, 2329 nel 2016, 2880 nel 2017, 3226 nel 2018, 3508 nel 2019 e 78 nel 2020. Tutto bene, sembrerebbe. Il numero di donatori mostra un trend crescente, lo strumento destina alla cultura delle erogazioni liberali pari a più di 400 milioni e in questo modo il nostro Patrimonio Culturale non può che beneficiarne. E se va tutto bene, perché dunque “avanzare perplessità”? In realtà, dall’analisi dei dati visibili, le riflessioni sono diverse e riguardano diverse dimensioni dello strumento e del suo utilizzo. Schematicamente, tali riflessioni riguardano: (1) il meccanismo fiscale dello strumento; (2) la natura dei mecenati; (3) gli enti beneficiari. In merito alla prima dimensione sono stati molti i commenti che hanno indicato nell’Art Bonus uno strumento perfettibile. Tralasciamo, tuttavia, approfondimenti al riguardo per due ordini di ragioni: in primo luogo perché un approfondimento di natura fiscale richiederebbe un articolo specifico (tra l’altro già realizzato); in secondo luogo perché se uno strumento viene utilizzato dai cittadini, che esso sia perfettibile o meno, è comunque uno strumento che mostra la propria “efficacia”. È da questa riflessione che allora acquisiscono maggiore importanza le analisi sulle altre dimensioni: in altre parole, tra tutti i donatori che hanno deciso di rendere visibile il proprio nominativo, chi usa l’Art Bonus? E per quali Beni Culturali? Ovviamente, non tutti i “mecenati” sono “visibili”: molti di essi hanno preferito rimanere anonimi, mentre altri, che chiaramente sono principalmente rappresentati da soggetti giuridici (società e affini) hanno acconsentito alla pubblicazione del loro intervento. Le analisi, in merito al secondo punto (chi usa l’Art Bonus) possono quindi essere estese solo ai dati “pubblici”.

ART BONUS. I DATI

Su questo tema, nel 2019, i mecenati che hanno deciso di rendere i propri contributi visibili sono 1.762 divisi per entità di erogazione: 753 mecenati per erogazioni sotto i 1.000 euro, 595 per erogazioni tra i 1.000 e i 10.000 euro, 323 per erogazioni tra i 10.000 e i 100.000 euro e 91 per le erogazioni superiori ai 100.000 euro. Al riguardo, tuttavia, c’è da segnalare che il numero di tali mecenati è “inesatto”. Ad esempio, nella categoria di “erogazioni liberali superiori ai 100.000 euro”, la Fondazione Cariplo compare in più di un’occasione ma con “nomi” differenti: (1) Fondazione Cariplo; (2) Fondazione Cariplo – Via Manin, 23 – Milano; (3) Fondazione Cariplo – Via Manin, 23 – 20121 – Milano; (4) Fondazione Cariplo con sede legale in Via Manin 23. Resta da capire, dunque, se i “mecenati” siano “univoci” o l’elenco proponga per ogni anno (dal 2014 al 2020) tutti gli interventi. Senza addentrarci oltre, resta dunque da capire Chi siano i “mecenati” e, ovviamente, la categoria di “mecenati” che interessa maggiormente è quella con donazioni superiori ai 100.000 euro. Come dicevamo, nel 2019, i mecenati che hanno donato più di 100.000 sono stati in totale (ripetizioni incluse) 91. Tra queste si contano 44 Fondazioni, 13 Istituti di Credito, 2 persone fisiche, e 32 società. In pratica, più della metà dei mecenati sono rappresentati da Istituti di Credito e Fondazioni. Enti che hanno da sempre contribuito attraverso erogazioni allo sviluppo del territorio e della cultura e che dunque non sono affatto il risultato dell’Art Bonus. Al riguardo, inoltre, perplessità provengono dagli Enti che hanno beneficiato di queste erogazioni: anche su questo punto, i dati provengono direttamente dal Sito dedicato all’Art Bonus e evidenziano una forte concentrazione. In poche parole, dei 435 milioni di euro che sono stati donati attraverso il ricorso all’Art Bonus, poco meno della metà (circa 210 milioni) sono stati donati a 10 Enti. Appare chiaro, dunque, che dalla lettura di questi dati, qualche perplessità sul reale utilizzo dello strumento sia dunque legittima. Ribadiamo: ben venga che uno strumento fiscale favorisca il mecenatismo in Italia. Ma siamo davvero sicuri stia funzionando davvero? O è soltanto un cappello che riunisce al suo interno interventi che, con o senza Art Bonus, sarebbero stati ugualmente realizzati.”

– Stefano Monti

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, insegna Management delle Organizzazioni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana. Con Monti&Taft è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisory, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.