Il rapporto Openpolis sulla spesa per la cultura in Italia. Tra le grandi città trionfa Firenze

Un prezioso rapporto di Openpolis ci racconta distribuzione dei Beni Culturali e impiego di risorse per la cultura, tra i comuni e le regioni d’Italia, nel 2017. Tra piccolissimi centri virtuosi e grandi città che restano indietro, la Toscana gioca una bella partita e Firenze vince, tra le città maggiori.

Firenze, Santa Maria Novella
Firenze, Santa Maria Novella

Un’Italia a più velocità, fra differenze sedimentate e spesso radicali, che quasi si stenta a credere si tratti di una Nazione sola. Unita dall’enorme ricchezza culturale, divisa nella capacità di amministrarla, di farne occasione di crescita, sviluppo, aggregazione, maturazione sociale. Strumento di consapevolezza civica e anche volano per l’economia, che non significa bieco sfruttamento commerciale – come paventano certi puristi – ma possibilità di generare ulteriori risorse a partire da sacrosanti investimenti, secondo logiche di rispetto dei siti, dei beni, della loro identità, destinazione d’uso e storia.

UN PATRIMONIO DIFFUSO

Da un lato dunque l’Italia che spinge, fra turismo e valorizzazione, tutela e produzione, restauro e innovazione, dall’altro l’Italia che ignora, che getta a mare milioni di euro (leggi “risorse UE”), che coltiva forme di decadenza varia. La Fondazione Openpolis ci ha fatto una ricerca, conclusa nel dicembre 2017. Sono i dati più recenti da poter compulsare per ottenere una fotografia del Paese rispetto al tema cultura e beni culturali.
Innanzitutto le cifre sul patrimonio. Secondo un conteggio del Ministero sono 205.443 i beni culturali registrati in Italia nell’anno di riferimento. La diffusione di tale tesoro riguarda i 7.983 comuni considerati dal Mibac stesso: una distribuzione equa, straordinariamente allargata, che immortala un Paese delle meraviglie, in cui qualunque piccola provincia – spesso in assenza di adeguati piani di promozione e comunicazione – rivela una qualche gemma artistica o architettonica. Sono solo 575 i comuni (il 7% del totale) a non contare nessun bene culturale sul proprio territorio.
Quanto alla mappa generale, ecco le prime tre aree urbane a più alta densità di siti archeologici, monumenti, palazzi storici, opere d’arte: il primato va a Roma, con 6.239 beni, seguita da Genova (4.356) e Venezia (3.790).

Colosseo
Colosseo

TUTELARE E VALORIZZARE. IL CODICE DEI BENI CULTURALI

Ma cosa ne facciamo di questo immenso museo diffuso? Quanto spendiamo? Come ce ne occupiamo? Spiega Openpolis, nella premessa al suo studio: “Dal 2004, la materia del patrimonio culturale italiano è regolamentata dal codice dei beni culturali e del paesaggio. Questo documento individua diverse attività legate alla gestione del patrimonio e le competenze dei vari livelli amministrativi in tale ambito. La gestione dei beni culturali è ripartita tra attività di tutela e di valorizzazione. Da un lato, la tutela consiste nell’individuare i beni costituenti il patrimonio e garantirne la conservazione. È una funzione di competenza esclusiva dello Stato, anche se, sulla base di specifici accordi, le regioni possono esercitarla su una limitata tipologia di beni. Dall’altro lato, la valorizzazione riguarda la costituzione di risorse e strutture che assicurino l’utilizzo e la fruizione pubblica dei beni culturali, compresi interventi di conservazione e riqualificazione del patrimonio. Questa è una responsabilità che fa sempre capo allo Stato, ma che può essere delegata a regioni e ad altri enti territoriali, in un quadro di cooperazione delle attività”.
Insomma, la sinergia fra governo centrale ed enti territoriali dovrebbe assicurare un sostegno adeguato e differenziato alla selva di tesori che richiedono uno sforzo massimo, sul piano economico e organizzativo, per preservarne l’integrità, consentire al pubblico l’accesso migliore, garantire servizi aggiuntivi, offrire progetti di ricerca, produzione e promozione. Un impegno straordinario, che vede – a fronte di una distribuzione a macchia d’olio di siti e beni – un impiego assolutamente disomogeneo di risorse finanziarie e di misure politiche efficaci.

