Luigi Di Maio nomina Lino Banfi rappresentante della Commissione Italiana per l’Unesco

Il vicepremier dà la notizia durante l’evento del M5S sul reddito di cittadinanza. “Abbiamo fatto Lino Banfi patrimonio dell’Unesco”, afferma il politico. E l’attore commenta: “che c’entro io con la cultura?”

Lino Banfi nel film
Lino Banfi nel film "L'allenatore nel pallone" (fonte Wikipedia)

“Ne approfittiamo per dare una notizia all’Italia che a me riempie di orgoglio: abbiamo individuato Lino Banfi perché rappresenti l’Italia nella Commissione Italiana per l’Unesco. Abbiamo fatto Lino Banfi patrimonio dell’Unesco”. Con queste parole il sempre più raggelante vicepremier Luigi Di Maio, in occasione dell’evento del M5S sul reddito di cittadinanza, ha dato la notizia che in pochi minuti ha fatto il giro dei media nazionali. “Banfi sarà nominato in sostituzione” ha spiegato Di Maio “di Pupi Avati, nel ruolo di referente della comunicazione“. Poi è emerso, di surreale in surreale, che in realtà Banfi avrebbe sostituito non Avanti bensì Folco Quilici.

BANFI E LA CULTURA

“In mezzo ai plurilaureati che siedono nelle commissioni, porteremo un sorriso”, ha così aggiunto Lino Banfi. “È una carica bellissima, il mio sogno è di vedere sorridere anche mentre si fa politica”, aggiungendo inoltre aneddoti sulla sua conoscenza con Di Maio: “questo ragazzo mi disse che sapeva tutti i miei film e mi disse interrogami, e poi si presentò al mio ristorante per il mio compleanno con un mazzetto di fiori. Luigi ha 32 anni ma quando parla con Salvini e Conte ne ha 55, non so come fa. Non ti chiedo niente per chi voti, mi disse, ma io ti adoro perché hai fatto ridere tre generazioni”. Insomma, una carica che riempie di orgoglio l’attore pugliese noto per le sue commedie cinematografiche e le sue serie televisive che hanno divertito l’Italia a partire dagli anni Settanta e per la sua peculiare cadenza dialettale. Ma la domanda sorge spontanea: come si è chiesto lo stesso Banfi, “che c’entro io con la cultura?”. 

LA COMMISSIONE ITALIANA

“In questi casi, rappresentanze all’Unesco si sono fatte con persone che si sono laureate, che conoscevano la geografia, le lingue. Io voglio portare il sorriso ovunque, anche nei posti seri”, risponde alla sua stessa domanda Lino Banfi. Ma per capire, o almeno tentare di farlo, come possa entrarci o meno Banfi con la Commissione Italiana per l’Unesco, forse è il caso di approfondire le attività di quest’ultima. “La Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, istituita nel 1950, ha lo scopo di favorire la promozione, il collegamento, l’informazione, la consultazione e l’esecuzione dei programmi Unesco in Italia”, si legge sul sito della Commissione. L’Unesco è, a sua volta, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, creata nel 1945, all’indomani del Seconda Guerra Mondiale, con lo scopo di promuove la pace e il dialogo tra le Nazioni partecipanti attraverso l’istruzione e la cultura. L’Italia è stata ammessa all’Unesco nel 1947, e ad oggi fanno parte dell’Organizzazione 195 Paesi. Ritornando alla Commissione Italiana, tra le  sue mansioni si legge che “dà pareri e formula raccomandazioni al Governo Italiano e alle Pubbliche Amministrazioni in relazione all’elaborazione e alla valutazione dei programmi Unesco; formula proposte sulla scelta dei membri delle delegazioni italiane alla Conferenza Generale dell’Unesco e ad altre riunioni o manifestazioni promosse dall’Unesco o ad essa collegate; esprime pareri e suggerimenti su richiesta del Ministro degli Affari Esteri, sugli aspetti educativi, scientifici e culturali dei progetti da realizzare nell’ambito della politica di cooperazione allo sviluppo”. Attualmente la commissione è presieduta da Franco Bernabè che, raggiunto telefonicamente da Artribune, ha dichiarato di non sapere nulla sulla nomina di Lino Banfi a rappresentante dell’Italia nella Commissione Italiana dell’Unesco.

