Gli artisti italiani protagonisti dell’asta di Dorotheum a Vienna

L’asta ha mostrato il grande interesse del mercato europeo per gli artisti delle avanguardie italiane, che hanno registrato buoni risultati a Vienna

Carla Accardi, Labiritnto Negativo (1955). Courtesy of Dorotheum
Carla Accardi, Labiritnto Negativo (1955). Courtesy of Dorotheum

Un catalogo dalla forte impronta italiana ha caratterizzato l’asta serale Arte Contemporanea I dello scorso 1° giugno di Dorotheum. Un palcoscenico importante quello viennese, fulcro dell’arte mitteleuropea, su cui si sono alternati tra i più noti e significativi esponenti delle avanguardie dell’arte nostrana: dal Gruppo Forma 1 alla Pop Art, passando per le curve estroflesse di Enrico Castellani e le violente pennellate di Emilio Vedova. Più di venti artisti italiani il cui peso è stato determinante per raggiungere l’incoraggiante risultato finale. Non sono mancati naturalmente i top lot internazionali come Warhol, Hartung, Mathieu e Tàpies, ma la vera protagonista della sessione è stata l’arte contemporanea tricolore.

Enrico Castellani, Superficie Bianca (1985). Courtesy of Dorotheum
Enrico Castellani, Superficie Bianca (1985). Courtesy of Dorotheum

L’INTERESSE DEL MERCATO PER GLI ARTISTI ITALIANI

Del Gruppo Forma 1 sono state soddisfacenti le performance di diverse opere. In particolare, Labirinto negativo (1955) di Carla Accardi è volato oltre il doppio della stima bassa, trovando un nuovo proprietario per € 153.000 e stesso copione anche per Viola scuro di più recente realizzazione (1989), che da € 24.000 è passato di mano per oltre 66 mila euro. Anche le forme immateriali di Piero Dorazio hanno conquistato la sala. L’opera From now on (1965) è finita ad un nuovo proprietario sopra la stima alta per € 128.000 e, sempre in orbita Forma 1, ha ricevuto attenzione Achille Perilli, presente con due opere entrambe vendute sopra la stima alta, mentre Giuseppe Capogrossi con la sua intensa Domenica d’estate-Superficie 10 (1953) ha raggiunto € 178.000. Cambiando avanguardia ma rimanendo sempre in Italia, la Superficie Bianca (1985) estroflessa di Enrico Castellani è passata di mano per oltre 215 mila euro, avvicinandosi più alla stima alta che alla bassa, mentre sul versante Pop Art il monocromo blu Milano di Mario Schifano, della metà degli anni ’70, ha superato quota 74 mila euro, oltre il doppio della stima bassa, ma un risultato comunque contenuto se paragonato al lavoro di simile fattura aggiudicato per un milione di euro lo scorso aprile 2022 a Milano da Sotheby’s. Emilio Vedova, di casa nelle aste viennesi di Dorotheum e molto apprezzato dagli offerenti locali, ha ottenuto, anche questa volta, ottimi risultati, soprattutto con la museale Immagine del tempo ‘57–3, T (1957), che è volata sopra i 200 mila euro.

Andy Warhol, Man Ray (1974). Courtesy of Dorotheum
Andy Warhol, Man Ray (1974). Courtesy of Dorotheum

IL RITRATTO DI MAN RAY DI ANDY WARHOL E GLI ALTRI TOP LOT INTERNAZIONALI

Il fotografo surrealista Man Ray era uno degli artisti preferiti da Andy Warhol. Una grande ammirazione che ha portato l’artista americano a dedicargli, nel 1974, una delle sue celebri serigrafie. L’intimo ritratto Man Ray di Warhol ha ricevuto a Vienna un corale consenso dagli offerenti con una serie di rilanci che si sono alternati fino ad arrivare all’’aggiudicazione finale di € 753.000, comprese le commissioni. Il nucleo di opere di Hans Hartung, che può essere senza dubbio definito un established contemporary dato il suo florido mercato internazionale, ha riscontrato il favore della sala e non solo, visto che lo splendido T1982-R19 (1982) ha animato una vera e propria battaglia tra ben venti telefoni, in una contesa che ha fatto lievitare la stima bassa di € 70.000 a € 365.500 di aggiudicazione.
Molto favore hanno avuto le opere di Georges Mathieu, pure sulla cresta dell’onda di recente, mentre la materica Snake in a square (1991) di Antoni Tàpies ha trovato un nuovo proprietario per 315 mila euro, superando ampiamente la stima alta.

Aboudia, Deux amis noutchi (2018). Courtesy of Dorotheum
Aboudia, Deux amis noutchi (2018). Courtesy of Dorotheum

L’ARTE AFRICANA DA DOROTHEUM

Non solo occidente, anche l’arte africana è stata protagonista della sessione con l’opera Deux amis noutchi (2018) dell’artista ivoriano Aboudia, classe 1983, che ha polverizzato la stima di partenza per trovare un nuovo proprietario per oltre €240.000, a riprova del crescente interesse del mercato, anche centro-europeo, per le nuove e vibranti tensioni pittoriche del continente.

– Antonio Mirabelli

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Antonio Mirabelli
Antonio Mirabelli si è laureato in giurisprudenza presso la Luiss Guido Carli di Roma e nello stesso ateneo ha frequentato la Scuola di Specializzazione per un biennio. Avvocato e appassionato di arte, matura esperienza nel campo del Wealth management come consulente nella pianificazione patrimoniale e curando la gestione di prestigiose collezioni private. A Milano frequenta il Master in Arts Management presso l’Università Cattolica di Milano, dove affina le doti manageriali. Elabora progetti per l’implementazione dell’offerta culturale di soggetti pubblici e privati, si occupa di CSR (Corporate Social Responsibility) e lavora come Art Advisor.