Castello Miramare, Trieste

TOP 15 GRANDI CITTÀ. IL TRIONFO DI FIRENZE, LA SCONFITTA DI NAPOLI

Osservando – sempre secondo dati aggiornati a fine 2017 – le città italiane più popolose, ovvero solo quelle con oltre 200mila abitanti, è Firenze a guadagnarsi lo scettro in fatto di “spesa pro capite in tutela e valorizzazione di beni e attività culturali”, con i suoi 117,51 euro. Un risultato importante, che è certo il frutto di anni di amministrazione virtuosa, grazie al radicamento di una cultura della fruizione e della valorizzazione che è tutt’uno con la cura del territorio e la buona gestione dei servizi urbani: caratteristica progressivamente rafforzata – basti guardare all’ultimo decennio – anche per merito del lavoro svolto con l’arte contemporanea, gli interventi d’arte pubblica, l’apertura e il rilancio di musei, giardini e palazzi stortici, al di là della mera conservazione dell’antico, da sempre prioritaria per una capitale del Rinascimento.
Poi, a parte Bologna che guadagna un rispettabile quarto posto con 80,24 euro di spesa pro capite, le migliori prestazioni le troviamo tutte al Nord, in particolare al Nord-Est: secondo posto a Trieste, con 93,49 euro, segue Milano con 81,18. Saltiamo al quinto con i 74,33 euro di Venezia, e a ruota Padova (64, 30), Verona (63, 81), Genova (49,99), Torino (49,34). E nonostante la grandissima concentrazione di monumenti della Capitale – dato che dovrebbe in teoria generare il massimo di spesa – troviamo Roma solo al decimo posto, con 45,94 euro per cittadino spesi a favore della cultura. Una delle ragioni riguarda il ruolo dominante del Vaticano, proprietario di un numero elevato di beni culturali presenti sul territorio capitolino: restano quindi fuori dal computo riferito alle spese in capo a Stato, Comune e Regione.
Quindi, più si scende a Sud, più le cifre si fanno piccole: Catania è alla casella numero undici, con 19,85 euro, Bari al dodicesimo posto con 18,97, Palermo subito dopo con 17,55, penultima Messina con 14,45, e in fondo a questa top 15 delle città maggiori c’è Napoli, che spende solo 13,53 euro a testa.

Oratorio di San Pellegrino, Caporciano, L'Aquila
Oratorio di San Pellegrino, Caporciano, L’Aquila

IL CASO TOSCANA e LA TOP 5 NAZIONALE

Un ulteriore approfondimento di Openpolis riguarda la Toscana, regione tra le più ricche di beni culturali, il cui capoluogo vanta appunto il primato in fatto di investimenti dedicati. Come si comportano gli altri comuni? Molto bene, a osservare i grafici. “Le amministrazioni che spendono sono quelle limitrofe al capoluogo”, spiega il rapporto, tra cui Prato (53.279,03 euro) e Vinci (53.413,72 euro): il riferimento qui è agli investimenti medi per singolo bene, nell’arco di un anno. Ma rivelano ottime prestazioni anche i due territori costieri di Cecina e Rosignano Marittimo. Sonp solo 3 su 257 i comuni non virtuosi, con una spesa pari a 0: i piccoli centri di Casola in Lunigiana, Podenzana e Zeri, tutti con una media di 1000 abitanti e tutti in provincia di Massa-Carrara.
Dando una rapida occhiata agli approfondimenti sulle altre regioni d’Italia, sono decine e decine i comuni attestatisi su una spesa in cultura pari a o prossima allo 0, tra Sicilia, Calabria, Basilicata, Campania, ma anche al Nord, ad esempio con la Lombardia, il Piemonte e la Liguria.
E ferma restando l’impossibilità di mettere a confronto le statistiche relative a metropoli e minuscoli centri, date le esigenze, le emergenze, le densità demografiche e i fronti d’intervento profondamente diversi – da qui la classifica specifica dedicata alle città più popolose – è interessante verificare comunque quali realtà si collochino in cima alla graduatoria nazionale complessiva. Trionfa la provincia dell’Aquila, con il primato assoluto di spesa pro capite conquistato da Caporciano, che nel 2017 ha speso l’enorme cifra di 31.157,64 euro per cittadino, mentre Santo Stefano di Sessanio si piazza al terzo posto (2456,61) e Villa Santa Lucia degli Abruzzi al quinto (1901,21): decisivo, quasi certamente, l’enorme sforzo compiuto per recuperare i danni del sisma, grazie alle molte somme ricevute e reinvestite nei centri storici. Per il secondo posto ci si posta invece nei pressi di Torino, con i 2566,26 euro di Moncenisio, mentre al quarto livello della Top 5 nazionale c’è infine Mongiana, comune di Vibo Valentia, in Calabria, con 2025,56 euro per abitante destinati alla cultura.

– Helga Marsala

www.openpolis.it

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 lavora come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.