Un’opera monumentale di Edvard Munch va in asta da Sotheby’s

Arriva a marzo da Sotheby's a Londra una tela di Munch lunga più di quattro metri. Commissionata dal regista d'avanguardia Max Reinhardt, l'opera fu acquistata dallo storico dell'arte di origine ebraiche Curt Glaser che, perseguitato dai nazisti, fu costretto a venderla

Una monumentale tela dipinta da Edvard Munch lunga più di quattro metri arriverà in asta da Sotheby’s a Londra dalla Olsen Collection. Dance on the Beach del 1906 sarà infatti tra gli highlight della Modern & Contemporary Evening Sale londinese dell’1 marzo, con una stima preasta di $ 15-25 milioni. Prima della vendita, l’opera si potrà vedere per la prima volta dal 1979 a Londra (dal 22 febbraio all’1 marzo) e in progetti di fruizione digitale a Hong Kong (5-7 febbraio) e New York (11-15 febbraio).

Munch con Curt ed Elsa Glaser a Oslo nell'agosto 1913. Courtesy of Sotheby's

Munch con Curt ed Elsa Glaser a Oslo nell’agosto 1913. Courtesy of Sotheby’s

LA MONUMENTALE TELA DI MUNCH IN ASTA DA SOTHEBY’S LONDRA

Nel 1906 il regista e produttore Max Reinhardt, protagonista dell’avanguardia teatrale e cinematografica tedesca di inizio Novecento, commissionò a Edvard Munch il famoso Fregio Reinhardt, una serie immersiva di dodici grandi tele per il suo teatro di Berlino. Il lavoro di Reinhardt subì la profonda influenza dell’arte del pittore norvegese, di cui il regista era anche amico. Venne pertanto naturale chiedere a lui di creare il fregio di dipinti destinato a una sala al piano superiore del teatro berlinese, concepita per avvolgere gli spettatori in una visione ininterrotta che Munch definì come “immagini dalla psiche moderna”, animate dal movimento e dalla danza che vi sono rappresentati. Di tutte le opere realizzate dal pittore per questo progetto, Dance on the Beach ora in catalogo da Sotheby’s è l’unica ad essere finora rimasta in mani private, mentre le altre sono già entrate tutte in collezioni museali tedesche, alla National Gallery di Berlino, alla Hamburg Kunsthalle e al Folkwang Museum di Essen.

Un ritratto di Munch di Elsa e Curt Glaser del 1913. Courtesy of Sotheby's

Un ritratto di Munch di Elsa e Curt Glaser del 1913. Courtesy of Sotheby’s

LA STORIA DELL’OPERA DI MUNCH TRA PERSECUZIONI NAZISTE E SECONDA GUERRA MONDIALE

Dal teatro di Max Reinhardt la storia di questo straordinario dipinto è andata a incrociarsi con il drammatico precipitare degli eventi storici, tra l’ascesa al potere del nazismo, le persecuzioni antisemite e lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Dopo la commissione di Reinhardt, infatti, e il rinnovo del suo spazio d’avanguardia, il fregio fu smembrato e l’opera Dance on the Beach fu acquistata dallo storico dell’arte Curt Glaser, intellettuale di prestigio della vita culturale berlinese del periodo oltre che amico anche lui e biografo di Munch, di cui nel 1917 curò la prima monografia tedesca. Insieme alla moglie, Curt Glaser aveva già dato vita a una grande collezione d’arte che includeva Matisse, Beckmann e preziosi Old Master e la sua eredità culturale è ora oggetto di una mostra al Kunstmuseum (in corso fino al 12 febbraio). Perseguitato dai nazisti per le sue origini ebraiche e in fuga dalla Germania nel 1933, Glaser si trovò costretto a vendere molte delle sue opere, compreso il dipinto di Munch, che arrivò a un altro amico e collezionista del pittore a Oslo, Thomas Olsen. Nel 1939 l’opera era esposta su una delle sue navi passeggeri di lusso, la MS Black Watch, che navigava tra Oslo e Newcastle, ma nemmeno qui Dance on the Beach potette accomodarsi a lungo e con le ostilità aperte tra Inghilterra e Germania durante la Seconda Guerra Mondiale fu nascosta da Olsen in un fienile nella foresta norvegese, fino alla fine del conflitto.

Curt Glaiser nel suo studio. Courtesy of Sotheby's

Curt Glaiser nel suo studio. Courtesy of Sotheby’s

IL FREGIO DI MUNCH TORNA SUL MERCATO ALL’ASTA DI SOTHEBY’S

La famiglia Olsen, che di Munch possedeva circa trenta opere compresa una della quattro versioni del celebre L’urlo, ha così conservato Dance on the Beach tra le sue proprietà per 89 anni, impegnandosi anche intanto a rendere visitabile la casa di Munch a Ramme, nel fiordo di Oslo, che si appresta a diventare un museo per la prima volta aperto al pubblico dalla prossima estate. L’opera del 1906 resta una delle più toccanti testimonianze della sofferta vicenda biografica del pittore norvegese, oltre che della qualità della sua pratica artistica. Dopo i lutti per tubercolosi della madre prima, quando Munch era solo un bambino, e poi della sorella maggiore, un’altra sorella così come il padre avevano dovuto fare invece i conti con profondi disagi mentali e con i fantasmi della depressione. Dance on the Beach sembra dunque una finestra su una vita gioiosa che a Munch sembrava preclusa nella realtà. Da cui si sentiva distante, ma a cui anelava. E nella tela entrano anche due dei suoi grandi amori, entrambi senza lieto fine, Tulla Larsen e Millie Thaulow. Due anni dopo la commissione dell’opera, nel 1908, i nervi di Munch avrebbero ceduto e il pittore sarebbe stato ricoverato a Copenaghen, da cui poi avrebbe fatto ritorno in Norvegia, continuando a lavorare sui paesaggi e le persone della sua terra natale.

Cristina Masturzo

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Cristina Masturzo

Cristina Masturzo

Cristina Masturzo è storica e critica d’arte, esperta di mercato dell’arte contemporanea, art writer e docente. Dal 2017 insegna Economia e Mercato dell'Arte e Comunicazione e Valorizzazione delle Collezioni al Master in Contemporary Art Markets di NABA, Nuova Accademia di…

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