Il contributo era destinato a circa 600mila i ragazzi italiani o stranieri con permesso di soggiorno, e sarebbe dovuto servire per acquistare libri, biglietti per mostre, ingressi a musei e altro

Sembrava più doverli preparare all’impatto con la burocrazia italica, piuttosto che ampliare i loro orizzonti culturali”. Con queste disilluse parole il quotidiano La Stampa chiosa l’impietosa analisi che ha messa in pagina circa gli sviluppi del Bonus Cultura, il dibattuto contributo di 500 euro destinato ai neodiciottenni che è stato uno degli ultimi provvedimenti del governo Renzi. Un plafond – da qualcuno qualificato “mancetta elettorale” – destinato a circa 600mila i ragazzi italiani o stranieri con permesso di soggiorno, che sarebbe dovuto servire per acquistare libri, biglietti per mostre, ingressi a musei e altro.

SPESI SOLO 18,5 MILIONI DI EURO, DEI 290 STANZIATI

Perché “sarebbe dovuto servire”? Perché – ed è questo il succo del pezzo – si è ancorato al farraginoso meccanismo burocratico necessario per attivare il contributo, che prevede prima l’attribuzione dell’identità digitale, quindi l’iscrizione al portale 18App, e infine la ricerca di enti culturali e attività commerciali che, nel proprio comune, avessero aderito all’iniziativa. Con tutti gli intoppi che sappiamo essere abituali nel nostro Paese. Risultato? Al 17 gennaio scorso, scrive sempre La Stampa, in teoria ad appena due settimane dal precedente termine per iscriversi, i diciottenni erano riusciti a spendere appena il 6,3% di quanto stanziato. “Il governo è stato costretto a prolungare la scadenza dei termini di iscrizione – inizialmente prevista per il 30 gennaio scorso – fino al 30 giugno 2017 nella speranza di far decollare l’iniziativa”. Secondo dati della Presidenza del Consiglio, a metà gennaio erano stati staccati 200mila coupon per negozi fisici e 350mila per rivenditori online, per una spesa totale rispettivamente di 6 e 12,5 milioni di euro. A fronte dei 290 milioni stanziati.

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