SALVINI LA BUTTA IN CACIARA

Non si è fatto attendere il commento del Ministro dell’Interno Matteo Salvini che, nel corso di una diretta Facebook ha dichiarato: “Lino Banfi ambasciatore all’Unesco? E Jerry Calà, Renato Pozzetto, Umberto Smaila? Scherzi a parte, sorridiamo che l’Italia è così bella che chiunque la può rappresentare e difendere”. E anche stavolta finisce tutto in burletta. Potremmo aggiungere che è gravissimo trasformare un titolo (la laurea) che quasi tutti i cittadini – fatta eccezione per alcuni politicanti di serie C che l’andavano a comprare in Albania – hanno conseguito con impegno e sacrificio in un qualcosa di cui vergognarsi. Potremmo aggiungere che una nomina simile (che Banfi avrebbe dovuto avere la decenza di rifiutare) umilia sia l’attore, che negli ultimi anni si era rifatto una immagine più elevata del passato rifacendolo piombare nel ruolo di macchietta del porca puttèna, sia i professionisti qualificati che, badando al merito, il Movimento 5 Stelle avrebbe dovuto nominare al suo posto. Aver fatto ridere tre generazioni, infatti, costituisce titolo per tanti potenziali incarichi ma non per questo specifico e questa nomina è in tutta evidenza solo un’altra tessera nell’atroce mosaico, guardato con preoccupazione da tutto il mondo, del populismo italiano. Potremmo dire che è inquietante dare incarichi istituzionali durante kermesse di partito. Potremmo dire che a leggere questa notizia migliaia e migliaia di studenti delle scuole superiori o medie potranno aver pensieri tipo “ma che studiamo a fare se poi essere ‘plurilaureati’ è considerata un’onta, che studiamo a fare se poi bisogna vergognarsi di aver ottenuto risultati all’Università”? Peraltro nel paese con meno laureati d’Europa.
Potremmo dire questo e molto altro ma la sensazione è che sia ormai del tutto inutile. “Ho incontrato il ministro della cultura e abbiamo deciso che devo portare il sorriso laddove c’erano solo plurilaureati” ha detto Banfi dal palco. Già, ma cosa c’è da ridere?

– Desirée Maida e Massimiliano Tonelli

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.
  • Giorgio Guerra

    Non condivido l’atteggiamento vetero snobbistico di questo articolo, noioso perché non originale; e lo dico da persona che non amava proprio quei filmetti (figli chiaramente di un’epoca). Però, anche qui, sono gli estensori dell’articolo che richiamano il suo trapassato e non il passato più recente, non ci vedo alcuna umiliazione dell’attore se non da parte di chi fa notare che in passato ha girato quei film. Adesso tutti, non solo gli addetti ai lavori, conoscono la commissione unesco. Mi riservo di intervenire tra qualche giorno invece sullo specifico della nomina

    • http://armellin.blogspot.com/ stefano armellin

      snob é il vostro commento

      • Giorgio Guerra

        Argomentare, please

  • Lupo

    La polemica perbenista sulla presunta mancanza del physique du rôle da intellettuale del “non laureato” Lino Banfi la trovo stucchevole. Ma non resto indifferente quando il “portatore di sorriso”, tomo tomo, cacchio cacchio, finge di non accorgersi che la sua nomina a un incarico di alta rappresentanza culturale non viene annunciata nella sede istituzionale competente, ma sul palco della convention di un partito politico, al quale – guarda un po’ – il nonno d’Italia mette a disposizione la propria immagine tutta casa, chiesa e orecchiette (che meriterebbero il patrimonio immateriale Unesco), faticosamente conquistata in questi anni dopo aver mondato i panni più sboccacciati della sua carriera sul Basentello. Venghino, venghino signori, lo spettacolo sta per comunciare, anzi (Banfi per Banfi): “Vieni avanti cretino!” (sperando che sia solo vanità).

  • Ruta felix Ndayitabi

    Perchè stupirci se degli ignoranti scelgano una macchietta per rappresentare l’Italia? Lino Banfi puà essere considerate un comico solo da quelli che considerano la pochade e la ripetizione volgare di stereotipi comicità! Ma che volere di un governo composto da IGNORAMUS?