Semplificare il turismo per renderlo migliore

Il turismo è un ambito complesso, ma anche una risorsa da usare al meglio. Stefano Monti suggerisce alcuni “semplici” spunti da metter in pratica per migliorare la situazione.

Firenze, Uffizi. Un selfie dando le spalle a Botticelli. Photocredits Irene Fanizza
Firenze, Uffizi. Un selfie dando le spalle a Botticelli. Photocredits Irene Fanizza

La grande rilevanza che ha assunto il settore turistico per il nostro Paese ha contribuito a creare un interesse sempre più diffuso intorno al tema. Nonostante tale interesse sia sicuramente portatore di contributi positivi, il timore è che l’attenzione al fenomeno “generale” abbia ampiamente superato la consapevolezza del “caso specifico”.
Stati generali, convegni, tavole rotonde, cabine di regia, uffici, task force e tutte le varie definizioni che sono state utilizzate in questi anni hanno, di fatto, trasformato il turismo in un contenitore strategico che, tuttavia, non sempre tiene conto del “contenuto specifico”.
Perché il turismo, in realtà, più che di nozioni teoriche è fatto di alberghi, tour operator, ristoranti, musei e B&B.
Più che di conferenze di servizi è fatto di treni, aerei, autobus, macchine a noleggio e biciclette.
Certo, senza un inquadramento generale del fenomeno all’interno delle specificità che segnano i singoli territori, il settore turistico tenderebbe a perdere le potenzialità intersettoriali e le grandi leve che tale comparto può azionare per lo sviluppo non solo economico, ma anche culturale e sociale.
D’altro canto, però, estendere incessantemente i confini di questo settore (oggi al Ministero dell’agricoltura) rischia di introdurre all’interno del dibattito pubblico interessi differenti.
Allora partiamo dal principio.

A ben vedere, ciò che rende un turista soddisfatto è in grado di migliorare la qualità della vita anche dei cittadini”.

Il turismo è un settore che, all’interno di un territorio, offre a cittadini stanziali e temporanei una serie di prodotti e servizi in grado di migliorare la qualità dell’esperienza che questi soggetti fanno del territorio e delle caratteristiche che lo rendono unico.
In caso di turisti (propriamente detti), l’esperienza sarà quindi formata da: qualità dei mezzi di trasporto, qualità dell’albergo, qualità della mobilità intra ed extra-urbana, qualità del cibo, qualità delle attività dedicate alla cultura, al tempo libero e, in generale, qualità dell’offerta dei vari servizi da parte degli operatori territoriali.
Non c’è nulla di difficile in tutto ciò.
Per avere un buon posizionamento strategico, quindi, un territorio deve poter fornire: sistemi di trasporti e logistica efficienti, strutture ricettive consone alle aspettative e in grado di competere con gli standard internazionali, sistemi di trasporto urbano user-friendly, puntuali, puliti e non sovraffollati, una scelta del settore food adatta a differenti tipologie di domande e una vasta offerta di musei, istituti di cultura, eventi, gallerie, aree archeologiche e manifestazioni per tutto ciò che riguarda il tempo libero.
A ben vedere, ciò che rende un turista soddisfatto è in grado di migliorare la qualità della vita anche dei cittadini. Due piccioni con una fava.

La consapevolezza delle innumerevoli difficoltà operative non deve far dimenticare che esiste una visione più semplice e schietta del fenomeno turistico”.

La pubblica amministrazione in questo “settore”, dovrebbe semplicemente: definire una visione strategica (fuor di paroloni, capire perché il territorio che rappresenta è speciale, definire le specificità presenti e fissare un piano di sviluppo dell’intero territorio che tenga conto di queste risorse); adottare strumenti volti a rendere più efficiente ciò che è di propria diretta competenza (sistema dei trasporti, offerta cittadina, gestione degli istituti di cultura); redigere una strategia di comunicazione e di posizionamento sui mercati internazionali; adottare strumenti che incentivino tutti gli operatori coinvolti ad assumere “caratteristiche coerenti” con la visione strategica definita.
In altri termini dovrebbe fare il proprio lavoro. Punto.
La consapevolezza delle innumerevoli difficoltà operative non deve far dimenticare che esiste una visione più semplice e schietta del fenomeno turistico, altrimenti ci perdiamo in giri di parole infiniti, terminologie, convenzioni, accordi quadri, strumenti concertativi, convegni, tavole rotonde, conferenze di servizi, libri bianchi, letteratura di settore, campagne di sensibilizzazione, regolamenti comunali, delibere, consigli, e chi più ne ha più ne metta.
Obiettivi, strumenti e risultati. Come sa fare anche una piccola associazione di quartiere. Che dici, Italia, ci riusciamo?

Stefano Monti

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, insegna Management delle Organizzazioni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana. Con Monti&Taft è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisory, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.

1 COMMENT

  1. E’ il turista che deve soddisfare gli abitanti del luogo dove viene ospitato. Questo bisogna far capire al turista affinchè possa veramente godere dell’ unicità del territorio, della specificità del territorio, della magia del territorio. Per far questo occorre ed è fondamentale un unità d’intenti tra chi veicola la promozione del territorio a livello globale e gli operatori coinvolti nell’accoglienza turistica del luogo per dare un esperienza unica e irripetibile che superi le solite griglie valutative, standardizzate e uguali in ogni angolo del pianeta, basate in gran parte sui comfort che l’offerta turistica è in grado di dare.
    Il nostro paese sta promuovendo il turismo contemporaneo più diffuso, quello omologato e prevedibile, svalutando in questo modo buona parte dell’immenso repertorio paesaggistico, storico, naturalistico. Caso emblematico è quello di Roma che ha circa la metà, o poco più, del flusso turistico di Parigi nonostante siti di incomparabile bellezza che non serve certamente qui nominare, cito solo per una mia fissazione la via dell’Appia Antica, luogo tra le rovine più bello al mondo.

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